Jazz Agenda

L’Italian Tango Quartet presenta il nuovo disco a Villa Celimontana

Se la nostra recensione de “Il Tango da Napoli a Buenos Aires”, nuovo lavoro del Giuliana Soscia & Pino Jodice quartet, vi ha incuriosito, è arrivato il momento di testare dal vivo la forza evocativa della formazione capitanata dal pianistaPino Jodice e dalla fisarmonicista Giuliana Soscia, che si esibirà il 13 agosto sul palco diVilla Celimontana per presentare il suo terzo album in studio, uscito per Alfa Music. Ci si prospetta un suggestivo viaggio musicale che ci condurrà, come per incanto, dai vicoli partenopei alla frenesia della capitale argentina, tra composizioni originali e riletture in chiave Jazz di brani dei maestri Roberto De Simone e Astor Piazzolla. Completano il quartetto Aldo Vigorito al contrabbasso e Giuseppe La Pusata alla batteria.

Ciccio Russo

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Il Trio sul palco di Villa Celimontana

Di “CanzoniPreludiNotturni”, primo sigillo discografico de Il Trio, vi abbiamo già parlato ampiamente in sede direcensione. Tra pochi giorni potremo goderci questa scommessa di Alfa Music sul palco del Villa Celimontana Jazz Festival. Il 7 agosto prenderà forma on stage un progetto che raccoglie tre delle personalità più significative della scena Jazz italiana: il contrabbassista Giovanni Tommaso, l’iperattivo batterista Roberto Gatto, che si esibirà anche con il suo quintetto il 21 agosto, sempre nell’ambito del festival di Villa Celimontana, e il pianista Enrico Intra, autentico “primus inter pares”, in quanto principale responsabile delle composizioni. Ci attende un repertorio quasi interamente costruito su brani originali e su un nuovo modo di concepire l’improvvisazione, che vive in una interpretazione intensa e partecipata, in un dialogo che non trascura i più minuti dettagli. Uno degli eventi da non perdere di un’estate romana che, anche in pieno agosto, continuerà a regalare grande musica a tutti gli appassionati rimasti nella capitale.

Ciccio Russo

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Tra il tempo e la distanza – opera prima di Roberta di Mario

Musicista e cantautrice dalle diverse sfaccettature, Roberta di Mario, dopo un lungo percorso cominciato con gli studi classici, ha da poco esordito con un progetto discografico dal titolo Tra il Tempo e la Distanza. Il disco, pubblicato dall’etichetta Alfa Music, rappresenta forse una sintesi di diversi linguaggi musicali,  in cui confluiscono le esperienze che la hanno accompagnata nel corso della sua vita. Lei stessa ci ha raccontato questa sua prima avventura e il percorso che ha portato verso la genesi di questo progetto.

Roberta, Tra il tempo e la distanza è un disco in cui abbiamo notato la presenza di molte contaminazioni. Ci vuoi raccontare le genesi del progetto e perché la confluenza di tradizioni e sonorità diverse?

“Questo Album mi rispecchia tanto, mi racconta “tra il tempo e la distanza” di questo mio cammino nella musica e nel mondo di suoni e parole. C’è tutto quello che ho raccolto, vissuto, sentito in questi miei anni di musica, che dall’estrazione classica mi ha portato al mondo delle colonne sonore per poi passare alla canzone ed al piano contemporaneo. La definizione di confini stilistici sfugge perché non c’è un confine, sono andata ad istinto dove le mani, il cuore mi portavano e come primo progetto discografico significativo mi piace pensare  ci sia “tanto”, sarà compito del prossimo  eventualmente, se ce ne fosse bisogno,  di  “snellire”…”

Hai cominciato a suonare dedicandoti al piano classico. Ci vuoi raccontare questo passaggio alla musica d’autore?

“Semplicemente c’era l’urgenza di raccontare pensieri attraverso la parola. Nulla era pianificato. Le parole inopportune sono arrivate e non ho potuto fare altro che ascoltarle… Il canto è poi venuto da sé, ho sempre amato cantare, ma mi sono concessa a lui quando mi sono sentita davvero pronta. In questo percorso ho cercato di far coincidere la mia importante preparazione classica con un mondo un po’ più “pop”, il classico al servizio del moderno, il rigore accademico per l’estro creativo che ha sempre contraddistinto la mia vita!”

Visto che ci occupiamo principalmente di Jazz, e abbiamo notato che in alcuni brani c’è anche una forte componente di questo tipo, volevamo chiederti quale è il tuo rapporto con questo genere?

“Il mio rapporto è assolutamente “delicato”, mi avvicino con timidezza ed umiltà, perché non è il mio primo territorio di competenza…ma le mie dita spesso mi fanno sorprese graditissime e vanno a toccare tasti ed a creare accordi che molto si avvicinano a quel mondo e sempre d’istinto mi portano a scrivere in quella direzione…Il grande  lavoro di Alfamusic e del Maestro Arrangiatore Gianni Savelli è stato quello di non “snaturare” il senso di ogni mio brano mentre invece, ogni tanto, di colorarlo, rivestirlo di spunti jazz, di eleganza ed intensità!”

Per quanto riguarda la tua maturazione artistica, invece, quanto è stato importante l’ambiente in cui sei cresciuta?

“E’ stato importante perché iniziai a vivere la musica prestissimo, imparai a leggere le note ancora prima di andare a scuola. Ci sono stati gusti differenti, passioni differenti, ma ogni momento il pianoforte mi accompagnava, proprio come estensione del mio essere…è da lì che si crea ogni composizione, è da lì che tutto ha inizio ed è per me meraviglioso fare live piano /voce, perché nulla è filtrato, la musica così come è nata si esprime in totale libertà e nella mia dimensione più vera…”

Quali sono stati, quindi, i tuoi punti di riferimento nell’arco della tua carriera? Mi riferisco alle musiche e alle persone che hai incontrato durante il tuo percorso artistico.

“Sicuramente il mondo classico. Bach , Debussy  sono le radici. Due secoli diversi, il rigore, l’armonia da una parte  e la sospensione ed il mistero  dall’altra. Penso di essere riuscita ad unire questi due poli, soprattutto nei brani strumentali (2 tracks all’interno dell’Album).Il cantautorato italiano (Concato, Casale, Mina, Vanoni, Conte, anche qualcosa di Elisa) ed il mondo brasiliano di Jobim, le ballad di Diana Krall e di Nora Jones. Persone tante, chi mi ha capito fino in fondo poche. Non è un momento felice per la musica. Sono però profondamente grata ad alcune anime che mi hanno dato la chance di mettermi in gioco e svelare chi veramente sono…giorno dopo giorno…attimo dopo attimo…”

E invece le esperienze che ti hanno formato maggiormente?

“L’Accademia sicuramente, qualche masterclass con cantautori di spicco (Bungaro, Rossana Casale), mio figlio (e qui in particolar modo le mamme si sentiranno vicine..), giornate distorte ed in bilico, difficili, che mi hanno spinto a tirare fuori ancor più grinta…e la registrazione di questo disco, un momento potente per la libertà di espressione e per la realizzazione di un sogno.”

Per il futuro, quali saranno i tuoi prossimi progetti?

“Tanti live, la promozione di questo Disco in giro per l’Italia, nuovi brani (già tanti nel cassetto),  nuovi dischi qualche attimo di respiro per focalizzare dove sono arrivata e procedere, sempre con grinta, dolce, ma decisa verso la Musica , verso i miei sogni e le mie poetiche “Rivoluzioni”.”

 Roberta, grazie mille per l’intervista e in bocca al lupo per questo tuo progetto.

“Grazie a Voi!”

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The Illusionist, il nuovo lavoro di Stefania Tallini

Stefania Tallini è una pianista molto originale, le sue melodie si colorano spesso di jazz, ma la sua vera impronta è legata alla musica classica, a quella cubana e soprattutto a quella brasiliana. Un’artista, quindi, molto vicina a quel genere che potremmo definire “Di Confine” o “Crossover”, che spesso fonde il linguaggio della musica classica con quello del jazz. “The Illusionist”, pubblicato da Alfa Music, è l’ultimo lavoro che ha appena finito di registrare in studio, un “Piano Solo” ricco di tutte quelle contaminazioni che rendono la sua musica così particolare, un’esperienza importante, forse unica, per una pianista che possiede uno stile inconfondibile. Stefania ci ha raccontato i retroscena di questo nuovo lavoro.

Stefania, una domanda per rompere il ghiaccio: in precedenza hai registrato diversi Cd ed ora hai appena terminato questo lavoro di “Piano Solo”: tutto questo ha un significato particolare per te?

Si, totalmente. Il Piano Solo è una cosa molto, ma molto particolare perché significa essere sinceri fino in fondo, senza nascondersi, senza “affidarsi” agli altri, senza scappare. Ti senti fragile, non hai difese, sei nudo, a pelle viva e con l’esigenza profonda di esprimere quel sentire ma con la paura di non riuscire a farlo. Quindi c’è una totale libertà di essere quello che sei, ma anche una totale costrizione a dover essere quello che sei, senza trucchi, senza fughe di nessun tipo. Il Piano Solo è l’esperienza più difficile, è l’esperienza musicale più completa e può anche essere pericoloso perché, se cancelli il resto del mondo, c’è il rischio che suoni per te stesso senza condividere la musica.

In fondo per chi scrive e per chi compone c’è l’esigenza di esprimersi, di andare verso l’esterno e se non raggiungi questa dimensione rischi di rifugiarti nell’astrazione. Questo lavoro di “Piano solo” è stato molto importante proprio perché l’ho fatto senza sentirmi sola.

Quindi,“The Illusionist” è il titolo e anche un brano di questo tuo ultimo Cd; rappresenta forse un filo conduttore?

In realtà The Illusionist nasce da una dedica, ma alla fine ha dato il senso all’intero Cd. L’illusionista può essere inteso anche come una figura negativa, perché è un essere che ti illude e ti seduce con i suoi trucchi. Io penso che il musicista se vuole può ingannare il pubblico con escamotages virtuosistici o melodici e armonici che però possono non essere sinceri e profondi. Il “gioco” in questo disco è stato quello di provare ad essere un’illusionista che potesse trasformare il suo vissuto più intimo in suono, senza ricorrere a “trucchi musicali”, ma solo – come dico nelle note di copertina – andando “nel cuore del mio cuore”, cioè cercando l’essenza vera di ciò che volevo esprimere.

Quali esperienze musicali sono confluite in “The Illusionist”?

Quando compongo non ho mai degli obiettivi, i miei brani nascono sempre dall’improvvisazione, scrivo sempre ad orecchio e, soltanto quando ho terminato, capisco dove sono arrivata. Comporre mi viene istintivo, è come se fosse un’improvvisazione a rallentatore, tuttavia, gli elementi che utilizzo provengono dalle esperienze che ho fatto in tutti questi anni; c’è la musica colta, c’è la musica cubana e soprattutto molta musica brasiliana di cui sono una grande appassionata. Esiste un mondo di musica brasiliana che in Europa è ancora sconosciuto ed  io mi sono avvicinata a questa dimensione da quando avevo 15 anni. Con il Brasile ho anche un forte legame affettivo e spero di andarci presto per suonare.

Quindi, se consideriamo questa tua grande passione per la musica sudamericana e soprattutto per quella brasiliana, come definiresti le tue composizioni?

Nell’ambiente non sanno mai come definirmi e alla fine concludono dicendo che io faccio una  musica “di confine”, cosiddetta “crossover”. Sicuramente la mia musica non è jazz nel senso classico del termine e forse si avvicina più ad un jazz europeo, un linguaggio che spesso si fonde con quello della musica classica e in cui lo Swing non è obbligatorio. All’inizio vivevo tutto questo con un complesso d’inferiorità per non suonare “come una vera jazzista”… ora, invece, sono fiera di questa caratteristica perché in questi anni – suonando la mia musica e ciò che sentivo più forte dentro – ho trovato un mio linguaggio. 

Adesso si parla molto di Jazz al femminile, e molti esperti dicono che tu sei uno dei maggiori esponenti di questo filone: ti ritrovi in questa definizione?

Beh, mi lusinga questa cosa e ne sono felice, ovviamente! Però per farti capire anche la situazione rispetto all’essere donna nel jazz ti racconto due aneddoti: una volta un uomo che mi aveva sentito suonare mi ha detto: “Accidenti, suoni benissimo per essere una donna!” E un’altra volta un altro ha usato queste parole: “Ma tu componi come un uomo!”. Non so se devo offendermi o se devo rallegrarmi quando sento queste cose, ma per me la musica è una dimensione inconscia, umana; la musica non è dell’uomo o della donna, è degli esseri umani e gli esseri umani sono tutti uguali, anche se diversi. Posso dirti solo che una cosa l’ho notata: che le composizioni delle donne spesso sono più imprevedibili e seguono percorsi molto particolari; mentre quelle degli uomini a volte sono più razionali ed “esplicite”. Ma questo è soltanto un modo diverso di concepire la vita e di essere uomo o donna, però poi fare una separazione netta mi sembra anche una forzatura. In ogni caso ti posso dire che essere donna compositrice in un contesto dove gli uomini sono la netta maggioranza, è stato ed è molto difficile! Molta strada c’è ancora da fare per far sì che certi “complimenti” non siano più quelli…

Stefania, una domanda per concludere: quali saranno i tuoi prossimi progetti?

Per quanto riguarda i progetti discografici, ora sono ancora immersa nella scia del nuovo disco; per i “Live” i prossimi appuntamenti sono venerdì 25 giugno alle 22:30 (alla “Stanza della Musica” di Radio3) e il 7 luglio a Roma, per presentare “The Illusionist” a Villa Celimontana.

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