Jazz Agenda

Lilac Dream Duo: ‘Searching For Nothing è un viaggio: ogni brano rappresenta uno stato d’animo’

Si intitola Searching for Nothing disco d’esordio del Lilac Dream Duo, composto da Martino Corso, pianoforte, e Silvia Remaggi, voce, recentemente pubblicato dall’etichetta Emme Record Label. Una band che ama esplorare tutte le potenzialità del jazz partendo da una formazione minimale che sperimenta e spazia tra diversi linguaggi. Ne parliamo a tu per tu con i membri di questa formazione.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Searching For Nothing è impostato come un viaggio, ogni brano rappresenta uno stato d’animo, una condizione esistenziale all’interno di un percorso di vita. Noi parliamo del percorso nella musica perché è il contesto che abbiamo scelto ma si può applicare a qualsiasi ambito, a qualsiasi vocazione ci venga a chiamare. Nel mondo odierno è difficile inseguire i propri i sogni ed il viaggio verso la realizzazione è pieno di sfumature e di dualità: cadute e traguardi, crisi e gioia, senso di inadeguatezza e sensazione di essere sulla strada giusta. Il punto focale però è proprio che la battaglia più difficile è quella con noi stessi: se quel sogno ci ha scelto non possiamo che abbandonarci a lui e realizzarlo.

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Ci siamo conosciuti in Conservatorio a Genova dove eravamo entrami studenti dei corsi accademici Jazz. Abbiamo avuto modo di conoscerci personalmente e musicalmente e di vederci evolvere e maturare e, quid in più, abbiamo potuto farlo insieme. Pensiamo che questo abbia fatto si che il progetto nascesse in maniera quasi naturale: abbiamo discusso per anni scambiandoci idee sulla musica e su cosa significhi dedicarsi a questa arte nei nostri tempi e sulla musica stessa. Incanalare tutto questo nel linguaggio in cui ci esprimiamo meglio è stata la naturale conseguenza.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

I confini spesso non sono netti. In un mondo dove tutto sembra essere standardizzato ed etichettabile non è facile legittimarsi a tirar fuori la propria voce. Per noi questo è stato sicuramente un punto di arrivo, trovare il coraggio di prendere parola, esprimendo le nostre idee in libertà senza preoccuparci di essere “giusti”. Ma allo stesso modo crediamo fortemente che nella musica non si “arrivi” mai: è la curiosità e il desiderio di sperimentazione il motore stesso, la linfa vitale del tutto. Rubando le vostre parole quindi Searching for Nothing è anche una fotografia di quello che siamo stati e, per il futuro, ci auguriamo continui ad accompagnarci cambiando ed evolvendo insieme a noi.

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

Certo, ne abbiamo entrambi e la nostra musica è forse un punto di incontro tra le nostre diverse influenze che ad un primo sguardo potrebbero anche risultare distanti. Da una parte l’amore per i grandi ensemble jazz di Martino e quindi per la musica molto strutturata, molto “scritta” come quella di Kenny Wheeler; dall’altra l’attrazione per la sperimentazione e l’improvvisazione totale di Silvia, innamorata della musica di William Parker ma anche della sua filosofia. Il tutto ha trovato per noi un naturale collegamento, grazie a percorsi ed influenze che solo la musica può essere in grado di disegnare: Maestri come Carla Bley, Norma Winstone, John Taylor, Fred Hersch e Jay Clayton ci insegnano come tutto sia collegato e, semplicemente, musica.

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Sicuramente il progetto più immediato e più importante è l’ampliamento del Lilac Dream Duo in Lilac Dream Quartet, con l’aggiunta di una splendida sezione ritmica composta da Giovanni Sanguineti al contrabbasso e Matteo Schillaci alla batteria. Quando si fa musica originale diventa difficile “aprirsi” ad altri ma è anche vero che la musica, ed il jazz in particolare, è fatta di scambio e di dialogo. Abbiamo cercato a lungo e con cura le persone giuste, con cui sentiamo un feeling umano e musicale per noi irrinunciabile.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

A fine maggio presenteremo per la prima volta il disco nella nostra città, Genova, più in particolare al Louisiana Jazz Club, un luogo al quale siamo molto affezionati. Un altro importante palco sarà sicuramente quello del Fara Jazz Festival ad Agosto. Per quanto riguarda altre registrazioni possiamo dire che sicuramente è nelle nostre intenzioni proseguire in questa esplorazione che abbiamo cominciato con Searching for Nothing ma sappiamo molto bene che la musica ha bisogno di tempo, per essere creata, per essere ascoltata, per essere compresa r noi intendiamo far fluire liberamente le idee, finché non sarà il momento di dar loro voce.

 

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