Jazz Agenda

Gli Slightly Out raccontano Dear Mr. Silver: un tributo ad uno dei maestri dell’Hard Bop 

 

Un tributo ad uno dei più grandi maestri della storia del jazz che ha lasciato una traccia indelebile nella storia della musica. Si presenta così Dear Mr. Silver, disco che porta la firma degli Slightly Out pubblicato nel marzo del 2016 dall’etichetta Emme Record Label. Compongono questo quintetto Francesco Giustini alla tromba e flicorno, Benedetto Burchini al sax tenore, Enrico Orlando al pianoforte, Nicola Ferri al contrabbasso e Andrea Croci alla batteria. Francesco e Benedetto raccontano a Jazz Agenda la nascita e lo sviluppo di questa avventura.

Horace Silver è senza dubbio una figura importante per la storia del jazz e della musica in generale. Per prima cosa volevo chiedervi perché avete scelto di confrontarvi con questo grande artista?

BB: “Gli Slightly Out sono un quintetto hard bop e come tale nella scelta del repertorio da ormai più di 4 anni si è trovato a confrontarsi anche con le composizioni di Horace Silver che rimane ancora oggi uno dei compositori più raffinati e completi di quel periodo. Molte delle sue composizioni sono arrangiate per due fiati o tre fiati, ci sono background, special... e' stato amore a prima vista! Mentre aumentava il numero delle sue composizioni nel nostro repertorio, Horace Silver è scomparso e così e' stato quasi naturale creare un repertorio interamente di sue composizioni, e poco dopo e' nata la voglia di incidere il nostro primo disco.” 

Parliamo adesso del disco “Dear Mr. Silver”. Come avete interpretato i brani di Horace Silver e quali sono gli elementi innovativi che possiamo trovare?

BB:Alcuni brani presentano arrangiamenti fedeli alle esecuzioni del quintetto di Silver, altri mostrano l'identità degli Slightly Out, lasciando spazio ad introduzioni solistiche, e parti di arrangiamenti appositamente composte da noi. Abbiamo anche deciso di inserire nella tracklist un paio di brani completamente rimaneggiati e riarrangiati da noi, come Summer In Central Park e The Precher. Inoltre sono presenti due composizioni originali di Francesco che esaltano al meglio le nostre qualità.” 

FG:Alcuni di questi brani sono difficili da interpretare, proprio perché non lasciano molta libertà all'esecutore. Voglio dire che richiedono spesso l'uso di un linguaggio "in stile", dal quale non ci si può allontanare troppo senza risultare incoerenti o inadeguati. Quindi lo sforzo di interpretazione è stato soprattutto un gioco di equilibri, tra la matrice swing e la spinta moderna che volevamo dare al disco. Ci siamo anche chiesti: come avrebbe portato avanti un tributo ad Horace Silver un quintetto contemporaneo come quello, ad esempio, di Roy Hargrove? Ed ecco che abbiamo cercato di dare personalità ai brani, mantenendo comunque un forte contatto con il materiale compositivo di partenza. A ciò, abbiamo pensato di aggiungere due brani originali, per dare ancor più spazio alla nostra natura musicale. Tra questi c'è la ballad dedicata ad Horace che dà il titolo al disco.” 

Ascoltando i brani del disco è inevitabile fare un parallelismo con il jazz del passato. Cosa vi affascina del jazz degli anni ’50 e del periodo caldo dell’Hard Bop?

BB:L'Hard Bop rappresenta un periodo fantastico, forse non è stato un momento di cambiamenti stilistici netti come per altri periodi del jazz, ma sicuramente resta un mood ed un modo di suonare estremamente attuale. Questo lo abbiamo vissuto direttamente durante le serate live nei club, a fine serata molte persone hanno ancora in testa la melodia dei brani che abbiamo suonato, ti raggiungono sul palco e ti cantano il tema, quindi dopo 60 anni e' ancora una musica fresca e con un suo 'appeal' unico.”

Secondo voi quale è l’eredità che ci hanno lasciato i musicisti di quell’epoca?

FG: “Direi soprattutto il senso dello swing, non inteso come genere, ovviamente, ma come modo di suonare. E poi... una quantità incredibile di capolavori da studiare e suonare, dischi su dischi, assoli indimenticabili, insomma un vero tesoro inesauribile per chi ama il jazz!"

Facciamo anche un parallelismo con il presente. Sono molte le formazioni che in questo periodo sperimentano nuove sonorità e nuovi territori. In questo contesto perché avete deciso un approccio ad un jazz che potremmo definire più tradizionale?

FG:Ho sempre ritenuto la musica prima di tutto un piacere e noi 5 abbiamo trovato subito il giusto feeling con i brani di Horace Silver, ci divertiamo un sacco quando li suoniamo e il pubblico lo sente. Il jazz è una musica che ha sempre sperimentato e credo che sia giusto così, ma allo stesso tempo tutti i grandi jazzisti si sono sempre confrontati con la tradizione e credo che sia giusto anche questo. Sono due facce della stessa medaglia. In sintesi: chi non è aperto all'innovazione non ha capito l'essenza del jazz, tanto quanto chi snobba la tradizione e la ritiene ‘roba vecchia’”

Può una musica come l’Hard Bop essere considerata attuale in questo periodo storico?

FG:Dipende cosa si intende per attuale. Se vuoi dire "alla moda", no. L'hard bop non è decisamente di moda, almeno qui da noi. Ma io credo che la musica sia attuale quando riesce a comunicare qualcosa al pubblico, quando trasmette emozioni e, dopo un concerto, fa tornare a casa l'ascoltatore con la voglia di averne ancora, di comprare un disco, di approfondire un artista. In questo senso l'hard bop è molto attuale, poiché riesce ad "agganciare" il pubblico con la melodia, con il blues e con lo swing. Questi sono territori comuni, dove l'ascoltatore si riconosce e si orienta, poi all'interno di questo spazio puoi metterci dentro tutte le sonorità e le spinte moderne che vuoi, senza che risultino fini a se stesse. Mi viene in mente ancora Roy Hargrove, ma anche Tom Harrell o, per citare un italiano che ha lasciato un grande vuoto umano e artistico, Marco Tamburini.”

Un’ultima domanda di rito, programmi per il futuro: cosa bolle in pentola e quali saranno i prossimi appuntamenti live?

BB: “Abbiamo appena presentato il disco al Sonar e al Velvet Underground, due dei club più importanti della Toscana e stiamo preparando una serie di concerti estivi. Nel frattempo siamo di nuovo al lavoro con il repertorio, alle prese con altri brani originali e nuovi arrangiamenti.”

 

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