Jazz Agenda

Francesco Del Prete racconta a Jazz Agenda il nuovo disco Cor Cordis

Pubblicato dall’etichetta Dodicilune, Cor Cordis è il nuovo disco del violinista salentino Francesco Del Prete. Un progetto raffinato, trasversale dove non manca una buona dose di elettronica e dove il violino va ben oltre l’utilizzo tradizionale a cui siamo stati abituati a vedere. Ne abbiamo parlato in prima persona con Francesco Del Prete che ci ha raccontato questa nuova avventura

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: ti va di descrivere brevemente Cor Cordis ai lettori di Jazz Agenda?

“Cor Cordis” è un disco strumentale realizzato con sovraincisioni di violini acustici ed elettrici a 4 e 5 corde utilizzati in maniera classica e moderna; l’aggiunta di una buona dose di elettronica lì dove ne sentivo l’esigenza è stato il passo successivo, come anche quello di arricchire alcuni brani con l’intervento di stimati e preziosi colleghi salentini che di buon grado hanno accettato l’invito: dalla voce al sax, dal violoncello al synth, dalla batteria al trombone i miei violini si sono ritrovati a fare ora da protagonisti, ora da contrappunto, ora da gregari in questo percorso intriso di arrangiamenti ed improvvisazioni che si rincorrono l’un l’altro, fino a diventare due entità interdipendenti dove l’una richiama l’altra e l’altra ci ricama attorno.

Raccontaci adesso la storia del disco: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Il mio progetto per “violino solo” nasce diversi anni fa con “Corpi d’arco”, un disco di inediti che inizialmente prendeva le mosse dall’esigenza e dalla voglia di superare quello stereotipo, radicato nel sentire comune, che identifica il violino come uno strumento ad utilizzo prettamente melodico: è stato inevitabile quindi ritrovarsi a fare da bassista, chitarrista, percussionista, nella costruzione di brani originali. Col passare del tempo quello che sembrava un esercizio di stile, seppur intrigante, ha lasciato il posto ad un’elettrizzante procedura compositiva molto personale, della quale onestamente non ho più potuto fare a meno: lavorare su tutti i livelli della composizione, partendo dal semplice spunto fino ad arrivare alla stesura completa di tutte le parti necessarie a dare una forma compiuta al brano, permette di esprimere la mia creatività a tutto tondo e di curare in maniera certosina ed originale le singole tracce: ecco dunque a voi “COR CORDIS”.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

Questo nuovo album rappresenta per me una lunga riflessione sulla possibilità e soprattutto la capacità che ha ognuno di noi di andare al di là di ciò che l’occhio vede in "prima battuta" per raggiungere appunto il COR CORDIS, il "cuore del cuore" del microcosmo che ci circonda. Tra le tracce che compongono il disco, due di queste bramano e cercano la bellezza (“Lo gnomo” e “L’attrice”), un’altra scava nell’animo umano rivelandone l’abisso (“Il teschio e le farfalla”), altre ancora riflettono sull’identità di ognuno di noi (“Gemini” e “SpecchiArsi”) mentre cerco di svelarne falsità e menzogne (“L’inganno di Nemesi”); nel frattempo le ore camminano inesorabili ed incuranti di tutti noi (“Tempo”).

Cor Cordis è un disco dove non mancano contaminazioni tra diversi linguaggi e anche una buona dose di sperimentazione: raccontaci anche da questo punto di vista il tuo personale percorso artistico…

Ho cominciato in tenera età a studiare violino classico laureandomi in conservatorio a Lecce; ma sin dai primissimi anni forte è stato il desiderio di chiudere lo spartito musicale e cercare tra corde, tastiera e crini dell’arco le note che mi frullavano in testa. Abbastanza scontato quindi è risultato: da una parte laurearmi anche in musica jazz (di cui sono innamorato) e dall’altra confrontarmi con una miriade di gruppi di musica etnica, pop, rock, che avevano nel proprio dna l’elemento “improvvisazione”. Il passaggio al violino elettrico – principalmente a 5 corde che mi permette di “scavare” tra le frequenze più gravi – ed alla strumentazione elettronica – pedaliere multi-effetto, loop-machine, midi – è stata un’esigenza fisiologica dettata sia dalla necessità di farsi sentire a volumi elevati – inevitabile se ti esibisci con strumentisti amplificati – sia dal bisogno impellente di personalizzare il proprio sound, cercando così la mia voce originale. Da qualche anno collaboro con la cantante e producer Lara Ingrosso – curatrice della parte elettronica del mio disco – con cui condivido il progetto electro-pop/alternative hip-hop RESPIRO, ormai radicato sul territorio nazionale.

E quali sono i musicisti e gli artisti che nel corso della tua carriera ti hanno maggiormente ispirato?

Premetto che sarà sicuramente un elenco per difetto ma allo stesso tempo molto variegato, chiara espressione dei miei ascolti onnivori e del mio interesse verso la musica a 360°: dal classico sicuramente i violinisti David Oistrack, Gidon Kremer e Hillary Hahn come esecutori e Debussy e Sibelius come compositori; dal jazz il Pat Metheny Group, il contrabbassista Avishay Cohen, i pianisti IIro Rantala ed Enrico Pieranunzi, i trombettisti Lee Morgan e Freddy Hubbard; da altri generi, Astor Piazzolla, i Taraf de Haidouks, Sting & The Police, Eminem, Lucio Dalla, Caparezza, Niccolò Fabi; tra i violinisti: Jean-Luc Ponty, Didier Lockwood, Zbigniew Seifert, Christian Howes, Billy Contreras, Zach Brock, Mateusz Smoczyński, il Turtle Island String Quartet, Roby Lakatos e veramente tanti tanti tanti altri.

Come vedi il tuo progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla tua musica?

Da qualche tempo penso a questi miei lavori già pubblicati come i primi due capitoli di una trilogia dedicata, tra le altre cose, a rimarcare magnificenza e ricchezza del violino e ad esaltarne la sua versatilità; chissà, magari il prossimo disco – che non credo tarderà molto – chiuderà il cerchio e proverà a sanare la distanza tra forma (CORPI d'arco) e sostanza (COR cordis).

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: nonostante il disco sia appena uscito stai già pensando a qualcosa di nuovo?

Come anticipato nella precedente risposta sono già al lavoro sui nuovi brani; per fortuna gli spunti sono innumerevoli: qualsiasi cosa può stuzzicare la mia fantasia, dal particolare colpo d'arco che può generare riff interessanti e stimolanti pattern ritmici alla riflessione su tematiche che mi interessano ed impressionano, producendo in questa maniera titoli mirati. Ma tutto ciò non fa altro che testimoniare il mio sfrenato ed impellente bisogno di esprimermi attraverso la mia musica.

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Esce Cor Cordis il nuovo disco di Francesco del Prete

  • Pubblicato in Pagina News

Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, nella collana editoriale Controvento, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 18 maggio esce "Cor cordis", nuovo progetto discografico del violinista e compositore salentino Francesco Del Prete. Nove composizioni originali per scoprire ciò che vive oltre la superficie delle cose e dell'essere umano e per andare al di là di ciò che l'occhio vede in "prima battuta" per approdare nel “Cor cordis”, il "cuore del cuore" del microcosmo che ci circonda. In alcuni brani il musicista, che alterna il violino acustico ed elettrico e si accompagna con loop station e suoni elettronici, è affiancato dalla voce di Arale - Lara Ingrosso, con cui condivide e cura anche la produzione musicale e artistica del disco, dal violoncello di Anna Carla Del Prete, dalla batteria di Diego Martino, dal sax soprano di Emanuele Coluccia, dal synth di Filippo Bubbico e dal trombone di Gaetano Carrozzo.

Il disco si apre con Gemini, la colonna sonora di una festa. «Gemini è il sud in piena estate. Gemini è una coppia che balla a piedi nudi tra la gente. Gemini, in latino, vuol dire “Gemelli”. Gemini è il mio segno zodiacale. Gemini sono Io», racconta Del Prete. A seguire Lo gnomo («quella parte di noi più deforme, irregolare, imperfetta, difettosa e di conseguenza alla continua ricerca della “bellezza”»), Il teschio e la farfalla (che «racconta di una farfalla che svolazza placidamente tra le orbite e le cavità vuote di un teschio, e si chiede in realtà chi tra i due faccia più paura: l’abisso oppure chi ci guarda dentro compiaciuto?») e L’alveare («un “capriccio”, che esprime la mia passione per determinati generi musicali, in questo caso il jazz in generale e l’hard-bop in particolare, con un richiamo sonoro allo sciame laborioso delle api»). L’inganno di Nemesi svela la falsità, l’imbroglio, la menzogna della dea greca della Giustizia, Nemesi appunto, sottolineandone l’utopia in una realtà come la nostra. «Nemesi distribuiva gioia o dolori a seconda di quanto fosse legittimo, garantendo perciò giustizia ai delitti irrisolti o impuniti e perseguitando soprattutto i malvagi». Acido balkaniko è, invece, il secondo “capriccio” del disco e testimonia, con approccio e linguaggio balcanici, la passione di Del Prete per i tempi dispari. Cor cordis prosegue con SpecchiArsi, brano che riflette sulla possibilità di ognuno di noi di riuscire ad avere o meno la propriocezione, quella capacità cioè di percepire e riconoscere, senza il supporto della vista, la posizione del proprio corpo nello spazio, «un sesto senso che, nella mia interpretazione, ci permette di preparare e trovare l’assetto necessario per affrontare situazioni difficili». L’attrice è l’immagine, rivelata senza fretta, di qualcosa di meraviglioso e straordinario che sarebbe potuto essere e che invece ha lasciato il posto a fantasmi di bellezza. «Melodia ed inquietudine si alternano e si compenetrano svelando gioie e dolori della vita, esperienze sensoriali inscindibili le une dalle altre». La traccia conclusiva, Tempo, è un inno all’inesorabile scorrere delle lancette, così ciniche nel loro incedere indifferenti all’essere umano.

Solo nella versione “digitale” il disco ospita un’altra traccia. Il singolo Lacci, che ha anticipato di qualche giorno l’uscita del disco disponibile anche su YouTube, con un videoclip diretto da Stefano Tamborino. “Lacci” parla di rapporti indissolubili costruiti nel tempo, vincoli e relazioni talmente forti da annullare e superare distanze e ineluttabili incomprensioni. Il brano – accompagnato da un videoclip nel quale il violinista in prima persona si esibisce con e senza violino a rimarcare l’intensità della connessione indipendentemente dalla presenza o meno dell’altra parte – narra di legami e collegamenti che si nutrono magicamente della stessa relazione, qualunque essa sia: un rapporto parentale, di amicizia, un amore travolgente e duraturo.

Francesco Del Prete inizia il suo percorso violinistico con gli studi classici per poi appassionarsi al mondo della musica etnica in generale e jazz in particolare, passioni che lo portano a ricercare sonorità inedite e modi alternativi di utilizzare lo strumento e di svelarne i lati nascosti anche attraverso l'utilizzo dell'elettronica. Da questa ricerca hanno preso vita i suoi tre principali progetti: "Corpi d'Arco", per violino solo e pedaliere (il disco omonimo è stato pubblicato nel 2009); "Respiro", originale duo elettro-pop violino e voce; “Francesco Del Prete Jazz Ensemble”, il cui primo disco, Colibrì, è stato pubblicato nel 2018. Il suo percorso musicale rievoca i nostalgici echi di un interminabile viaggio nella musica attraverso l’Italia, il Giappone, la Francia, la Grecia, la Germania, la Svizzera, la Slovenia, attraverso la sua più che variegata (proficua) collaborazione con: l’ensemble de La Notte della Taranta (al fianco di artisti del calibro di Stewart Copeland, batterista dei Police, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Piero Pelù, Teresa De Sio, Gianna Nannini, Ares Tavolazzi, Mauro Pagani, Vittorio Cosma, Franco Battiato, Ambrogio Sparagna, Giovanni Lindo Ferretti), Arakne Mediterranea, Nidi D’Arac, Manigold, Demotika Orkestar.

L’etichetta Dodicilune, fondata da Gabriele Rampino e Maurizio Bizzochetti è attiva dal 1996 e dispone di un catalogo di quasi 300 produzioni di artisti italiani e stranieri. Distribuiti nei negozi in Italia e all'estero da IRD, i dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online, ascoltati e scaricati sulle maggiori piattaforme del mondo grazie a Believe Digital.

 

Spotify

https://open.spotify.com/album/6ketpITU4CwQsGte9Z6sMK?si=a19c4b8c1b034389

 

Track List

1 - Gemini / 2 - Lo gnomo / 3 - Il teschio e la farfalla / 4 - L'alveare / 5 - L'inganno di Nemesi /

6 - Acido BalKaniKo / 7 – SpecchiArsi / 8 - L'attrice / 9 - Tempo

 

Le composizioni sono di Francesco Del Prete

Music production a cura di Arale

 

Line up

Francesco Del Prete - violino acustico/elettrico, looper, elettronica

Arale (Lara Ingrosso) - voce (6, 9)

Anna Carla Del Prete - violoncello (7, 8, 9)

Diego Martino - batteria (2, 4, 6)

Emanuele Coluccia - soprano sax (4)

Filippo Bubbico - synth (5)

Gaetano Carrozzo -  trombone (2)

 

Info e contatti

Facebook.com/dodicilune - Instagram.com/dodicilune

Youtube.com (DodiciluneRecords)

www.dodiciluneshop.it

www.ijm.it

 

Dodicilune - Edizioni Discografiche & Musicali

Via Ferecide Siro 1/E - Lecce

0832091231 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.dodiciluneshop.it

 

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Settembre è il nuovo singolo di Elga Paoli: un brano dedicato all’autunno e alla riflessione

Pubblicato dall’etichetta Koiné by Dodicilune il 24 novembre 2020, Settembre l’ultimo singolo della cantautrice e compositrice Elga Paoli. Un brano malinconico, elegante dove jazz e cantautorato si incontrano in una perfetta alchimia di suono e parole. La formazione è completata da Andrea Colella (contrabbasso), Alessandro Marzi (batteria), Silvia Lanciotti (violino), Francesco Marquez (violoncello). Ecco cosa Elga Paoli ha raccontato a Jazz Agenda in merito a questa nuova avventura.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del tuo nuovo singolo intitolato Settembre: ti va di presentarlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Volentieri: era un po’ di tempo che sentivo di scrivere qualcosa sul momento che precede l’autunno, in cui ogni cosa è ancora sospesa, momento particolarmente adatto per riflettere, raccoglierci in noi stessi, come se fosse un nuovo inizio. Ho cominciato a lavorarci l’anno scorso, sempre alla fine dell’estate e poi quest’anno, quando sono tornata nella mia casa, al mio pianoforte e cercavo dentro di me un suono che mi riconducesse al mio nucleo essenziale. Poi ho trovato questa frase strumentale che ho usato nell’introduzione che mi ha dato una forte Spinta di ispirazione, frase che ho affidato poi agli archi e che è divenuta, credo, la caratteristica del brano

Un brano che con un testo evocativo e anche un po’ malinconico. Ci vuoi raccontare di cosa parla?

Settembre, come dicevo, è il tempo della riflessione e del ritorno a se stessi, ma è anche una metafora: nel brano ho paragonato le foglie di settembre, che fino alla fine imprigionano tutta la bellezza e i loro colori. In questo modo sembrano celebrarla come monito e come invito a seguire il loro esempio, valorizzando tutti i giorni fino all’ultimo e conservando in noi tutta la bellezza che ci ha attraversato pur tenendo presente che siamo in balia di un colpo di vento. Quest brano si ispira in parte a Pessoa che dedica alcune pagine al tema dell’autunno ed al momento che lo precede in cui niente è ancora morto ma ogni cosa, come in un sorriso ancora assente, si trasforma in nostalgia della vita.

Le musiche che componi sono, a nostro avviso, una via di mezzo tra jazz e cantautorato. Tu sei d’accordo con questa espressione?

In parte è così. Io sono stata uno dei primi musicisti italiani a "giocare" con la lingua italiana applicata a temi jazzistici che non siano di impianto cantautorale ma piuttosto improvvisativo. Specialmente all’inizio ero una ragazzina quando già componevo arditi brani in 5/4 e 7/4 accompagnata da musicisti come Roberto Gatto, Maurizio Giammarco, Danilo Rea e Michele Ascolese. All’epoca, però, non andava di moda e il primo album fu molto "contenuto" e arrangiato in maniera decisamente pop. Tuttavia ho avuto molti consensi e mi ha dato la possibilità di partecipare al premio Tenco. In seguito ci furono Cammariere e Capossela che aprirono la strada. Tornando alla domanda si può senz’altro dire questo!

Settembre come dicevamo è un brano un po’ malinconico, come del resto lo è questo periodo per chi vive di musica e arte. Tu come hai vissuto e come vivi questa congiuntura?

Cerco di viverlo nel miglior modo possibile, suonando e componendo: mi ritengo abbastanza fortunata perché ho una casa. Indubbiamente questa insicurezza e senso di precarietà sono stati dei fattori determinanti che hanno contributo alla composizione del brano. Inoltre io sono anche una persona incline alla malinconica, intesa come fattore di nutrimento emotivo e preziosa fonte di ispirazione. Da giovane ero molto più estrema ed ero abbastanza autodistruttiva, adesso me ne guardo bene! Penso che in un individuo sano si modifichino negli anni le percezioni e ciò che ci sembra importante, le esigenze, gli interessi per fortuna siamo mutevoli, cangianti proprio come le foglie.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: visto che parliamo di un brano unico ci vuoi anticipare se uscirà qualcos’altro nei prossimi mesi?

In effetti questo brano va inteso quasi come un viatico, un’elegia, una prefazione all’album che seguirà, ispirato come accennavo ad alcune pagine del libro dell’inquietudine e ad alcune poesie di Pessoa. Posso già anticipare che la sezione di archi sarà presente in buona parte dei brani, che spaziano in “climi" inediti. Il jazz sarà presente, ma non "swingante”, ci saranno degli ospiti interessanti e illustri tra cui Umberto Vitiello, con il quale sto “trafficando" intorno ai brani, e la splendida Giovanna Famulari. Sarà un album sicuramente colorato perché la malinconia spesso è creativa e Ricca di fascino.

 

 

 

 

 

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