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Rio racconta il nuovo disco State of Mind: “un disco interamente dedicato all’Amore”

Un disco interamente dedicato all’amore, inteso come unica medicina per curare tutti i mali. Si presenta così State of Mind, ultimo disco di Maurizio De Franchis, in arte Rio, registrato nel 2019 con 11 tracce interamente scritte e arrangiate dall’artista. Un progetto che racchiude diversi stili: dal blues al rock, passando anche per il prog: ne abbiamo parlato direttamente con Rio.  

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Ci sono momenti nella vita in cui sai esattamente quello che devi fare, forse perché si è particolarmente ispirati ma non credo sia solo questo il motivo. Una serie di contingenze favorevoli hanno reso possibile la realizzazione di questo disco nato, credo, sotto una buona stella. L’intero album è dedicato all’amore nel senso generale del termine, anche se in un brano sono coinvolto direttamente con la persona a cui l’ho dedicata.

Raccontaci adesso la tua storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

È cominciato tutto nel 2019 quando incontrai Gino D’Ignazio, grande musicista, al quale spiegai cosa avevo in mente di fare. Così, dopo aver scambiato con lui alcuni punti di vista inerenti al progetto, decisi di affidargli la produzione artistica. Avevo già sei brani completi, gli altri 4 in ordine di tempo sono venuti durante la lavorazione del disco e sono: Loving you is a bad affair, Your eyes, Don’t stop the rhithym e if you let me say. Durante la lavorazione dell’album ho voluto fortemente la collaborazione di grandi musicisti tra cui Sergio Orso, grandissimo organista residente a Miami. Aurelio De Stefanis, chitarrista di livello internazionale. Le batterie, invece, sono state registrate da Giancarlo Ippolito e Sergio Di Natale, due musicisti fantastici e di grande esperienza e Vincenzo Boemia, chitarrista eclettico. I cori sono stati eseguiti da due talentuosissime cantanti, Alessandra Cicceriello e Martina Doni.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

Per me non è né un punto di arrivo né di partenza e, volendo usare una metafora, è un viaggio iniziato molti anni fa in cui il cammino è stato fluido e veloce ma in altri momenti lento e seguito da pause interminabili. Il passato prima o poi ti trova e bussa alla tua porta, cosi, inevitabilmente ti trascina con se e quel viaggio che credevi si fosse interrotto per sempre, semplicemente riprende il cammino.

Se parliamo dei tuoi riferimenti musicali cosa ti viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

I miei riferimenti musicali sono sempre stati la black music e gli artisti che la rappresentano: Stevie Wonder, Donny Hathaway, Marvin Gaye, etc

Come vedi il tuo progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla tua musica?

Io non guardo mai al futuro, perché ciò che immagino e desidero è un riflesso delle mie aspettative non di quello che realmente accadrà. Ma come ognuno di noi che ha un sogno nel cassetto, spero anche io che ciò che immagino e desidero possa avverarsi.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere (Covid permettendo) o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Al momento non ho concerti in programma per le ragioni che hai citato. Per ciò che riguarda nuove registrazioni ho altri progetti che sto ipotizzando ma è ancora troppo presto per concretizzarli dal momento che ho State of Mind in uscita che necessita di tutto il mio impegno e concentrazione.

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