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Stefano Maimone racconta Chamber Music: “Il jazz che si intreccia con la musica classica”

Un disco in cui il jazz e la musica classica si intrecciano fra tradizione ed innovazione. Questa l’essenza di Chamber Music, disco che porta la firma di Stefano Maimone & Upset Strings uscito recentemente per l’etichetta Emme Record Label. La band è composta da Stefano Maimone al basso, Nicola Nieddu al violino, Sebastian Mannutza al violino, Francesca Fogli alla viola, Antonio Cortesi al violoncello, Enrico Smiderle alla batteria con la partecipazione speciale di Luigi Rinaldi al sax soprano (Havona) e Marianna Craca al flauto traverso in (Teen Town, Theme One).  Il leader di questa formazione ci ha raccontato questo progetto.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: Stefano, ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Buongiorno e grazie dell’interesse sul mio ultimo lavoro. “Chamber Music” si tratta di un album che vuole intrecciare il mondo della musica classica e quello del jazz. L’organico di base è formato da basso elettrico e batteria che si fonde con un classico quartetto d’archi quindi 2 violini, viola e violoncello. Nel disco è inoltre presente in alcune tracce il flauto traverso e il sax soprano.

Raccontaci adesso la storia di questo progetto: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Il progetto è nato principalmente da una mia esigenza nel voler approfondire la musica classica e gli strumenti ad arco. Utilizzando come pretesto la preparazione della mia laurea magistrale in musica jazz, ho iniziato uno studio su delle composizioni di Claude Debussy. Questo materiale è poi diventato l’oggetto della mia tesi e successivamente il punto di partenza da cui l’album ha preso forma.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

Sicuramente un disco per me rappresenta un modo per fissare quello che siamo in quel determinato periodo, ma anche un punto di partenza per tutto quello che verrà dopo

Se parliamo dei tuoi riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

Sono davvero un musicista che ascolta e suona tutta la musica dalla Classica al Jazz al Pop. Sicuramente per il basso elettrico voglio citare Janek Gwizdala bassista che apprezzo davvero molto, ma ovviamente anche Jaco Pastorius come sentirete nel disco; Altri riferimenti musicali indubbiamente importanti sono Claude Debussy, Erik Satiè, Charles Mingus, Paul Desmond ecc…

Come vedi il tuo progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Mi è piaciuto tantissimo lavorare con questo tipo di organico, che ti costringe ad arrangiare e scegliere ogni piccolo dettaglio. Nel futuro non troppo lontano vorrei registrare un nuovo disco e sicuramente portare in giro la mia musica il più possibile.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

In questo periodo dettato dal Covid ho portato avanti la produzione di nuovo materiale, ma anche nel registrare sto infatti ultimando un disco con “Float Music” e in cantiere uno con “Lost in the supermarket”. Con Upset Strings e il nostro album abbiamo in programma diverse date (covid permettendo) alcune con base a Bologna e alcune in tutta Italia.

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