Jazz Agenda

Changes: il nuovo album del Claudio Leone Trio “Una riflessione in musica sui cambiamenti”

Un progetto dal sound originale, aperto a qualsiasi forma di cambiamento e capace di assimilare le nuove tendenze del jazz contemporaneo. Si presenta così Changes, disco che porta la firma di Claudio Leone pubblicato nel settembre 2016 dall’etichetta Emme Record Label. Completano questa formazione Francesco Merenda alla batteria e Stefano Battaglia al contrabbasso. Claudio in persona ci ha spiegato nei dettagli la vera essenza di questo disco dal sapore moderno che fa del cambiamento il suo punto cardine espressivo.

Changes – ci spiega Claudio - è una riflessione in musica sui cambiamenti che attraversano l'esistenza di ognuno di noi. La musica riflette l'evoluzione di vita di ciascun musicista. Tra un album e il successivo scopriamo nuove influenze, studiamo, ci documentiamo, miglioriamo la conoscenza del nostro strumento, collaboriamo con altri musicisti, componiamo nuova musica, fissiamo degli obiettivi più ambiziosi. Eppure prima di un live o di una registrazione ci è richiesta la stessa identica cosa, indipendentemente dal livello di esperienza: dobbiamo buttare a mare ciò che abbiamo imparato e lasciare che sia la musica a suonare attraverso noi. E' allo stesso tempo una sfida terribile e qualcosa di estremamente gratificante, quando realmente avviene. In un certo senso, allora, ogni album è diverso dal precedente ma uguale a tutti gli altri: più le cose cambiano, più tendono a rimanere le stesse.

Come in ogni progetto musicale che si rispetti c’è sempre un inizio o un punto di partenza. A proposito Claudio ci racconta anche come ha cominciato la sua esperienza con gli altri due componenti del trio, ovvero Stefano Battaglia e Francesco Merenda:

Ho iniziato a suonare in trio con Stefano e Francesco esattamente tre anni fa - prosegue Claudio - quando fummo chiamati a partecipare ad un festival jazz di Roma. Bastarono un paio di prove per capire che il progetto aveva qualcosa di speciale: i brani che avevo scritto fino a quel momento per altre formazioni assumevano una dimensione del tutto nuova. Insieme eravamo disposti a prendere molti rischi, il che rendeva la musica imprevedibile e sempre fresca. Da allora iniziai a concentrare sempre più energie su questo progetto: scrivevo una nuova composizione o un nuovo arrangiamento ogni volta che ci incontravamo e ben presto il repertorio di brani specificamente concepiti per questo trio divenne consistente. Fummo chiamati a suonare in diversi festival e di volta in volta a la musica acquistava sempre più slancio ed energia. Ricordo perfettamente il momento in cui pensai che la musica era matura per essere registrata e documentata con un album. Avevamo appena concluso un breve ma intenso tour alla fine della scorsa estate, culminato con la partecipazione alla rassegna "The art of the trio", all'interno del festival jazz di Maratea. Riascoltando la registrazione del live notai come ormai eravamo in grado di seguirci a vicenda con grande facilità perché ci conoscevamo molto bene musicalmente. Bastava l'intuizione di uno dei tre per portare estemporaneamente la musica verso una direzione inaspettata, mai seguita prima.”

Come spesso accade il disco rappresenta l’apice di un percorso e allo stesso tempo un punto di partenza. Dopo tanto tempo trascorso insieme, dunque, e soprattutto dopo tante esperienze, una riflessione su questo preciso momento ci è sembrata d’obbligo. A proposito Claudio prosegue dicendo che la nascita di Changes:

“È allo stesso tempo un punto d'arrivo, il risultato finale di un processo iniziato tre anni fa, e un nuovo punto di partenza. Dopo tre anni e diverse decine di concerti insieme, sentivamo di aver raggiunto un'unita stilistica riconoscibile specie dal punto di vista timbrico e ritmico. Era dunque giusto documentare in studio questa precisa fase del nostro sound e del nostro modo si suonare insieme. Ci aspettiamo comunque che, portando questo progetto in tour, l'album funga da trampolino di lancio verso un'ulteriore evoluzione: questo perché ciascuna composizione per un jazzista rappresenta un campo pressoché illimitato di possibilità creative ed è impossibile, anche volendo, suonare due volte allo stesso modo uno stesso brano.”

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