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Sara Fortini racconta il nuovo progetto Songs: “Un disco intimo che racchiude brani diversi tra loro”

Pubblicato dall’etichetta Emme Record Label, Songs è il disco d’esordio del duo composto da Sara Fortini alla voce e Federico De Vittor al pianoforte. Un progetto intimo che mette al centro la melodia e rivisita l’armonia di alcuni brani famosi, alternandoli ad altri inediti. Sara Fortini ci ha raccontato come è nata questa avventura...

Per cominciare l’intervista ci volete raccontare come è cominciata questa collaborazione e come è nato questo progetto in duo?

È iniziato tutto suonando insieme in diversi contesti e situazioni, condividendo musica, idee e sensazioni abbiamo trovato una forte intesa, il resto poi è arrivato spontaneamente di conseguenza. Ad entrambi piaceva l’idea di strutturare un repertorio di ballads, di canzoni lente per cui fosse necessario chiedere all’ascoltatore ma anche all’esecutore il tempo di fermarsi ad ascoltare.

Songs è un disco intimo dove la melodia, a nostro avviso, è al centro di tutto: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

“Songs” è come avete già espresso nella domanda un disco intimo che racchiude brani diversi tra loro fra cui alcuni riarrangiamenti di canzoni molto conosciute all’interno del mondo del cantautorato italiano e non solo. Al suo interno ci sono brani scritti da entrambi come “Correnti più a sud”,“Serenade” e “Colors” ma ci sono anche brani di Lucio Dalla e Umberto Bindi come “Canzone” e “Arrivederci” un brano di Monk “Ugly Beauty” e due brani dei The Beatles “Across the Universe” e “Eleanor Rigby”.

È un disco eterogeneo che cerca di dar voce alle nostre influenze più grandi nel modo più sincero e personale possibile ma soprattutto è un disco sincero, di ogni brano abbiamo registrato solo una o due take e il lavoro di sovra incisione e post produzione è ridotto al minimo.

In questo progetto abbiamo notato un repertorio piuttosto variegato, con brani vostri e altri grandi successi italiani e internazionali. In base a quale criterio li avete scelti?

Quando si lavora ad un progetto discografico che ci mette nella situazione di essere sia interpreti che autori le cose si complicano e la scelta del repertorio può essere difficile. Noi abbiamo deciso di scegliere delle canzoni che segnano o hanno segnato dei momenti particolari nel nostro percorso sia artistico che personale.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

Soprattutto nella musica non esistono mai punti di arrivo ma solamente nuovi punti di partenza. Noi volevamo lasciare una fotografia che ritraesse chi siamo oggi e perché e l’abbiamo scattata con questo disco, un domani riascoltandolo saremo sicuramente diversi ma le nostre canzoni saranno ancora le stesse.

Parlando del duo piano e voce: quali sono secondo voi le potenzialità espressive di questa formazione?

Le possibilità espressive del duo pianoforte voce sono infinite, così come ogni strumento se esplorato profondamente offre continue scoperte. In questo disco le dinamiche diventano importantissime così come la capacità di trovare sfumature e colori nuovi per ogni brano, ci viene da dire che la fragilità e la forza di questo disco è proprio questa, saper trovare la giusta intenzione espressiva per ogni canzone nel modo più sincero e immediato possibile.

Chiudiamo con uno sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Stiamo continuando a comporre e a condividere musica. Nel prossimo futuro c’è l’idea di un disco che abbia un carattere più simile ad alcuni pezzi del disco come “Eleanor Rigby”, dove l’interpretazione si mescola anche ad un tipo di arrangiamento più strutturato e perché no, anche alla sperimentazione.  Ci stiamo preparando per i prossimi concerti inserendo anche altri brani trovando spunto anche da alcuni scritti di poeti più contemporanei, vi terremo aggiornati sulle prossime date.

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