Jazz Agenda

Jack De Carolis racconta il nuovo disco Sparks of cosmic fire

Pubblicato dall’etichetta Emme Record Label Sparks of cosmic fire è il disco d’esordio del trio guidato dal chitarrista Jack De Carolis completato da Luigi Cataldi al basso e Pasquale Cataldi alla batteria. Un disco dall’innato senso melodico, dai tratti onirici in cui spicca una perfetta empatia tra i musicisti. Ecco il racconto del leader di questo progetto.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Il disco "Sparks of Cosmic Fire" è un lavoro che non è stato pensato e strutturato nel senso canonico del termine. Ormai da anni tengo in cantiere brani o idee anche stilisticamente lontane tra loro, accomunate però da un aspetto comune: l'idea intuitiva come punto di partenza. Si può immaginare che proprio questo sia il concept dell'album, infatti, nel titolo stesso mi riferisco a un aspetto particolare del "fuoco", la sua ottava alta, la spinta creatrice e generatrice. L'occasione di un concorso dell'etichetta Emme Record Label di Enrico Moccia mi ha dato modo di rendere organiche, ultimare e dare forma a queste idee, scintille, che successivamente si è concretizzata nell'uscita del disco a inizio gennaio di quest'anno.

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Il progetto è nato come un guitar trio jazz standard che ci ha guidato e insegnato tantissimo, una vera e propria palestra per poi poter cominciare a comporre brani originali. L'amicizia, l'appartenenza allo stesso territorio e i gusti musicali condivisi di tutti i membri del trio ci hanno dato modo di passare molto tempo a sperimentare e sviluppare le nostre idee e, di fatto, si è trasformato in un vero e proprio laboratorio compositivo. La logica collaborativa e aperta alla contaminazione di tutti i membri rappresenta un elemento essenziale per l'idea del trio che ho sempre avuto, e, allo stesso tempo, a mio parere, permette la sua naturale evoluzione.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

La risposta più completa sarebbe tutte e tre le cose, ma allo stesso tempo nessuna delle tre. Il momento dalla registrazione è chiaramente un fermo immagine della vita musicale del trio. In un certo senso è un punto di arrivo, inteso come raccontare e racchiudere nel disco tutto quello che musicalmente sono stato, tutto il mio bagaglio e le influenze fino a quel momento storico. Inevitabilmente punto di partenza proprio per la natura umana, in quanto esseri in continua evoluzione. Allo stesso tempo nessuna delle tre cose perché mi piace pensare alla musica, alla composizione come qualcosa di molto simile al lavoro dello scultore, cioè, tirare fuori da un blocco di marmo l'immagine che già c'è e che c'è sempre stata.

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

Tra le nostre influenze sicuramente rientra buona parte del panorama del jazz moderno, da Kurt Rosenwinkel a Brad Mehldau, fortemente affascinati dalla complessità armonica e ricerca ritmica, passando per il lirismo e l'armonia intricata di alcune correnti stilistiche provenienti dal Brasile, in particolare di Toninho Horta(al que dedico un brano nel disco), grandissimo chitarrista e Compositore. Non possiamo non annoverare tra le nostre influenze il potere della semplicità melodica della musica dei Beatles, e, infine, una band dei nostri giorni che un po' racchiude e sintettizza secondo la nostra opinione molti di questi elementi in maniera poetica: i Radiohead. In tutto ciò l'improvvisazione rappresenta un terreno comune, la modalità di espressione più soggettiva di ogni musicista.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Mi piace dare spazio all'imprevedibilità di ciò che può riservare il futuro, allo stesso tempo ci auguriamo di portare il più possibile dal vivo la nostra musica ovunque, che rimane sempre l'esperienza più diretta e appagante per un musicista. A livello evolutivo il progetto è nato sulla base del principio di flessibilità, sia dal punto di vista di genere e contaminazione ma anche della possibilità di ampliare l'organico se le composizioni ne richiedono l'esigenza. Quindi, personalmente, anche sulla base delle ultime idee compositive tirate giù vedo realizzarsi concretamente entrambe le cose descritte.

Quest'estate ci sarà la presentazione ufficiale del disco presso il "Fara Music Festival" e successivamente altri concerti di promozione in Provincia di Latina e nel Lazio in generale. In cantiere c'è l'idea di un nuovo album, magari con una formazione allargata e leggermente diversa rispetto al trio. Mi piace pensare che sicuramente sarà una continuazione del mio ultimo lavoro soprattutto come concept. Ma per il resto non voglio dare troppi spoiler, spero che ci aggiorneremo presto!

 

 

 

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