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Milena Angelè: la resilienza raccontata con il suo primo disco da solista

Jazzagenda incontra la sassofonista Milena Angelè per presentare l’uscita del suo primo album da solista “Resiliency”, frutto di un percorso durato molti anni e paragonato a una suggestiva fotografia di Berengo Gardin. La “resilienza” è la capacità di resistere alle difficoltà e far fronte agli imprevisti, Milena lo racconta in questo disco insieme al suo quintetto formato da Edoardo Raviglia, Enrico Bracco, Riccardo Gola e Fabio Sasso.

“Resiliency” è il tuo primo album da solista. Raccontaci il percorso che in questi anni ti ha portato alla sua incisione.

“Mi sono diplomata al Conservatorio di Musica “ L. Refice” di Frosinone in sassofono e in composizione e arrangiamento jazz al Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma. Ho suonato in vari contesti, formazioni, generi musicali e ho inciso album, ma non a mo nome. Alla fine ho sentito l’esigenza di mettere in musica, in un mio progetto personale, tutte le esperienze fatte nel corso degli anni.”

Cosa mette in luce il concetto di resilienza?

“Questo disco rappresenta non il raggiungimento di un traguardo, ma il viaggio verso una meta con tutto il mio vissuto personale: gioia e soddisfazione di suonare, ma anche molti dubbi, difficoltà, insuccessi. Il concetto di  resilienza per me è questo, un viaggio musicale in cui ci si arricchisce se si ha la capacità di resistere agli urti, di far fronte agli imprevisti, rinnovandosi continuamente.”

In una tua dichiarazione hai paragonato questo disco a una foto molto suggestiva di Berengo Gardin…

“La foto ritrae una strada in salita che attraversa una collina toscana. L’occhio non guarda al punto di partenza, né al punto di arrivo, ma è portato a seguire il tragitto sinuoso delle curve disegnate dal contrasto tra il bianco e il nero. Proprio così mi piace pensare a questo album: alla fotografia di un percorso di cui non si vede la fine.”

Ad affiancarti, quattro musicisti che compongono il 5tet a tuo nome. Come è iniziata la vostra collaborazione per il tuo esordio discografico da solista?

“Con Enrico Bracco ed Edoardo Ravaglia ci conosciamo da tantissimo tempo, mentre con Riccardo Gola e Fabio Sasso abbiamo avuto l’occasione di conoscerci meglio attraverso l’esperienza del disco, per me bellissima e intensa. Ho scelto loro non solo perché musicalmente preparati per esprimere tutte le sfumature, i suoni e le emozioni, ma, soprattutto, perché umanamente dotati dell’apertura mentale e della curiosità che mi ha permesso di suonare tutto quello che volevo, senza paura di sperimentare e di andare oltre i confini di un genere in particolare.”

Nel disco, costituito quasi interamente da brani originali, hai inserito un tuo arrangiamento di un brano dei Depeche Mode.

“Mi sono avvicinata alla musica jazz ben oltre i 20 anni e gli ascolti che facevo prima erano assolutamente diversi, passavo dall’elettronica alla musica italiana, dalla musica dark al pop internazionale. Ho  voluto quindi proporre nel disco un brano a cui sono affezionata, ovviamente interpretandolo secondo la sensibilità che ho in questo momento.”

In un brano dell’album troviamo anche la tua voce…

“Il brano in questione è tratto dal film “Popeye” del 1980 ed è cantato da Olivia (interpretata nel film da Shelley Duvall). Mi ha colpito per il testo e per il tono un pò vago, leggero, quasi onirico oltre che romantico, che il brano trasmette. Mi identifico in questi elementi e ho voluto riproporli e amplificarli attraverso effetti elettronici, giochi sonori, e l’utilizzo della voce come intenzione ironica e surreale. Non sono una cantante, è stato un vero e proprio divertissement!”

“Resiliency” è stato presentato con alcuni eventi di anteprima e poi con il concerto ufficiale al Teatro al Cantiere. Come vivi la dimensione live?

“La attendo con ansia! In tutti i sensi! La cerco il più possibile come confronto e scambio non solo con i musicisti, ma anche con il pubblico che ti fa percepire e “tornare indietro” quello che musicalmente e emotivamente sei in grado di comunicare. L’impatto emotivo è sempre forte, necessario, fondamentale, formativo, stimolante, meraviglioso, che dire di più!”

A Roma, sei stata per due anni Direttore artistico di un festival jazz e gestisci la scuola Artidee dove, tra le varie attività, organizzi concerti e seminari. Come è cambiata la tua visione della scena musicale attraverso queste due esperienze?

“Ho aperto la scuola perché volevo condividere  la mia passione per la musica con grandi e piccini anche attraverso la didattica. Organizzo seminari, concerti, festival con artisti di fama internazionale o artisti emergenti  perché mi piacerebbe che si creasse un ponte di comunicazione continuo fra gli allievi e i musicisti che già hanno esperienza. Tutti possono, se vogliono, “ dare” qualcosa a tutti da un punto di vista musicale ed emozionale.”

Lasciaci i tuoi riferimenti web per rimanere aggiornati sulla tua musica.

Mi trovate su Facebook alla pagina dedicata al disco:https://www.facebook.com/milenaangeleresiliency

Su YouTube e Soundcloud invece sono presenti alcuni dei brani dell’album.

 

F.G.

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