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Claudio Ottaviano racconta il suo disco Aurora: "La distensione, lo spazio, il gusto atmosferico sono le cose che cerco!"

La nascita di un disco per un artista è sempre un momento molto particolare. Ma nel caso di Claudio Ottaviano rappresenta un momento davvero particolare, addirittura unico e singolare. Il secondo progetto da leader del contrabbassista di origini siciliane, a cui hanno preso parte Tino Tracanna ai sassofoni, Antonio Zambrini al piano, Roberto Paglieri alla batteria, si intitola Aurora e va visto proprio in questa ottica. Il perché ce lo spiega in prima questo talentuoso musicista ormai trapiantato a Milano da diverso tempo.
 
"Il nuovo album "Aurora" - ci spiega Claudio - è il secondo album che registro da leader e arriva due anni dopo il mio primo disco "Notturno". Le 10 tracce del disco sono mie composizioni originali dai toni distesi e melodici, e sono state quasi tutte composte all’alba, appunto. Per qualche ragione mi ritrovo spesso in quell’orario seduto sul pianoforte, o perché toro a casa da qualche concerto o da qualche festa, oppure perché proprio mi sveglio con in testa una melodia proveniente dai sogni che poi sul piano prende corpo, scivolando nel reale. L’Aurora, quel momento delicato di passaggio luminoso dal nero al bianco (come i tasti del piano), in cui gli opposti si incontrano, mi affascina moltissimo e inoltre anche quella luce azzurra che spesso si crea e che fa l’effetto “blue room” ha per me qualcosa di paradisiaco, di sovrannaturale, che mi ispira terribilmente. Questo diciamo è il lavoro invisibile che ho svolto, di scelta del setting atmosferico. Poi sulla scena gli attori di questo album, oltre a me che accompagno al contrabbasso, sono Antonio Zambrini al pianoforte, Tino Tracanna ai sassofoni tenore e soprano e Roberto Paglieri alla batteria. Si tratta di tre artisti preziosissimi, di rilievo artistico internazionale, e ad essere sincero devo dire che il disco è riuscito soprattutto grazie alla loro performance eccezionalmente ispirata e di straordinaria concentrazione emotiva. Io mi sento più come il regista nascosto, mentre sulla scena sono loro a brillare di bellezza."
 
Ma cosa rappresenta questo disco per Claudio Ottaviano? Un punto di arrivo oppure un punto di partenza? A proposito il contrabbassista siciliano sembra avere le idee molto chiare
 
"La caratteristica della vita e dell’arte di oggi è la compressione: compressione in termini temporali, in termini tecnologici e in termini spirituali. Aurora probabilmente nasce dal mio bisogno di distensione e di comunicare in maniera sincera una vibrazione profonda, un colore. La distensione, lo spazio, il gusto atmosferico sono le cose che cerco. Tino, Roberto e Antonio hanno fatto in questo senso un lavoro meraviglioso: in tutto il disco non c’è alcuna traccia di narcisismo strumentale o di virtuosismi fini a se stessi; ogni nota da loro suonata è profondamente sentita e come scolpita nello spazio. Tutto è al servizio della musica e non dell’ego personale. Questa forse è la cosa che mi rende più orgoglioso di questo album. E dunque per rispondere alla tua domanda Aurora per me rappresenta l’integrazione armonica degli opposti e una nuova consapevolezza personale di far parte di un tutto."
 
Claudio ci racconta anche il suo percorso musicale che comes spesso accade comincia fin dalla tenera età...
 
"Il mio percorso musicale inizia col mio primo ricordo: un libricino per bambini con gli “asinelli suonatori”. Credo che tutta la mia vita si stia svolgendo a partire (e verso) quell’immagine. Inoltre parlando con tanti colleghi musicisti, ho notato che è cosa abbastanza comune l’esistenza di un’immagine nell’infanzia che diventa la chiave, che racchiude il simbolo di quello che succederà in futuro. Sono cresciuto poi con una mamma che mentre faceva i mestieri di casa ascoltava Ella, Miles o Bird e da subito ho amato quei suoni. Da bambino suonavo il piano, poi a 13 anni ho iniziato a suonare il basso elettrico e a 15 il contrabbasso. A 16 anni ho fatto il mio primo concerto con dei professionisti alle Scimmie di Milano e lì è incominciata la mia avventura. Poi ho viaggiato parecchio con la testa e anche fisicamente alla ricerca della musica. Ho collaborato con tantissime persone, si sa che il bassista è un po’ la escort della musica, ma da due anni sono innamorato e fedele ad una band che è diventata la mia famiglia: gli Sugarpie And The Candymen, progressive-swing band meravigliosa, con cui ho la fortuna di girare tutta Europa. Siamo da poco rientrati dall’Umbria Jazz, dove eravamo resident band, e il 12 luglio che era il mio compleanno (ne ho fatti 30), l’abbiamo festeggiato sul palco di fronte a decine di migliaia di persone accompagnando il grandissimo Renzo Arbore, e poi per un brano si è unito anche il grande pianista Stefano Bollani. Credo che per tutta la vita mi ricorderò il giorno in cui ho fatto 30 anni!"
 
Carlo Cammarella
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