Jazz Agenda

Alberto La Neve racconta Night Windows: “Penso alla musica come qualcosa di introspettivo”

Pubblicato dall’etichetta indipendente Manitù Records, Night Windows è il nuovo album del sassofonista e compositore Alberto La Neve. Un disco sperimentale che si discosta da una catalogazione precisa che rappresenta, secondo noi, l’evoluzione di un percorso artistico e musicale cominciato diverso tempo fa. Alberto La Neve ci ha raccontato questo progetto.

Ciao Alberto e ben trovato: partiamo subito dal titolo suggestivo che hai dato a questa tua opera che trae spunto dalle opere del pittore Edward Hopper: ce ne vuoi spiegare il significato?

Ciao Carlo, ben trovato. Prima di tutto grazie per lo spazio dedicatomi. Sono felice di poter parlare di questo mio nuovo lavoro discografico. Le otto composizioni contenute nell’album traggono ispirazione da alcuni dipinti del pittore statunitense Edward Hopper. “Night Windows” oltre ad essere la Title Track, nonché il titolo di un suo quadro, rappresenta l’essenza dell’intero disco. Ogni composizione vuole essere una finestra notturna dalla quale poter osservare il mio mondo interiore.

 

Ci vuoi raccontare dunque come questo pittore ha ispirato le musiche di questo disco?

Ho scoperto questo pittore qualche anno fa attraverso uno dei suoi più famosi dipinti: “Nighthawks”. Questo quadro mi ha letteralmente rapito. Le leggere sfumature descritte attraverso i tenui colori di un’America del ‘900 mi hanno catapultato emotivamente nell’epoca del jazz che da sempre ho immaginato. Le sensazioni scaturite hanno generato una curiosità tale da approfondire Edward Hopper e ispirarmi ad alcuni suoi dipinti per delle nuove composizioni.

Più di due anni fa ti avevo fatto la stessa domanda, ma a distanza di un po’ di tempo, con un disco forse più maturo e nitido ti faccio la stessa domanda: quali sono le potenzialità e gli orizzonti che si possono esplorare con il sax solo?

Credo fermamente che le potenzialità di un qualsiasi strumento musicale siano infinite.

L’infinito è generato dalle sfumature che possono differenziare ogni suono o rumore. Così come nell’orizzonte, anche nella musica le venature che riesci a cogliere possono essere sempre differenti e rappresentare un nuovo punto di partenza.

 

Abbiamo notato che in questo disco utilizzi sax soprano e tenore: c’è uno strumento fra i due che preferisci oppure usati al punto giusto sono entrambi due strumenti che per te hanno lo stesso potenziale espressivo?

Sax tenore e sax soprano hanno delle caratteristiche differenti. Credo che, usati nel momento giusto, entrambi abbiano delle potenzialità espressive al servizio della musica.

In uno dei brani Room in Brooklyn, ha collaborato ancora la vocalist Fabiana Dota: come nasce questa collaborazione?

Fabiana ha una versatilità vocale e un’espressività non indifferente. Riesce a trasformare perfettamente in musica ciò che il mio pensiero trasforma in note. Non sempre l’interpretazione affidata ad altri musicisti rispecchia l’idea compositiva. Con Fabiana invece ho avuto sempre una perfetta sintonia e ormai da diversi anni collaboriamo nel rispetto assoluto di ciò che la musica stessa chiede.

Se dovessimo paragonare questo disco a quello uscito un paio di anni fa quali sono secondo te le differenze?

Questo disco è stato pensato per essere più sobrio, a volte minimalista, tenue in alcuni momenti e aggressivo in altri, ma sempre mantenendo una compattezza musicale in linea con la fonte d’ispirazione differente rispetto al passato.

E soprattutto cosa è cambiato in te in questi due anni?

Probabilmente più passa il tempo e più penso alla musica come qualcosa di estremamente introspettivo, mettendo in risalto sempre più il concetto stesso di suono.

Chiudiamo con una proiezione verso il futuro: Ti abbiamo spesso intervistato in progetti minimali dove il tuo sassofono è autosufficiente: per il futuro stai pensando anche ad un disco con una band?

Assolutamente si. Suonare “in solo” si muove parallelamente con altri progetti condivisi. In autunno uscirà un nuovo album concepito insieme al chitarrista Francesco Mascio e ispirato al nostro Mar Mediterraneo. Avrà come ospiti musicisti di altre nazionalità in un progetto comune di “musica” pensata come unione introspettiva di culture differenti.

 

 

 

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