Jazz Agenda

Festival Odio l’Estate – Intervista a Stefano Mastruzzi

Si è concluso ieri nella splendida cornice di Villa Carpegna Odio l’Estate, il Festival organizzato dalla scuola di musica Saint Louis, che sancisce la fine dell’estate jazzistica. Tanti i nomi che vi hanno preso parte, a partire da Gino Paoli e Simone Cristicchi, tante le iniziative collaterali che hanno accompagnato una manifestazione che anche quest’anno di musica ne ha prodotta davvero tanta. Stefano Mastruzzi, direttore della scuola, nonché musicista ed insegnante, ci ha raccontato quali sono state le novità e i cambiamenti di una manifestazione che, con il passare del tempo, è diventata una realtà con radici molto solide.

Stefano, una domanda per cominciare, Odio l’estate ha questa doppia valenza: una didattica e un’altra legata alla musica dal vivo. Perché avete deciso di creare questa sinergia fra questi due aspetti della musica?

“Allora, la premessa è che Odio l’Estate è prodotto del Saint Louis, una grande scuola che da anni organizza eventi durante l’estate romana. L’idea del Festival nacque proprio dal fatto che si organizzavano seminari con artisti da tutto il mondo, quindi, avendo a portata di mano grandi musicisti, abbiamo pensato che si poteva fare qualcosa di originale perché c’era la possibilità di far dialogare musicisti come Dave Holland, per esempio, con artisti italiani. In questo modo il Festival ha acquistato una personalità specifica perché, essendo formazioni inedite, era possibile ascoltare musica del tutto originale. L’altro aspetto interessante è che in questo modo abbiniamo gli allievi, che spesso sono già professionisti, con artisti affermati creando spazi per i giovani nomi.”

Quindi, quali sono stati i punti di forza della manifestazione di quest’anno?

“Innanzitutto la gratuità, diciamo che abbiamo dato un servizio alla popolazione del Municipio stesso che non soltanto ha permesso al pubblico cultore o a quello di un cantautore specifico di avvicinarsi, ma anche a chi si è semplicemente incuriosito. E’ una sorta di formazione e, allo stesso tempo di informazione, per un pubblico che può diventare amante del jazz. L’altro punto di forza è stato la varierà della musica stessa che passa da un alto jazz a quella d’autore, privilegiando le sonorità acustiche, per poi chiudere con un Festival di musica etnica e di riscoperta delle radici popolari del Sud d’Italia.”

Quali sono stati i cambiamenti, rispetto agli anni precedenti?

“Sicuramente negli anni precedenti Odio l’Estate aveva una connotazione prettamente jazz, mentre quest’anno ci siamo aperti anche a musica d’autore con nomi come Gino Paoli, Simone Cristicchi, Joe Barbieri. Un’altra caratteristica di quest’anno è che abbiamo aggiunto una seconda serata dopo le 22:30 con tante proiezioni, cortometraggi muti, come quelli di Chaplin o di Hitchcock, che abbiamo sonorizzato con le band che hanno suonato dal vivo. Ci è sembrato un modo di attualizzare queste pellicole e devo dire che ha funzionato molto perché l’attenzione è stata alta fino a notte fonda.”

Quindi, considerando questi cambiamenti, cosa ha apprezzato maggiormente il pubblico?

“Diciamo che in parallelo alla musica sono state fatte tante presentazioni di libri e tanti incontri con autori cinematografici. L’insieme di queste cose ha attratto un grande bacino di utenti che non erano solo appassionati di musica, ma anche di cinema e di letteratura.”

E se dovessimo fare un bilancio del Festival…

“Direi un Bilancio più che positivo! Parlando in termini numerici ci sono stati circa 25 mila spettatori e la cosa buona è che il pubblico è stato rispettoso perché amava la musica. In genere, quando il pubblico è così eterogeneo è disattento; qui, invece, c’era silenzio e apprezzamento per chi era sul palco. Inoltre chi ha supportato il Festival è rimasto entusiasta e ha già deciso di rifarlo il prossimo anno addirittura prolungandolo a 50 giorni. La cosa bella è che la manifestazione si farà di sicuro e che potremo programmarla bene commissionando già da ora delle opere specifiche. E tutto questo è possibile soltanto con una programmazione.”

Carlo Cammarella

foto di Mauro Romano

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