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Enrico Quaranta ed il nuovo disco The King is Returning: “Il jazz che si libera dagli schemi”

Un progetto multiforme, dove il jazz si sposa con il funky grazie ad un groove incalzante e ad una cantabilità innata. Sono queste le prime riflessioni che ci sono venute in mente dopo aver ascoltato il primo lavoro da studio del batterista partenopeo Enrico Quaranta intitolato “The King is Returning”. Un disco in cui convivono alla perfezione diversi linguaggi e che mette in comunicazione due mondi jazzistici diversi ma complementari come quello italiano-partenopeo e quello americano. Non a caso hanno partecipato alle registrazioni musicisti d’eccezione quali James Senese e Jeremy Pelt che hanno arricchito un disco interessante e pieno di suoni moderni. Enrico Quaranta in persona ci ha raccontato gli aspetti fondamentali di questo progetto:   

Possiamo riassumere - ci spiega - l’essenza di questo progetto in due aspetti fondamentali che sono due lati della stessa medaglia: da un lato The King is Returning è un messaggio biblico, dall’altro racchiude un aspetto strettamente legato alla musica. L’elemento che accomuna questi due aspetti è quello della liberazione. Il disco, infatti, rappresenta per me una verità (alla quale si è liberi di credere o meno) e un messaggio, in cui il Re sta tornando a salvare i suoi fedeli, che trasmette una grande positività. Allo stesso modo alla liberazione si accomuna anche all’aspetto musicale che rimanda ad un jazz che si libera dagli schemi e dall’omologazione. Una caratteristica fondamentale visto che in Italia c’è la tendenza di essere succubi delle mode del momento, mentre come diceva Duke Ellington bisogna fare una distinzione tra la musica buona e l’altro genere. Il concetto importante per me è che il jazz deve essere lasciato libero di volare come un’aquila reale e che non deve essere chiuso in gabbia come un pollo. Per questo la musica che voglio esprimere vuole essere libera, fuori dagli schemi e non per forza ancorata al jazz tradizionale molto spesso legato al sound tradizionale che parte dal bebop. Avendo vissuto a New York, infatti, ho visto un jazz ampliato e ho avuto tante risposte positive che mi hanno fatto capire di essere connesso con la realtà. Il jazz che ho assaporato da quelle parti si libera dagli schemi, dalla moda proponendosi con una semplice ed umile personalità

Un disco dal sapore internazionale che assorbe in sé diversi linguaggi: Qual è stato, dunque, il percorso che ha portato alla nascita del disco? A quanto pare un viaggio avvenuto nel 2016 è stata la molla scatenante che ha portato alla nascita di “The King is Returning”

Il percorso che ha portato alla nascita del disco - prosegue Enrico Quaranta - è nato prima nel mio cuore, anche se l’ultimo viaggio in America è stato illuminante e mi ha dato delle risposte concrete. Lo scorso anno, nel 2016, sono stato a New York per alcuni mesi e grazie ad un amico ho conosciuto il gestore di un locale di Manhattan, lo Smoke Jazz Club. Ho saputo pertanto che ogni lunedì si faceva una jam session e dal momento che ci sono andato tutte le volte che potevo, ho avuto la possibilità di approcciarmi con molti musicisti. In questo contesto ho conosciuto Jeremy Pelt, Freddy Hendrix e tanti altri artisti con cui sono ancora in contatto. Durante la settimana, invece, ho gironzolato per New York, ho curiosato per locali dove prendevano piede concerti strumentali e ho cominciato a capire quello che realmente accadeva in quella città. Insomma, ho ricevuto le risposte che speravo e una volta tornato in Italia ho cominciato a realizzare l’idea di poter registrare i primi brani, in alcuni dei quali ho richiesto proprio la collaborazione di Jeremy Pelt. Da questo momento in poi sono andato avanti fino alla fine della registrazione.”

Cosa rappresenta a questo punto il disco per Enrico Quaranta? A proposito il musicista partenopeo sembra avere le idee chiare:

“The King is Returnig – conclude Enrico Quaranta - rappresenta senza dubbio un seme. Come dicevo è un progetto che vuole uscire dagli schemi e da tutto quello che il pubblico si aspetta dal jazz in Italia. Oggigiorno va meglio rispetto ad alcuni anni fa, ma come dicevo poc’anzi c’è ancora molta gente ingabbiata che rimane legata a quel modello del jazz tradizionale. Oltre a questo il disco vuole incarnare anche un messaggio di positività e di amore visto che ultimamente l’umanità intera sembra aver perso questa bellezza e questa verità. Questo seme, dunque, potrebbe essere utile anche a sensibilizzare le persone per far sì che si rendano conto che le ansie e le preoccupazioni per le quali ci danniamo ogni giorno sono spesso futili. Ultimamente la gente è andata a finire in questo turbinio di energia materiale al punto di dimenticarsi che esistono cose belle e meravigliose che fanno bene all’anima. Del resto quando ricevi questa meravigliosa verità che è l’amore di Dio tutto diventa più semplice e le difficoltà sembrano scomparire. Per questo motivo disco che The King is Returning rappresenta senza dubbio un seme di speranza che grazie a questo messaggio può aiutarci a vivere meglio!”

 

 

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