Jazz Agenda

Dario Piccioni racconta il suo ‘Hortus del Rio’: un disco ricco di contaminazioni

Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records, Hortus del Rio è il terzo disco da leader del bassista e contrabbassista Dario Piccioni. Un lavoro in cui il jazz contemporaneo incontra la tradizione in un viaggio interiore dove groove e ritmi più energici si sposano con melodie dirette e suoni provenienti da altre culture. Completano la band Vittorio Solimene al pianoforte e al fender rhodes, Michele Santoleri alla batteria ai quali si aggiungono in quattro brani Antonello Sorrentino alla tromba e in un brano e Veronica Marini alla voce. Ecco il racconto di Dario Piccioni.

Per cominciare l'intervista parliamo subito di questo disco, ricco di contaminazioni. Vuoi descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

"Il disco senza dubbio è ricco di contaminazioni. Anche nei primi due album avevo lavorato in questa direzione, accostando al sound di matrice jazzistica delle idee frutto di esperienze di viaggi di studio e di concerti in Spagna, Turchia, Grecia, dove mi ero approcciato, ad esempio, alle musiche gitane e a quelle di repertorio per oud, saz e bouzuki. Non si trattava di un' accurata ricerca etnomusicologica, bensì di suggestioni personali frutto di una passione viscerale per quei suoni e armonie. Ho voluto continuare questo lavoro sulle contaminazioni in questo terzo disco, continuando a fare ricerca sulle possibilità di sviluppare un linguaggio personale di jazz contemporaneo, questa volta facendo leva sulla mia passione per la musica brasiliana. Tra il 2013 e il 2017 a Roma ho avuto la fortuna di conoscere e di suonare con diversi musicisti che provenivano da varie città del Brasile (tra i tanti cito il chitarrista di Rio De Janeiro Robertinho De Paula, figlio del grande Irio De Paula) in seguito, ascoltando dischi di Hermeto Pascoal, Egberto Gismonti, Joao Donato, Maria Joao, Flora Purim, Azimuth, Airto Moreira, Filo Machado, ho potuto apprezzare un certo filone della musica brasiliana, anch'esso a sua volta contaminato, legato al jazz, alla fusion, alla world music.

Anche la frequentazione di importanti musicisti ed esperti italiani, che da tempo si interessavano all'universo brasiliano è stato decisivo; cito ad esempio il conduttore radiofonico Max De Tomassi, con il suo programma "Brazil" di Radio Rai 1, dove ho avuto, tra l'altro, il piacere di suonare con varie formazioni; Eddy Palermo, grande chitarrista con cui ho avuto la possibilità di approfondire i classici dello choro, della bossa nova, del samba jazz come, Pixinguinha, Jobim, Menescal, Sergio Mendez e molti altri. L'idea di partenza di "Hortus del Rio" è stata cercare di sviluppare un suono di jazz contemporaneo innestando richiami, ritmici, timbrici, melodici tratti dal mio stato attuale di ascolti ed esperienze nell' "Universo Brasile"; lascio a chi vorrà ascoltare il disco scoprire questi richiami nelle singole tracce."

Hortus del Rio il titolo di questo disco ha un significato particolare per te?

"Il titolo di questo disco Hortus del Rio è l'unione tra una parola latina ed un'altra portoghese. Volevo rappresentare l'idea alla base di questo lavoro cioè l'unione tra la musica brasiliana e la mia esperienza del suonare jazz a Roma. Con "Hortus", "giardino" in latino, mi riferisco a una zona verde in cui ho vissuto l'infanzia, nella zona sud-ovest di Roma, molto vicina al Tevere, il "rio".”

Raccontaci adesso il percorso di questo disco: come è nata la band e come si è evoluta nel tempo?

“Vittorio Solimene è sempre stato presente nei miei progetti da bandleader, con la sua conoscenza della tradizione jazz pianistica e la sua apertura a nuove sperimentazioni. Con Michele Santoleri, ci siamo conosciuti a Piacenza al concorso nazionale per gruppi jazz "Chicco Bettinardi"; qualche mese dopo lo contattai perché il batterista con cui suonavo prima si era trasferito a Londra. Da quel momento è entrato a far parte stabilmente nel trio. Nelle precedenti produzioni, come in questa, ho lavorato con il trio ma inserendo dei guest: il grande sassofonista Eugenio Colombo nel primo disco al sax soprano, Daniele Di Pentima alle tabla. Poi a Veronica Marini alla voce ed il trombettista Antonello Sorrentino, entrambi presenti anche in questo disco.”

Un disco per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

“Il disco rappresenta un periodo in cui ho accettato di rimanere a Roma, un momento di stasi, in cui purtroppo si sono dovuti interrompere i progetti di viaggi, trasferimenti, residenze artistiche. Hortus del Rio rappresenta una visione personale di Roma e del mio quartiere, che ho voluto stravolgere in un caleidoscopico affresco sonoro. Ho ripensato luoghi in cui coesistono memorie di infanzia in uno scenario utopico di fusione culturale.”

Volendo parlare dei tuoi riferimenti musicali cosa ti viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

“Hermeto Pascoal, Egberto Gismonti, e Maria Joao, cantante e compositrice portoghese. Fuori dal Brasile attualmente sto ripercorrendo il lavoro di Tom Harrell, Chick Corea, Dave Holland, e il loro stile compositivo.”

Essendo un disco ricco di contaminazioni le evoluzioni future possono essere infinite. Hai in mente già delle nuove idee, da mettere in cantiere?

“Continuerò senza dubbio in questa direzione con il mio nuovo lavoro già in cantiere, che andrò a sviluppare durante la mia residenza artistica presso l'istituto italiano di cultura di Città del Messico, ad aprile 2024.”

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

"Di ritorno da una tournée in Cina (da dove scrivo ora) e da una serie di concerti in Francia a febbraio, il 22 marzo sarò al Bourbon Street a Napoli. Di prossima pubblicazione un nuovo lavoro in collaborazione con due grandi della scena romana, il flautista e sassofonista Paolo Innarella ed il batterista Lucrezio de Seta, un disco pianoless incentrato principalmente sull'improvvisazione, con alcune mie composizioni.

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InControVoce, uno duo che sperimenta la creatività su un materiale preesistente

 

E’ uscito per l’etichetta Filibusta Records il primo album del duo del InControVoce, dal titolo omonimo. In questo caso è l’idea che ha dato forma al progetto di questo duo composto da Gloria Trapani e Alessandro Del Signore. Tutto nasce dalla volontà di esplorare l’affascinante dialogo che si può sperimentare con questa formazione e dal desiderio di fondere diversi linguaggi sonori in un viaggio musicale ricco di sfumature. Ecco il racconto di questa avventura attraverso le parole dei protagonisti.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

GLORIA: Il disco è uscito a giugno per l’etichetta romana Filibusta Records e porta il nome del nostro progetto InControVoce, un duo formato da me alla voce e Alessandro Del Signore al contrabbasso e basso elettrico. Sia io che Ale amiamo molto l’aspetto creativo della musica e se in altri dischi o progetti abbiamo sperimentato una creatività legata alla scrittura e all’arrangiamento di brani nostri originali questa volta avevamo entrambi il desiderio di rapportarci con un materiale preesistente e sperimentare una altrettanto affascinante creatività che abbiamo sicuramente praticato nell’attività live ma poco nei lavori in studio. Così in questo disco troverete 8 brani meravigliosi di diversi compositori e autori come Caetano Veloso ed Egberto Gismonti, di George Gershwin e di Thelonious Monk, di Charles Mingus e Joni Mitchell, di Michel Jackson e Bob Marley nella scelta dei quali ci siamo lasciati guidare dalla bellezza e dalla poesia che ci comunicavano, sia della musica che dei testi.

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

GLORIA: Il progetto è nato circa 6 anni fa anche se con Alessandro siamo legati affettivamente e musicalmente da tantissimo tempo e nel corso di questi più volte ci è capitato di suonare in duo. La pandemia e i mesi di lockdown ci hanno però spinto a lavorare un po' più a fondo sulla musica e sulla nostra idea di progettualità insieme; inoltre nel 2021 ho dedicato la mia tesi di biennio in Conservatorio proprio al Duo, e questo ci ha permesso ulteriormente di trovare una nostra identità musicale grazie allo studio e alla ricerca sia individuali che d’insieme, ed è stato un lavoro molto stimolante per entrambi, perché il Duo è una formazione molto affascinante, se da un lato ti da maggiori responsabilità perché è un gioco a due, dall’altra ti apre strade espressive e di dialogo entusiasmanti e inaspettate. Dobbiamo ringraziare davvero tanto una persona molto speciale per noi che è Susanna Stivali, che ci ha incoraggiati e guidati nell’approfondire il progetto proprio durante il lockdown suggerendoci una direzione che probabilmente è stata per noi l’evoluzione più importante: sviluppare un approccio al dialogo contrappuntistico tra le nostre due voci e di pensare anche a momenti in cui uscire dai nostri ruoli canonici (di accompagnamento del basso ed espositivo tematico della voce).

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

GLORIA: Sicuramente per noi rappresenta tutte queste cose, perché indubbiamente un disco è la fotografia di un momento ben preciso del percorso sia del musicista singolarmente ma anche del progetto; ed è sicuramente il punto di arrivo di un percorso sia musicale fatto di ricerca, studio, prove, concerti, ma anche umano e di vita, quindi è una tappa importante che inevitabilmente segna anche un nuovo inizio. La Musica per noi rappresenta un modo di vivere, una ricerca costante, le strade che abbiamo percorso ci hanno portato ad essere ciò che siamo in questo momento ma non si smette mai di “imparare”, di cercare il proprio suono e anche il proprio ruolo, il proprio posto  in relazione agli altri nello spazio musicale, è una ricerca bellissima, è come  nella vita, si lavora su se stessi ma anche in relazione agli altri, la Musica quando la ami profondamente ispira la tua vita così come la vita ispira la musica che fai.

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

ALESSANDRO: Sicuramente le nostre influenze e i nostri riferimenti musicali sono molteplici perché sia io che Gloria amiamo la musica a 360 gradi, dal jazz alla musica classica dal rock al cantautorato, dalla musica brasiliana al soul, e in qualche modo questo si può dedurre sia dalla scelta dei compositori e dei brani presenti nel disco che dagli arrangiamenti. Per questo disco in particolare oltre a ciò che si può evincere dalla scelta dei compositori altrettanti input importanti forse li abbiamo avuti da alcuni concerti a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere, l’intimità e la magia di Caetano Veloso in solo al teatro Sistina, la ricerca e la raffinatezza della musica, degli arrangiamenti e del sound di Paolo Conte all’Auditorium Parco della Musica, il Jazz esplosivo, coinvolgente e carismatico di Brandford Marsalis, la ricerca, il pensiero musicale, il tocco e la sintesi bellissima di blues, classicismo e jazz di Bred Meldau in solo…e potremmo continuare all’infinito.

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Sicuramente il desiderio è di continuare su questa strada magari provando anche a scrivere musica originale per questo progetto. Vediamo dove ci porterà la musica…

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

ALESSANDRO: Dopo i due concerti di presentazione del disco che abbiamo fatto nel mese di giugno e un concerto tenuto a Fondi qualche giorno fa stiamo lavorando ad alcune date autunnali, sia a Roma che fuori, un po' in giro per l’Italia. Le pubblicheremo e pubblicizzeremo al più presto quindi invitiamo tutti i lettori interessati ai nostri concerti a seguire le nostre pagine e profili sia facebook che instagram. Nel frattempo quest’estate invece saremo impegnati in vari concerti sia io che Gloria con diversi progetti di cui facciamo parte.

GLORIA: Ringraziamo Jazz Agenda per questa bella occasione e auguriamo a tutti i lettori una splendida estate piena di musica e di jazz e chissà che non ci si possa vedere in giro magari a qualche concerto, noi ce lo auguriamo.

 

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Chiara Orlando e Danielle di Majo raccontano il disco d’esordio ‘Nothing is Vain’

Si intitola Nothing is Vain il disco d’esordio di Chiara Orlando e Danielle di Majo uscito per l’etichetta Filibusta Records. Un disco che rievoca diverse atmosfere che passano dall’hard bop fino a raggiungere atmosfere più latin e Even Eights. Completano la formazione Enrico Zanisi al pianoforte e piano elettrico, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Alessandro Minetto alla batteria.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

È un disco fatto interamente da musica originale, che stilisticamente risente delle influenze dei musicisti che hanno maggiormente segnato la formazione musicale mia e di Pietro Ciancaglini, in primis Tom Harrell. Si passa da brani più hard bop, a quelli latin, o even eights.

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Io e Danielle ci siamo conosciute musicalmente nel 2018, quando l'ho contattata per suonare alla mia tesi di laurea sulle "donne strumentiste italiane", è stato un incontro speciale che mi ha segnata sia dal punto di vista musicale sia umano. Danielle è davvero una ragazza magnifica, oltre che una bravissima musicista, non si può non volerle bene da subito! Da quel momento abbiamo sentito l'esigenza di condividere altra musica ed abbiamo iniziato a pensare ad un progetto insieme.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

Per noi questo disco rappresenta un punto di partenza!

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

Chiara: i mie punti di riferimento più importanti sono Tom Harrell, Chet Baker, Bill Evans, Art Farmer, Oscar Peterson, Sarah Vaughan, Joe Henderson, ma anche artisti più moderni come Avishai Cohen bass player, Esbjörn Svensson etc.

Danielle: i miei riferimenti musicali sono Wayne Shorter, Cannonball Adderley in primis, la persona che ammiro e che stimo musicalmente e che è la mia forte e continua fonte d’ispirazione è mio marito, il sassofonista Giancarlo Maurino

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Naturalmente speriamo che la nostra collaborazione possa avere lunga vita e la nostra musica si evolverà di pari passo con le nostre esperienze musicali e non.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Poiché in Italia è ancora pesante la distinzione di genere dal punto di vista musicale ed in particolare nel jazz, naturalmente stiamo cercando di proporre il nostro progetto e speriamo di poterlo portare in giro! Parallelamente ci occupiamo anche di altri nostri progetti sia da leader sia da coleader per cui stiamo già registrando dei dischi.

 

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Andrea Bonioli e il nuovo disco Figli Forever: “Sono attratto dal jazz post moderno”

Si intitola Figli Forever l’ultimo album del batterista Andrea Bonioli recentemente uscito per l’etichetta Filibusta Records. Un lavoro eterogeneo, ricco di contaminazioni che pur mantenendo un linguaggio jazzistico apre la strada al pop e al rock e a tante altre declinazioni. In questo modo l’autore prosegue con la linea del concept album già sperimentata nei precedenti “Today. The commercial album“ e “Pop”. Ecco il racconto di Andrea Bonioli.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Ciao, “Figli Forever” penso sia un disco  piuttosto eterogeneo con  diverse contaminazioni provenienti da differenti ambiti musicali come la word music, la musica per immagini, il cosiddetto pop, il rock, il tutto declinato con il linguaggio jazzistico. Ci sono brani in piano trio, altri in quartetto, altri in sestetto, ci sono momenti “lirici” per così dire con due viole che si intersecano, c’è un mantra iniziale affidato alla voce  che sugella l’idea del disco stesso. In ogni brano si evince quasi sempre il concetto della “dualità”, tema che da qualche anno vivo costantemente io nella vita privata ( ho avuto due gemelli) e che ho voluto in qualche modo tradurre tematicamente in musica.

Raccontaci adesso la tua storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Il concetto portante del disco, come il titolo chiaramente espone, è la permanenza nello stato di “figlio” anche quando si diventa genitore. In qualche modo capire che si ha sempre necessità di un conforto, di una guida anche quando tu devi essere ciò per altri. Il che non vuol dire penso una non evoluzione verso una completa maturità, perché penso che accettando questa condizione, invece, si possa maturare meglio e con più serenità. Era una cosa a cui pensavo da molto tempo, ed ora è tempo di tradurla musicalmente. Credo sia questa l’evoluzione di questo pensiero, almeno la mia, poi ognuno può naturalmente rifletterci come vuole!

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

Per me rappresenta una fotografia del momento, come anche gli altri due dischi precedenti lo sono stati, di un concetto che appunto maturavo da qualche anno, oggi penso questo, domani si vedrà!

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

Chi mi conosce sa della mia passione per i Floyd (presente una cover, mentre nel precedente disco un brano si intitola proprio Pink Floyd direttamente). Per me sono stati un faro, ovviamente non solo. Jazzisticamente sono attratto dal  jazz post moderno, continentale, nord europeo, fatto di melodia, atmosfere, interplay più che da stilemi bebop, di cui riconosco l’importanza, ma i miei ascolti degli ultimi 10 anni sono davvero stati trasversali. Amo la musica inglese, David Sylvian, Brian Eno per citare solo due giganti. Avendo poi io suonato con Ennio Morricone per più di 18 anni trovo in questo genere di musica ( non solo la sua) una familiarità molto forte. Mi fa pensare, forse nasce per questo, ma credo che la forza vera della musica per immagini si celebri quando funziona anche senza immagini!

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Parallelamente a questo ultimo disco ho elaborato un altro progetto di musica elettronica, (Bonniemusic) senza improvvisazione, secondo me la mia naturale evoluzione sarà improvvisare su aree tematiche non propriamente jazzistiche, credo sia la cosa che mi venga meglio, quella che più mi appartiene.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Abbiamo fatto in Trio un bellissimo Tour nord europeo di 7 date, è stato molto intenso, c’è stata una bella risposta del pubblico, questo mi spinge a continuare a guardare anche fuori dai confini nazionali, ma non solo, in autunno presenteremo il lavoro alla Casa Del Jazz a Roma. Penso che chiunque faccia ancora dischi non li faccia per averli a casa, l’intento è far conoscere il proprio messaggio, quale esso sia, da vivo, suonando. Quindi mia intenzione è cercare di suonare il più possibile, ovunque la mia proposta sarà accettata!

 

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B.I.T. e il nuovo album Equilibrismi: “la ricerca dell’espressività melodica”

Pubblicato dall'etichetta Filibusta Records, Equilibrismi è l'ultimo progetto discografico del duo B.I.T, composto dalla pianista Manuela Pasqui e dalla sassofonista Danielle de Majo, uscito il 28 aprile del 2023. ll procedente lavoro discografico, con il quale la band ha esordito, era incentrato sulla rivisitazione di materiale proveniente dal repertorio classico. Questo secondo album è invece composto esclusivamente da brani originali. Un terreno fertile sul quale poter approfondire la dialettica fra i due strumenti e l'espressività melodica. Ecco il racconto di questa seconda avventura attraverso protagoniste.

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: vi va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Questo nostro secondo album è composto esclusivamente da brani originali, scelta determinata dalla necessità di condividere un terreno fertile sul quale poter approfondire la dialettica fra i due strumenti e l'espressività melodica; è frutto di una continua e profonda ricerca sia compositiva che improvvisativa; è cuore e fondamento del nostro lavoro e può essere perfettamente riassunto da questa parola: EQUILIBRISMI. Cercare e trovare l'equilibrio tra i molti elementi in gioco, mo(vi)mento dopo mo(vi)mento, istante dopo istante. Ci muoviamo così, come trapeziste su di una corda, alla continua ricerca di quell’equilibrio che fa dimenticare la paura del vuoto.

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Lavoriamo sul duo da circa quattro anni; già dal nostro primo incontro è scaturita una grande sintonia, l'evidenza di una condivisione di obiettivi artistici che ha dato la scintilla ad un vero e proprio “ricercare” . Il primo disco del duo B.I.T. era incentrato sulla rivisitazione di materiale proveniente dal repertorio classico e su brani originali, con l'intento di costruire un sound specifico e di sviluppare un linguaggio comune; il risultato lo potete ascoltare su COME AGAIN (Filibusta Records). La storia prosegue con EQUILIBRISMI (sempre Filibusta Records) e perchè privarvi del piacere della scoperta? Ascoltate anche questo secondo disco e dateci una vostra opinione!

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per voi cosa rappresenta?

Sicuramente una fotografia del momento, dato l'approccio totalmente live dell'incisione, ma ne' un punto di partenza (siamo già in viaggio da 4 anni) ne' uno di arrivo. Abbiamo intenzione di continuare ad andare avanti!

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per voi sono stati davvero importanti?

Il musicista di riferimento di Danielle è senza dubbio suo marito, Giancarlo Maurino, con il quale condivide la vita privata ma anche musicale. Giancarlo è un musicista di grande peso nella scena italiana (ha collaborato con musicisti del calibro di Mingus, Don Cherry, Elsa Soraes, Rava, Fresu, e molti molti altri); I riferimenti di Manu sono svariati, e nei confronti di tutti la stessa intensa gratitudine: primi amori pianistici sono stati per Chopin, Skryabin, Grieg, Bach e poi Pieranunzi, Marcotulli, Venier, Tylor.

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica?

Come dicevamo precedentemente, abbiamo intenzione di continuare ad andare avanti. Aspettatevi un nuovo lavoro presto, sempre con Filibusta.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Molti concerti, seguite la programmazione sui nostri siti personali o su IG o FB. Il prossimo concerto a giugno al Writer Monkey di Monterotondo, vi aspettiamo!

 

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La Tempête il nuovo singolo del Dos Duo Onirico Sonoro di Annalisa de Feo

Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records, La Tempête è l’ultimo singolo del DOS Duo Onirico Sonoro, progetto ideato dalla pianista, vocalist e artista a tutto tondo Annalisa de Feo che anticipa la pubblicazione del prossimo disco. Un brano cameristico, cantato in francese, dove i suoni contemporanei si mescolano con la musica classica, con i ritmi balcanici e con l’elettronica in un unico flusso sonoro. Ecco cosa ci ha raccontato Annalisa de Feo.

Ciao Annalisa cominciare l'intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Ciao, questo nuovo singolo prende spunto da un concetto di duplicità che a mio avviso accomuna l'essere umano con la natura. Il titolo La Tempête è  piuttosto emblematico, per cui mi piace individuare in questo fenomeno naturale un'evoluzione che potrebbe essere paragonabile a quella di una forte emozione, positiva o negativa che sia. A livello più strettamente musicale il brano è caratterizzato da un ritmo serrato di piano e percussioni che improvvisamente lascia spazio ad una dilatazione sonora in cui si manifesta il canto sui versi di Jean Philippe Descoins; un gioco di alternanza tra quiete e tempesta, tra movimento e stasi.

Come tutti i tuoi brani anche questo è contaminato da vari stili. Rispetto alle tue composizioni precedenti cosa c'è di diverso in questo?

Si anche qui ci sono contaminazioni, a partire dalla pulsazione ritmica  del pianoforte che ricorda quella tipica del tango argentino, ai suoni elettronici che simulano sonorità più orientali.

Raccontaci adesso la tua storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Il progetto DOS nasce con brani pensati essenzialmente per piano, voce e percussioni; l'idea del contrasto, delle contrapposizioni e delle sovrapposizioni è sempre stata centrale; con il tempo poi, e con il desiderio di sperimentare, si sono aggiunte sonorità più elettroniche da una parte (sintetizzatori e altre strumentazioni) e acustiche come gli archi, dall' altra.

E parlaci anche dalla tua storia artistica personale. Sappiamo che hai viaggiato molto...

Sì, il tutto è iniziato nel 2011, quando ho deciso di realizzare il classico sogno nel cassetto che ognuno di noi ha in serbo; e cioè quello di soggiornare per un periodo all'estero. Credo che viaggiare sia un tipo di esperienza ben diversa dal soggiornare. Nel primo caso tutto appare perfetto; una situazione ideale! Nell'altro invece, ci si confronta realmente con il quotidiano, con la vita di tutti i giorni, nel bene e nel male.

Artisticamente l'aver trascorso diversi anni fuori dall'Italia; prima a New York, poi negli UAE e infine a Berlino mi ha dato tanto: in primis aver fatto una scorpacciata di live pazzeschi; quando ero a New York capitava di vederne anche tre al giorno; in secondo luogo ho avuto la possibilità di rendermi conto personalmente delle realtà artistiche e musicali del luogo in cui mi trovavo al momento, a livello internazionale;

Se parliamo dei tuoi riferimenti musicali cosa vi viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

Ce ne sono alcuni che mi hanno incuriosito più di altri; tra questi posso citare: Bjork, Sakamoto, i Portishead, Jun Miyake.

Come vedi il tuo progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla tua musica?

Uno dei prossimi passi sarà la pubblicazione di un nuovo brano inedito, per proseguire con la realizzazione del mio il mio terzo album con l'etichetta Filibusta Records. Sul piano musicale ho in mente di aprirmi a nuove collaborazioni, anche per ampliare sempre di più il sound e l'immaginario del DOS.

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La Tempête: il nuovo singolo del DOS Duo Onirico Sonoro - Filibusta Records

  • Pubblicato in Pagina News

È in uscita il 7 aprile 2023per l'etichetta discografica Filibusta Records (distribuzione digitale Believe), La Tempête, nuovo singolo del DOS Duo Onirico Sonoro, progettosperimentalee trasversaledella compositrice Annalisa de Feo. Un brano cameristico, cantato in francese, dove i suoni contemporanei si mescolano con la musica classica, con i ritmi balcanici e con l’elettronica in un unico flusso sonoro. Già le prime note descrivono uno stato di tensione, che piano piano lascia spazio a un ritmo incalzante   caratterizzato da un’alternanza tra quiete e turbamento, tra movimento e stasi. Una duplicità con la quale l'essere umano deve inevitabilmente fare i conti, rispecchiandosi nel macrocosmo della Natura, come in una tempesta che porta con sé un forte cambiamento. Alla fine di ogni temporale l’ambiente circostante non è mai lo stesso e i colori sono sempre più accesi, l'aria più fresca e i profumi più intensi. E lo stesso avviene quando si provano delle emozioni intense che insieme a loro portano sempre qualcosa di nuovo e di imprevisto che ci rende diversi dall’attimo precedente.

BIO: DOS muove i primi passi tra Roma e Berlino, città, quest'ultima, in cui l'artista risiede dal 2011 al 2014 e dove sperimenta nuove sonorità e collaborazioni. Nuovamente in Italia dal 2015, vanta numerosi concerti in Italia e all'estero (Germania, Danimarca, Slovenia) con la partecipazione a festival e club, alcuni di questi tra i più significativi della scena musicale (Auditorium Parco della Musica, Alexander Platz Jazz Club, Lucca Jazz Festival, Berlin Art Carrè... e molti altri.). Due dischi all'attivo: l'omonimo disco DOS Duo Onirico Sonoro (2016) autoprodotto e "Jouer et Danser" (2018) per l'etichetta discografica Filibusta Records, nominato tra i migliori dischi italiani del 2018 per la classifica su Roma Suona di Gianluca Polverari.

Dopo numerose recensioni (SentireAscoltare, OndaRock, Suono, Rockerilla, Rockit, Rockon, Musicalnews e altri) interviste radiofoniche e televisive (Battiti RadioRai3, Tv 2000, NSL TV, Radio Kaos, Radio Elettrica, Radio Luna, Radio Godot, Empoli radio ed altre) svariati anche i premi ricevuti in questi anni  tra cui la semifinale all'Arezzo Wave contest nel 2017 il premio della giuria del pubblico al XIV Festival Pontino del Cortometraggio con il videoclip “ Jouer et Danser” per la regia di Renato Chiocca, presentato anche al Festival europeo "Video Migration – Care Courts" in Francia nella città di Bordeaux;

Il premio della critica al Festival CARE di Barcellona. Il singolo uscito ad Aprile 2022 Ondeter Waltz in collaborazione con la ballerina e art performer argentina Marcela Szurkalo rappresenta un ponte fra quello che c'è stato e quello che verrà dopo il periodo di fermo forzato, nella musica del DOS; ad Agosto 2022 l'ingresso nel campo cinematografico, incidendo e creando interamente la colonna sonora del docufilm del regista Gianfranco Pannone “Le terre dei Caetani”. Il futuro album, di prossima uscita (estate 2023 per Filibusta Records)sarà il frutto di unulteriore processo di introspezione che ha portato l'artista a riscoprire il suo amore originario per la musica da camera, avvalendosi del percorso di  ricerca e sperimentazione portato avanti fin qui, e oltre; in un immaginario che esplora ora nuove visioni e mondi paralleli.

 

Spotify

https://open.spotify.com/album/0Ku5Wdpidx8jsJdQQrFkai

 

Dos Duo Onirico Sonoro Social Page

https://www.facebook.com/duooniricosonoro

https://www.instagram.com/dos_duooniricosonoro/

 

Filibusta Records Facebook Page

https://www.facebook.com/filibustarecords

 

Annalisa De Feo, voce, pianoforte, elettronica

Nick Valente, batteria

Composizione originale di Annalisa De Feo

Arrangiamenti di Annalisa De Feo e Nick Valente

 

 

Testo originale di Jean Philippe Descoins

La tempête roule , défie le ciel et se courbe;

La tempesta corre sfida il cielo e si piega

 

La tempête roule, épaisse et libre en fumant;

La tempesta corre, spessa, libera e fumante

 

La tempête gronde et le temps se fige un instant

La tempesta rimbomba e il tempo si arresta un istante

 

Comme le vent s'enroule et se berce doucement;

Come il vento si avvolge e si culla dolcemente

 

Comme le vent s'engouffre et tremble à présent;

Come il vento si intrufola e trema

 

Les longue perles du temps s'absentent et dansent un moment;

Le lunghe perle del tempo si assentano e danzano per un attimo

 

Les longues perles du temps ont pris la fuite à présent;

Le lunghe perle del tempo sono fuggite

 

 

 

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Federica Cerizza racconta il disco Casa: “Niente mi rappresenta di più del piano solo”

Si intitola Casa il disco d’esordio della pianista Federica Cerizza uscito per l’etichetta Filibusta Records nel novembre del 2022. Un disco in piano solo elegante, raffinato e ricco di contaminazioni dove il jazz si fonde con la classica e dove la musica diventa il sottofondo per raccontare una storia. Ecco il racconto di questo progetto…

Perché la scelta di fare un disco in piano solo?

Il piano solo è la dimensione più antica e personale che ho, mi accompagna da sempre, dall’infanzia ad oggi. Sedersi al pianoforte con lo scopo di cercare i miei suoni e dar loro senso e logica fino a costruire un discorso è qualcosa di cui ho ricordo dal momento stesso in cui ho messo le mani su un pianoforte. E’ la mia parte più autentica e personale, la cosa più onesta che posso offrire. Quando ho pensato al mio primo album è stato quasi automatico pensare ad un piano solo.
In questi anni ho avuto occasione di suonare in tante formazioni, dal duo a piccoli collettivi di improvvisatori, suonare con gli altri è meraviglioso e fa parte delle esperienze più belle che la musica e la vita possano regalare. Ma per ora nulla mi è più caro e sento più vero e mio dell’immaginario musicale che ho creato al pianoforte nell’arco di questi vent’anni di musica e di studio. E’ la mia fantasia, il mio modo di sentire la musica. In questo momento non c’è niente che mi rappresenti di più del piano solo.

Dopo l’uscita di alcuni singoli, nel 2022 sei arrivata a comporre un album, quale è stato il tuo percorso?

I due singoli usciti prima dell’album, Pastorale e Vibrazioni, sono nati dopo l’incontro con Luigi Bonafede con cui ho avuto l’onore di registrarli. Ma non erano inseriti in un progetto o in un’idea musicale più ampia. Sono riuscita a dare invece una forma al lavoro in piano solo dopo circa un paio d’anni di lavoro intensivo in questa direzione, in questo senso l’incontro con Stefano Battaglia e il lavoro che ho svolto con lui sono stati molto significativi per me.

Come descriveresti il genere e le sonorità di questo album

La musica del disco nasce dall’unione dei mondi musicali che amo di più: il jazz, la musica classica del Novecento, l’improvvisazione libera e alcune atmosfere del rock progressive.

I brani raccontano tue emozioni, raccontano storie?

Dietro ogni brano c’è un piccolo racconto o in generale un significato. Voci di fiume per esempio è il tentativo di ricreare l’effetto acustico di due fiumi che si incrociano, un luogo che esiste realmente e al quale sono affezionata. La bambina nella bolla è un brano dedicato al mondo dell’infanzia e in particolare è ispirato al racconto scritto da una bambina di cui sono stata maestra. Casa invece è un racconto sonoro che parte da atmosfere piuttosto cupe e a tratti meccaniche e man mano si schiarisce in una sorta di viaggio metafisico verso casa, inteso come il ritorno a percepire la propria umanità, ritrovarsi.

I brani sono associati a dei quadri, da dove sei partita, dalle composizioni che avevi in mente o dall’ispirazione visuale?

Prima c’è sempre la musica. Sono convinta che la musica abbia un significato intrinseco in sé, come pura arte del suono e non necessiti di parole per essere spiegata o immagini per essere resa meno astratta. Esiste però un pubblico oltre al musicista e io sono assolutamente convinta della necessità di andare oltre un pubblico di soli amatori o appassionati. La musica deve e può arrivare a tutti, a volte basta poco per superare certe barriere. Con gli house concert che organizzo a casa mia tocco con mano questa consapevolezza, tutti restano affascinati dalla musica e dall’energia che si crea.

Quando ho incontrato Laura Cignacco, l’autrice dei quadri, abbiamo ragionato su questo: dare agli ascoltatori una chiave di lettura in più per immergersi nella musica, pensando soprattutto a un tipo di ascoltatore che magari è sì affascinato dalla musica, che la cerca, ma che non è il classico appassionato di jazz, di classica... Dal mio punto di vista è un ottimo pubblico quello che dal nulla resta colpito da un tipo di musica che non ha mai ascoltato prima.   I quadri sono un linguaggio in più e sono pensati per circondare il pianoforte durante i concerti. Laura è stata completamente libera di creare le tele, non le ho dato nessun tipo di indicazione, le ho solo fatto ascoltare i brani finiti. Per me sono quadri bellissimi, ad altissimo impatto visivo.

Da cosa hai preso ispirazione per le tracce dell’album?

Il mio modo di comporre parte dal pianoforte, le idee nascono dalla pratica di tante ore di studio e improvvisazione libera. Poi cerco di condensare il discorso fino a creare un ambiente sonoro specifico che posso collegare a una mia esperienza diretta. Una cosa che mi sta a cuore e che sento mia. L’amore per il mondo dell’infanzia, la casa, il luogo dove si incrociano i fiumi che mi piace visitare, tutte cose molto vicine a me e personali ma che possono essere lette in modo ampio e universale.

Da cosa trarrai ispirazione per il prossimo album?

Non so ancora! E’ tutto da vedere, di certo sarà un disco pensato per una formazione, dal trio in su.

Hai delle date in programma?

Sì, suonerò il 10 dicembre alla Filanda di Martinengo (BG), l’11 dicembre alla Fondazione Piseri a Brugherio (MB) e il 13 alla Pieve a Cologno Monzese (MI).  A gennaio suonerò il 14 da Kono Dischi a Biella, il 19 al Libero Pensiero a Lecco e il 25 a Milano nella Sala Devatta.

 

 

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Esce Controra: il disco d'esordio degli ALP Trio – etichetta Filibusta Records

  • Pubblicato in Pagina News

Si intitola Controra il disco d’esordio degli ALP Trio in uscita per l’etichetta discografica Filibusta Records (distr. Digitale Believe, distr. Fisica Goodfellas). La band è formata da tre polistrumentisti molto versatili, attivi da tempo in diverse formazioni e in progetti solisti. Parliamo di Fabio Anile, pianista che ha composto musiche per cortometraggi e installazioni audiovisuali, Luca Pietropaoli, alla tromba e al basso che ha collaborato in gruppi come Fonderia, Pensiero Nomade ed Ensemble Enarmonia, e infine Salvatore Lazzara, chitarrista e bassista, che è il fondatore di Pensiero Nomade ed uno dei componenti della band prog rock dei Germinale.

Cosa si nasconde dietro a questo progetto? Partiamo dal titolo. Fin dall’antichità, in certi luoghi, nel pieno dell’estate, le giornate hanno un giro d’ore, dopo il mezzogiorno, in cui la calura è più profonda, la luce più abbagliante e il mondo è immerso in una calma immobile e rovente. Chiunque abbia fatto esperienza della stagione estiva al sud, o comunque nelle zone mediterranee, sa di cosa stiamo parlando: si potrebbe dire che questa parola sintetizza non solo una serie di cose che si fanno (o meglio, che non si fanno) durante quel periodo del giorno, ma anche i pensieri che nascono, e con loro i desideri.

Secondo Platone, in questo periodo di tempo il sole si arresterebbe a metà del suo corso e renderebbe infuocati il cielo e la terra; le cicale cantano e inducono torpore mentale, gli uomini abbandonano i luoghi aperti e si rifugiano al coperto, nelle grotte o nelle case per riposarsi. In quel momento escono Pan, le Ninfe ed altre divinità, che possono invasare e possedere gli incauti che escono. La controra è letteralmente un’ora contraria, avversa all’attività, in cui si rifugge l’aperto e si cerca riparo al fresco di una casa, in un giardino, in un luogo appartato. E perciò diventa un momento di rifugio, attesa, riposo e di sospensione del tempo. Abbiamo provato a immaginare quale musica potesse nascere nella controra e, da mediterranei, abbiamo provato a mescolare le nostre influenze sulla base di questa idea, dando vita appunto ad una musica per lenire il caldo, l’apatia languida, e che lascia sospesi in attesa che il tempo scorra. Ogni traccia segue il fluire delle ore e delle fasi del sonno, fino all’inevitabile risveglio.

ALP Trio – bio: Controra: la musica possibile, dopo il silenzio. ALP Trio è il tentativo di trovare una risposta alla domanda sulla musica che può accompagnare il nostro tempo. Soprattutto dopo che ogni genere è stato attraversato, ogni esperienza compiuta, ogni suono ascoltato. Quello che potrete trovare in questo progetto musicale è il risultato di un intenso e meticoloso lavoro di sottrazione, di ricerca dell’essenza, della misura e del ritmo necessario. Non è un caso che il cd si chiami “controra”, quel momento del giorno in cui non è possibile tollerare azioni superflue, pensieri superflui, desideri superflui. La parte del giorno che si dichiara più vicina alla quiete, solo apparentemente stanca e lenta. Che è poi l’unico modo di esistere e resistere in questa vita inutilmente veloce, francamente illusoria, spesso inautentica. Fabio Anile, Salvo Lazzara e Luca Pietropaoli hanno compiuto un’opera di sublimazione dei generi a loro più cari, il jazz, l’ambient, l’elettronica, alla ricerca di una pulsazione e una risonanza più profonde.

 

Link per ascoltare il disco

https://bfan.link/controra

 

Line up:

Salvo Lazzara: electric guitar, 9 strings touch guitar, noises & soundscapes

Luca Pietropaoli: trumpet, electric bass, double bass, drum programming

Fabio Anile: piano, synths, percussions

 

Tracklist:

[14:00 PM] / [14:05 PM] / [14:11 PM] / [14:14 PM] / [14:23 PM] / [14:27 PM] / [14:33 PM] / [14:38 PM]

 

Discografia:

ALP Trio – Controra (Filibusta Records, 2022, album)

 

Luca Pietropaoli: Ha cominciato a giocare con la musica fin da tenera età: i vinili di Bach, Inti-Illimani, The Beatles, Simon & Garfunkel erano perfette colonne sonore di concerti immaginari da mettere in scena con ogni sorta di strumento improvvisato. Principale canale espressivo del desiderio di creatività, la musica lo ha da sempre attratto nelle sue innumerevoli declinazioni temporali e geografiche. Trombettista, cornettista, bassista, sound designer e compositore, ha lavorato e pubblicato album in ambito progressive jazz (Fonderia), world jazz (Pensiero Nomade), rinascimentale (Concerto Romano, Officina Musicae), sinfonico (Ensemble Enarmonia) ed elettronico (in veste solista), esibendosi dal vivo in Italia, Inghilterra, Germania, Austria, Belgio, Lussemburgo. Album e collaborazioni: “Fonderia” (Bizzarre Production, 2002) con Fonderia; “Re>>Enter” (Vinyl Magic, 2006) con Fonderia; “My Grandmother’s Space Suit (Biz, 2010) con Fonderia; “Imperfetta solitudine” (Filibusta records, 2013) con Pensiero Nomade, “Guided by Noise” (Filibusta records, 2017) con Salvo Lazzara; “Appunti per una teoria delle maree” (Filibusta records, 2018) con Salvo Lazzara, Davide Guidoni e Claudio Milano; “Outside the Cave” (NAU records, 2014) come solista; “Microdancing” (2020) come solista.

Fabio Anile: Pianista di formazione classica, Fabio anile (classe 1970) si è accostato sin da giovanissimo alla musica spaziando in generi diversi, ma sempre con una predilezione per la dimensione cinematica di essa. Dalle atmosfere dell’ambient più rarefatta, all’ostinato del minimalismo classico, la ricerca sonora di Fabio Anile si muove sempre lungo la stessa direttrice: la sua musica è un lavoro sul tempo e la sua percezione. Ha composto musiche per cortometraggi e istallazioni audiovisuali. Album e collaborazioni: “Music for Piano and Strings” (in uscita a Gennaio 2023), “Fractal Sextet” (Alchemy records, 2022), “Weightless” (Laverna, 2009), “Fractal Guitar 1”, “Fractal Guitar 2” (con Stephan Thelen), “Materia e Memoria” (con Pensiero Nomade), “Sacro e Profano” (soundtrack per mostra fotografica), “Non da sola” (corto di Xavier Plagaro Mussard, 2011), “La Pelosa” (corto di Xavier Plagaro Mussard, 2010), “Artificialia” (istallazione multimediale di Luigi Pagliarini). Live Performance: si è esibito in numerosi festival nazionali e internazionali a Roma, Firenze, Milano, Zurigo, Colonia, Berlino, Anversa e negli States a Santa Cruz (come headliner), San Diego, Oakland. Nel 2009 si è esibito on-line al primo Virtual Sound and Visual Festival (VSV Festival) e ha prodotto in primo “International Live Looping Festival” in Italia (Roma, 2009).

Salvo Lazzara: Chitarrista e bassista. Dopo gli esordi nella new wave e dark wave si dedica al progressive rock con la band Germinale, con cui incide cd fino alla fine degli anni ’90. All’inizio degli anni 2000 inizia un percorso solista con il moniker Pensiero Nomade, un progetto in cui si dedica alla ricerca sonora, fra musica acustica e world jazz, contaminata da minimalismo ambient e da elettronica. Album e collaborazioni: “E il suo respiro ancora agita le onde” (Mellow records) con Germinale; “Cielo e terra” (Mellow records) con Germinale; “Scogli di sabbia” (AMS BTF) con Germinale; “La vostra ansia di orizzonte” (MA.RA.CASH. records) con Stefano Giannotti; “Guided by Noise” (Filibusta records) con Luca Pietropaoli; “Appunti per una teoria delle maree” (Filibusta records) con Luca Pietropaoli, Davide Guidoni e Claudio Milano; “Per questi ed altri naufragi” (AMS BTF) con Pensiero Nomade; “Tempi migliori” (AMS BTF) con Pensiero Nomade; “Materia e memoria” (Dodici Lune) con Pensiero Nomade; “Imperfetta solitudine” (Filibusta records) con Pensiero Nomade; “Da nessun luogo” (Filibusta records) con Pensiero Nomade; “Canti del disincanto” (Filibusta records) con Pensiero Nomade; “Un cerchio perfetto” (Filibusta records) con Pensiero Nomade.

 

Link:

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Social

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Giuseppe Santelli parla del nuovo disco Il Sognatore: “Un punto di partenza per nuovi stimoli”

Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records, l Sognatore è l’ultimo disco del pianista Giuseppe Santelli. Un progetto ricco di contaminazioni in cui il jazz incontra il mondo classico, sposando culture provenienti da diverse parti del mondo. Completano la formazione che ha preso parte a questo lavoro Alessio Iorio al basso elettrico e contrabbasso e Simone Ritacca alla batteria e percussioni. Il leader di questo trio ci ha raccontato questa nuova avventura

Per cominciare l'intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Il disco è composto da otto mie composizioni e per realizzarle mi sono ispirato a storie, film e stati d’animo differenti. Per illustrare musicalmente questi “quadri” ho utilizzato varie tecniche compositive attingendo dalla mia esperienza di studi e di ascolti in cui ho incontrato sia il mondo classico che quello jazz.

Raccontaci adesso la tua storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Da anni mi dedico alla composizione e ho pensato che i brani de “Il Sognatore” avessero bisogno di due musicisti come Simone Ritacca (batteria e percussioni) e Alessio Iorio (basso e contrabbasso). Ci eravamo già incrociati musicalmente in altre formazioni, ma è grazie alla preparazione del disco che il trio ha raggiunto un legame e un interplay necessari a conferire un suono personale ai brani.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

Proprio così! “Il Sognatore” è la fotografia di questo mio tempo, in cui sto mettendo in ordine tutto il materiale musicale percepito in questi anni. Mi piace pensare che ogni progetto sia sempre un punto di partenza che mi renda pronto a nuovi stimoli e a nuove evoluzioni.

Se parliamo dei vostri riferimenti musicali cosa ti viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

Nel corso della mia formazione musicale, molte sono state le influenze che hanno lasciato una traccia nelle mie composizioni; il cassetto è pieno di nomi e di generi musicali: passando dal Rock e Hard Rock dei Led Zeppelin, Deep Purple, Quenn, Pink Floyd, al Pop italiano e internazionale di Pino Daniele, Fabio Concato, Stevie Wonder, fino ad arrivare al jazz di Bill Evans, Michel Petrucciani, Michel Camilo, Miles Davis, ecc.

Come vedi il tuo progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla tua musica?

Non posso prevedere quale possa essere l’evoluzione del mio progetto perché le mie composizioni si basano sul mio stile di vita attuale. Abbiamo il grande desiderio di portare “Il Sognatore” in giro per il mondo e riempire la valigia di nuove esperienze che sicuramente contribuiranno alla scrittura di nuovi brani.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Stiamo predisponendo in comune con la nostra etichetta e l’ufficio stampa un tour di concerti; intanto la sala prove è un appuntamento fisso per mantenere l’amalgama tra di noi, e per testare e sperimentare le mie nuove idee compositive.

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