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Settembre è il nuovo singolo di Elga Paoli: un brano dedicato all’autunno e alla riflessione

Pubblicato dall’etichetta Koiné by Dodicilune il 24 novembre 2020, Settembre l’ultimo singolo della cantautrice e compositrice Elga Paoli. Un brano malinconico, elegante dove jazz e cantautorato si incontrano in una perfetta alchimia di suono e parole. La formazione è completata da Andrea Colella (contrabbasso), Alessandro Marzi (batteria), Silvia Lanciotti (violino), Francesco Marquez (violoncello). Ecco cosa Elga Paoli ha raccontato a Jazz Agenda in merito a questa nuova avventura.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del tuo nuovo singolo intitolato Settembre: ti va di presentarlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Volentieri: era un po’ di tempo che sentivo di scrivere qualcosa sul momento che precede l’autunno, in cui ogni cosa è ancora sospesa, momento particolarmente adatto per riflettere, raccoglierci in noi stessi, come se fosse un nuovo inizio. Ho cominciato a lavorarci l’anno scorso, sempre alla fine dell’estate e poi quest’anno, quando sono tornata nella mia casa, al mio pianoforte e cercavo dentro di me un suono che mi riconducesse al mio nucleo essenziale. Poi ho trovato questa frase strumentale che ho usato nell’introduzione che mi ha dato una forte Spinta di ispirazione, frase che ho affidato poi agli archi e che è divenuta, credo, la caratteristica del brano

Un brano che con un testo evocativo e anche un po’ malinconico. Ci vuoi raccontare di cosa parla?

Settembre, come dicevo, è il tempo della riflessione e del ritorno a se stessi, ma è anche una metafora: nel brano ho paragonato le foglie di settembre, che fino alla fine imprigionano tutta la bellezza e i loro colori. In questo modo sembrano celebrarla come monito e come invito a seguire il loro esempio, valorizzando tutti i giorni fino all’ultimo e conservando in noi tutta la bellezza che ci ha attraversato pur tenendo presente che siamo in balia di un colpo di vento. Quest brano si ispira in parte a Pessoa che dedica alcune pagine al tema dell’autunno ed al momento che lo precede in cui niente è ancora morto ma ogni cosa, come in un sorriso ancora assente, si trasforma in nostalgia della vita.

Le musiche che componi sono, a nostro avviso, una via di mezzo tra jazz e cantautorato. Tu sei d’accordo con questa espressione?

In parte è così. Io sono stata uno dei primi musicisti italiani a "giocare" con la lingua italiana applicata a temi jazzistici che non siano di impianto cantautorale ma piuttosto improvvisativo. Specialmente all’inizio ero una ragazzina quando già componevo arditi brani in 5/4 e 7/4 accompagnata da musicisti come Roberto Gatto, Maurizio Giammarco, Danilo Rea e Michele Ascolese. All’epoca, però, non andava di moda e il primo album fu molto "contenuto" e arrangiato in maniera decisamente pop. Tuttavia ho avuto molti consensi e mi ha dato la possibilità di partecipare al premio Tenco. In seguito ci furono Cammariere e Capossela che aprirono la strada. Tornando alla domanda si può senz’altro dire questo!

Settembre come dicevamo è un brano un po’ malinconico, come del resto lo è questo periodo per chi vive di musica e arte. Tu come hai vissuto e come vivi questa congiuntura?

Cerco di viverlo nel miglior modo possibile, suonando e componendo: mi ritengo abbastanza fortunata perché ho una casa. Indubbiamente questa insicurezza e senso di precarietà sono stati dei fattori determinanti che hanno contributo alla composizione del brano. Inoltre io sono anche una persona incline alla malinconica, intesa come fattore di nutrimento emotivo e preziosa fonte di ispirazione. Da giovane ero molto più estrema ed ero abbastanza autodistruttiva, adesso me ne guardo bene! Penso che in un individuo sano si modifichino negli anni le percezioni e ciò che ci sembra importante, le esigenze, gli interessi per fortuna siamo mutevoli, cangianti proprio come le foglie.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: visto che parliamo di un brano unico ci vuoi anticipare se uscirà qualcos’altro nei prossimi mesi?

In effetti questo brano va inteso quasi come un viatico, un’elegia, una prefazione all’album che seguirà, ispirato come accennavo ad alcune pagine del libro dell’inquietudine e ad alcune poesie di Pessoa. Posso già anticipare che la sezione di archi sarà presente in buona parte dei brani, che spaziano in “climi" inediti. Il jazz sarà presente, ma non "swingante”, ci saranno degli ospiti interessanti e illustri tra cui Umberto Vitiello, con il quale sto “trafficando" intorno ai brani, e la splendida Giovanna Famulari. Sarà un album sicuramente colorato perché la malinconia spesso è creativa e Ricca di fascino.

 

 

 

 

 

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