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Stefano Lenzi racconta la genesi del nuovo disco “Somiglianze”

Incontriamo Stefano Lenzi, cantante, compositore e produttore romano. Protagonista dallo scorso settembre della scena discografica italiana con l’album “Somiglianze”, primo lavoro del suo Stefano Lenzi Quintet, prodotto da M.i.l.k.. Nella sua formazione, il Berklee College of Music di Boston ed il Conservatorio di S. Cecilia a Roma. Tra le collaborazioni, Maria Pia De Vito, Paolo Damiani, Renaud Barbier, Livio Magnini (Bluvertigo) e Giorgia.

Parliamo anzitutto di te: hai un percorso musicale che abbraccia diversi generi…

“Si, già da piccolo ascoltavo e amavo diversi generi musicali, grazie anche ai miei genitori che sono musicisti classici ma con vedute piuttosto ampie, e ad altri parenti molto viaggiatori che riportavano musica dai vari paesi in cui viaggiavano. Ma forse, l’esposizione diretta e la possibilità di sperimentare di persona una grande diversità di generi è arrivata quando mi sono trasferito a Boston per studiare al Berklee College of Music, dove mi sono laureato nel ’96, in quanto sia la città, ma soprattutto la scuola, erano frequentate da una quantità enorme di musicisti provenienti da ogni dove. Ho anche avuto la fortuna di lavorare e stringere importanti amicizie con musicisti che, come me, ascoltavano un po’ di tutto e lo scambio è stato e continua ad essere sempre molto ricco. Mi rendo conto comunque che, soprattutto quando si cerca di guardare a 360°, si rimane sempre abbastanza in superficie e i margini di approfondimento, come in tutte le cose, sono immensi.”

Nel 2012 nasce lo Stefano Lenzi Quintet: come avviene il vostro incontro e in che modo si sono intrecciate 5 personalità differenti?

“Alessandro ed io abbiamo lavorato in duo per anni, sia dal vivo con un nostro spettacolo, che come produttori artistici e arrangiatori. Il nostro spettacolo dal vivo si è evoluto negli anni e abbiamo dato uno spazio sempre più ampio all’elemento improvvisativo, utilizzando molto materiale proveniente dal pop degli anni 60/70, soprattutto le canzoni dei Beatles. Abbiamo utilizzato questo materiale come se fossero degli standard jazz, improvvisando molto sulle strutture, come si fa generalmente sugli standard classici, e riarmonizzando. Abbiamo poi iniziato a inserire anche temi nostri e momenti d’improvvisazione più libera. A un certo punto abbiamo sentito l’esigenza di espandere la formazione e abbiamo coinvolto il nostro amico e collega pianista Antonino Zappulla. Durante i primi incontri ci siamo subito resi conto di avere tutto lo spazio e la voglia per coinvolgere una sezione ritmica ed io ho proposto il giovanissimo e talentuoso amico e collega di studi Stefano Battaglia, contrabbassista con cui avevo già collaborato nell’ambito della Big Band del conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, sotto la direzione di un grande maestro e mentore, Paolo Damiani. Con Stefano avevamo anche formato in precedenza un quartetto e c’eravamo esibiti più volte dal vivo con un repertorio di Jazz Tradizionale con Luigi Masciari alla chitarra e Pierluigi Tomassetti alla batteria….mi ero subito reso conto che Stefano, oltre a possedere un enorme talento e a essere un improvvisatore eccezionale, aveva un gusto molto trasversale e una enorme capacità di ascolto ed interazione. Alessandro, a sua volta propose un amico e collega batterista che io conoscevo soltanto di nome, Davide Pentassuglia. Così ci siamo incontrati tutti e cinque e noi tre abbiamo proposto alcuni brani nostri, scritti in collaborazione e singolarmente, e la loro lettura e interpretazione delle nostre idee ci hanno convinti immediatamente. I brani, erano ulteriormente arricchiti dalla presenza di Davide e Stefano e ci sembrarono prendere una direzione molto interessante; il loro contributo artistico e creativo è stato fondamentale.”

Presentaci i 4 musicisti.

“Forse ho già detto abbastanza rispondendo alla domanda precedente. Posso aggiungere che è stata una bellissima sorpresa non solo dal punto di vista musicale, ma anche e soprattutto umano. Alessandro è uno dei miei amici più cari e la mia stima nei suoi confronti è enorme, sia musicalmente sia umanamente. Abbiamo le nostre divergenze ed è una fortuna perché le utilizziamo sempre in maniera creativa senza mai voler prevalere uno sull’altro e ormai ci conosciamo veramente molto bene. Negli anni abbiamo accumulato molte esperienze professionali insieme, fatto molti concerti in duo e condiviso un’enorme porzione delle nostre vite personali per cui direi che il quintetto è una nostra creazione e potrebbe chiamarsi tranquillamente Stefano Lenzi e Alessandro De Berti Quintet.

Con Antonino c’è meno condivisione di vita vissuta, rispetto ad Alessandro ma ci conosciamo ormai da diversi anni e già prima di chiamarlo a far parte del Quintet era cresciuta una grande stima reciproca dal punto di vista musicale e umano. Antonino è una persona dotata di un’enorme sensibilità e “forza calma”. Inoltre, possiede uno spiccato e originalissimo senso dell’umorismo, tutte qualità che riversa ampiamente nel suo modo di suonare, sempre attento agli altri, in ascolto e mai egocentrico. E’ sempre un piacere interagire con lui, che sia durante una prova, sul palco davanti ad un pubblico o in un pub davanti a una birra. E’ una delle persone più equilibrate che io conosca e ha un bellissimo approccio con la materia musicale, molto personale, molto trasversale e molto generoso.

Davide è stato un sorpresone. Non ci conoscevamo personalmente e al primo incontro, quando gli abbiamo proposto di entrare a far parte del quintetto mi è sembrato un po’ distaccato, anche se era evidente che il progetto lo intrigasse. C’è voluto un po’ per capirlo come persona e anche forse un po’ musicalmente e a un certo punto mi è sembrato chiaro che ero io che dovevo sintonizzarmi…lui è una tempesta d’idee, propone e prova un sacco di soluzioni, e lo fa molto velocemente perciò devi essere rapido a coglierle e a comunicargli quale ti convince di più. Durante la settimana di registrazione del disco, dormendo tutti nella stessa casa, ho piano piano avuto modo di conoscerlo meglio ed è stato un susseguirsi di piacevolissime sorprese musicali e personali. Col passare dei giorni è riuscito a tirar fuori un suono ed un “groove” così giusti ed anche inaspettati che solo a ripensarci mi viene la pelle d’oca. Credo che, a quasi un anno dalla registrazione del disco, se ancora mi piace enormemente riascoltarlo, è anche grazie al suo preziosissimo contributo; dettagli e sfumature ritmiche rendono veramente l’ascolto sempre nuovo ed interessante. Lo stesso devo dire di Stefano, anche lui un’enorme sorpresa, anche se un po’ più annunciata, avendo, come ho detto in precedenza, già suonato con lui. C’è da dire che sì, sapevo già che era un fuoriclasse ma non mi aspettavo che entrasse così subito in sintonia con noi e con il materiale che gli abbiamo presentato. Stefano possiede un enorme talento; è studioso, disciplinato, serissimo e allo stesso tempo molto simpatico e sempre pronto allo scherzo e alla battuta. La non proprio esigua differenza di età non si sente per nulla, né fuori dal palco, né tantomeno sul palco dove anzi è un pilastro e un’emozionante e inesauribile fonte d’idee.”

Come nasce il materiale musicale di “Somiglianze”?

“Durante il primo incontro/confronto fra Alessandro, Antonino ed io, decidemmo di proporre due brani originali a testa e di provarli in trio. Io portai “Somiglianze”, un brano strumentale che avevo scritto un anno prima per la Big Band del conservatorio di Santa Cecilia di cui ero anche membro, e “Zuppa di Miso”, un brano che avevo scritto qualche mese prima. Alessandro propose “Sinergie”, un brano con un bellissimo e struggente tema che ci piacque immediatamente, e poi suonò un brano con la chitarra classica che presentava una struttura armonico-ritmica molto suggestiva ma priva di un vero e proprio tema, così io gli proposi di scriverne uno ad hoc e da questa collaborazione nacque “Movimentato”. Proposi ad Alessandro di rivisitare un suo vecchio brano che suonavamo spesso dal vivo e questo è “Shokovo”, che per l’occasione rinominammo “Shokovox” poiché decidemmo di affidare una parte di tema e un ampio spazio improvvisativo alla voce. Scegliemmo inoltre un brano di Antonino, “Belfiè”, che presentava una struttura ritmica molto complessa e interessante, ed un tema piuttosto difficile che, nonostante non fosse stato pensato per la voce, affidammo proprio alla voce. Attraverso l’esecuzione vocale del tema di “Belfié” ho cercato di utilizzare la voce in molte delle sue possibili sfumature, in maniera ironica, dal falsetto, ad una “pseudo voce lirica” un po’ buffa e goffa fino all’imitazione di una chitarra distorta, per arrivare al parlato ed al bisbiglio. Ho un po’ inventato una lingua e, infatti, il testo “Du-iu-gu-du” ecc. sancisce un idioma inesistente ma funzionale all’esecuzione della melodia scritta da Antonino. Cantare in una lingua-non lingua è stato molto divertente; mi sono anche divertito molto, in fase di post produzione, ad aggiungere più voci che armonizzano o contrappuntano con il tema principale cantato in fase di registrazione. Il risultato è stato talmente particolare che abbiamo deciso di mettere questo brano come traccia numero uno del disco. Abbiamo inoltre deciso di inserire due brani molto noti che fanno parte della tradizione jazzistica: “My favorite things” e “What a wonderful world”, partendo dalle versioni che Alessandro ed io avevamo sviluppato attraverso molti live. Per questi due brani, abbiamo scelto di non eseguire assoli, riportandoli in un certo senso alla loro origine anche se abbiamo operato variazioni armoniche e non abbiamo usato, anche se sembrerebbe il contrario, un arrangiamento scritto. Le versioni che possiamo ascoltare sul disco sono tutte prese da un unica “take”, senza sovraincisioni né alcun montaggio a posteriori, insomma “live”, come del resto tutti gli altri brani del disco, anche dove gli arrangiamenti erano stati scritti precedentemente, abbiamo sempre utilizzato un unica “take” per ogni brano.”

Per la sessione di registrazione avete scelto una location particolare…

“Alessandro ed io ci tenevamo molto a passare del tempo insieme agli altri per conoscerci e affiatarci sia dal punto di vista musicale che personale. Così ci siamo presi un periodo per noi in un casale in Toscana, condividendo i singoli momenti della giornata e le prove, in un posto bellissimo e bucolico che conciliasse la concentrazione ma anche l’ispirazione. Abbiamo scelto l’Auditorium di Orbetello, lì vicino, dove si è creata una atmosfera davvero particolare e la presenza del pubblico è stata fondamentale per creare uno stato emotivo reale e appassionato, e credo che questo si senta anche nel disco.”

Siete diventati un vero e proprio “gruppo”, che cresce artisticamente ogni settimana attraverso prove e briefing sul materiale musicale, grafico, promozionale.

“E’ la conseguenza di ciò che io e Alessandro abbiamo fatto negli anni da quando ci conosciamo, iniziando prima come una sorta di laboratorio di studio e poi concretizzando gli incontri non in vista necessariamente di un concerto ma proprio per crescere, affiatarci ed elaborare nuovo materiale.”

Vi contraddistingue, inoltre, una cura per dettagli davvero minuziosa e un corredo visivo di alta qualità, dal materiale fotografico, ai video, al booklet del cd.

“Nel gruppo già aleggia una sensibilità spiccata per l’arte figurativa, Alessandro ad esempio dipinge da anni opere molto belle. Inoltre attorno a noi si è creato un team di professionisti, allo stesso tempo amici ed estimatori del progetto, che sono diventati dunque i nostri grafici (Maria De Maio), fotografi (Massimo Franceschina), videomaker (Alessia Magnano). Tra noi si è instaurato un grande feeling e anche un grande affetto, cose che forse trapelano anche dalle immagini stesse. Lo stesso Alberto Rossetto, non è soltanto il nostro produttore e tecnico del suono, ma ci da un contributo importante e di feedback anche per quel che concerne tutto il materiale promozionale.”

Lo scorso settembre c’è stata l’anteprima live di “Somiglianze” al MAXXI, con un grande successo di pubblico…

“Grande e anche inaspettato dato il pubblico molto variegato ed occasionale presente in quel momento. Durante il concerto abbiamo visto un coinvolgimento e una energia che non ci aspettavamo! Soprattutto io e Alessandro abbiamo da tempo un pubblico che ci segue sempre, ma in quel momento vi erano moltissime persone che per la prima volta ascoltavano la nostra musica, e abbiamo venduto e autografato molte copie dell’album, che in quel momento presentavamo in anteprima. Inoltre, abbiamo goduto sia della location suggestiva che della grande accoglienza e assistenza del MAXXI,e per questo vorrei ringraziare in particolare Alessio Rosati.”

Quali sono i vostri riferimenti web per approfondire ascolti e informazioni sul quintetto?

Abbiamo un sito www.stefanolenziquintet.com ed un promo con delle bellissime immagini scattate durante la registrazione del disco e durante il concerto al MAXXI http://www.youtube.com/watch?v=35gvLG49lk4

Inotre abbiamo un “making of” girato durante la registrazione del disco   http://www.youtube.com/watch?v=frDfuppIB-w  e una pagina Facebook:http://www.facebook.com/StefanoLenziQuintet

Il disco è anche  acquistabile in versione digitale suiTunes:https://itunes.apple.com/it/album/somiglianze/id677330251
e su Amazon: http://www.amazon.it/Somiglianze/dp/B00E3ISBTC

Grazie per l’intervista. Tutto lo staff di Jazzagenda vi augura un ottimo riscontro per questo primo album del quintetto!

F. G.

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