Jazz Agenda

Marco Postacchini racconta Old stuff new box: “un laboratorio per diverse tipologie di scrittura”

Si intitola Old stuff new box il nuovo album del sassofonista Marco Postacchini, pubblicato dall’etichetta Notami. Un progetto in ottetto in cui il jazz si sposa a sonorità latine ed aperture pop e in cui spicca la presenza di due grandi nomi del jazz quali il chitarrista Fabio Zeppetella e la vocalist Ada Montellanico. Marco Postacchini ha raccontato a Jazz Agenda questa avventura nuova:

“Marco Postacchini Octet nasce nel 2009 in base all’esigenza di avere a disposizione una sorta di laboratorio all’interno del quale poter sperimentare diverse tipologie di scrittura e arrangiamento concepite come operazione di elaborazione di composizioni proprie e non. La formazione dell’ottetto, composto dai 5 fiati supportati dai tre strumenti della sezione ritmica (anche se per questi ultimi non vale assolutamente il ruolo di “subalterni”) sembrava la palestra migliore per poter lavorare su composizioni relativamente diverse sia per natura stilistica che per genere. La matrice del materiale prodotto è stata sempre di natura jazzistica, ma la musica nata al suo interno ha sempre volutamente attinto da stili musicali differenti tra loro. Tutto ciò che in qualche modo poteva essere elaborato per un organico come questo, è stato trasformato in qualcosa di nuovo e personale. Lo swing ha spesso lasciato il posto a contaminazioni piuttosto interessanti con il rock, il funk, il pop e soprattutto con la musica latinoamericana, i cui tratti stilistici costituiscono spesso l’impianto compositivo di molti brani (in parte o per intero). Con i cinque fiati e la sezione ritmica utilizzata più dinamicamente possibile ho avuto la possibilità di spaziare il più possibile all’interno dei generi e delle forme compositive”.

Un lavoro che rappresenta la normale prosecuzione di un percorso già intrapreso in precedenza. A proposito Postacchini prosegue dicendo che:

“Old stuff, new box” costituisce la naturale e spontanea prosecuzione del lavoro svolto nei precedenti due album. Il fil rouge che accomuna i tre dischi è ovviamente la scrittura per piccolo gruppo che nella storia del Jazz gode di numerosissimi e prestigiosissimi esempi. Oltre a questo però, sono presenti tra gli altri almeno due aspetti molto importanti, che il lavoro di scrittura ha sempre cercato di tenere in considerazione. Da un lato, come già affermato, c’è il continuo riferimento stilistico a generi apparentemente lontani dal jazz in senso stretto ma che forniscono a mio avviso una serie spunti che ben si adattano alla sonorità di una formazione come questa. Dall’altro è presente la costante ricerca di una chiave di elaborazione delle singole composizioni che allontanasse gli arrangiamenti da schemi prefissati e di natura didascalica. Contrariamente a ciò che l’accademismo spesso suggerisce, quasi mai è stato fatto un lavoro d’impostazione preliminare dello sviluppo del brano. Non è stata negligenza o pigrizia, ma l’intento è stato sempre quello di andare oltre l’esposizione dell’idea tematica principale e procedere facendo in modo che la musica stessa suggerisse di volta in volta la direzione da seguire. Molto spesso il materiale iniziale si perde per strada, al fine di trasformarsi in nuove idee che, seppur stilisticamente compatibili col punto di partenza, spesso se ne allontana senza più tornarci.”

Un disco che rappresenta anche un vero e proprio omaggio al lavoro dell’arrangiatore. A proposito Postacchini conclude dicendo che:

Il titolo dell’album “Old stuff, new box” ammicca con estrema umiltà al titolo dell’album di Gil Evans del 1958 “New bottle, old wine”. Il senso del gioco di parole fa riferimento al significato più essenziale del lavoro dell’arrangiatore che molto spesso mira a dare una nuova veste a materiale compositivo relativamente più semplice rispetto al risultato finale che si vuole ottenere. Il fatto che il procedimento di elaborazione si concentri su musica propria o di altri, poco importa. Non è un caso che nel disco sono presenti esattamente cinque mie composizioni, e cinque brani, la cui idea di base è stata partorita da altri musicisti. I due ospiti coinvolti nella registrazione, Fabio Zeppetella alla chitarra e Ada Montellanico alla voce, oltre ad aver dato un preziosissimo apporto come performer, mi hanno concesso la possibilità di utilizzare rispettivamente due loro composizioni, fornendomi l’occasione di cercare un chiave che le inserisse con continuità all’interno di un disco concepito in maniera più organica possibile. “Old stuff, new box” rappresenta quindi un modesto omaggio al lavoro dell’arrangiatore, ma al tempo stesso alla tradizione della “piccola” formazione (l’ottetto mi è sempre sembrato come l’organico più adatto per questo tipo di scrittura), con la volontà di elevarla ad un livello di complessità più alta che aspiri ai meccanismi compositivi della scrittura per Big Band.”

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