Jazz Agenda

“Live Report: Il battesimo” del Daniele Pozzovio Trio alla Casa del Jazz

danielepozzovio1
danielepozzovio10
danielepozzovio11
danielepozzovio14
danielepozzovio15
danielepozzovio17
danielepozzovio18
danielepozzovio19
danielepozzovio21
danielepozzovio24
danielepozzovio29
danielepozzovio3
danielepozzovio31
danielepozzovio33
danielepozzovio34
danielepozzovio35
danielepozzovio36
danielepozzovio5
danielepozzovio6
danielepozzovio8
01/20 
start stop bwd fwd

Tra i giovani talenti dell’attuale scena jazzistica capitolina Daniele Pozzovio, che martedì 10 maggio ha presentato il suo nuovo progetto in trio alla Casa del Jazz, emerge per la sua “gavetta”. Romano classe ’77, si diploma presso la Saint Louis Jazz academy di Roma nel 1996 e al conservatorio di Frosinone nel 2000 con il massimo dei voti. Nello stesso anno frequenta i seminari del Berklee College of music di Boston; conseguendo un riconoscimento alla carriera ed una borsa di studio per la Berklee university, per poi suonare in diverse edizioni di Umbria Jazz. Compone ed esegue al pianoforte le colonne sonore di film appartenenti alla storia del cinema muto, tra i quali: MetropolisL’Inferno del dott. Mabuse di Fritz Lang, il Gabinetto del dott. Caligaridi R.Wiene, l’Uomo con la macchina da presa di D.Vertov, alcuni cortometraggi dei fratelli Lumiere, il viaggio sulla luna di G.Melies, commissionate dall’istituto di cultura tedesca a Roma. Nel 2001realizza un omaggio a Man Ray: una performance di arte realizzata insieme a delle installazioni di pittura elettronica e musica, in collaborazione con Alfredo Anzellini. Nella sua carriera ha collaborato con musicisti come Bruno TommasoGiovanni TommasoStefano TagliettiStefano BollaniRamberto Ciammarughi,Massimo ManziAldo Bassi Gabriele Coen. Nel 2003fonda insieme ad Alvise Seggi l’Arteval TrioScrive nel 2003 quattro colonne sonore realizzate per la rubrica di Rai-educational Il mosaico su delle animazioni per bambini tratte da 4 favole di Alberto Moravia, oltre a diverse collaborazioni con Rai 3. Collabora con l’Istituto superiore di fotografia (2004) per la realizzazione di un seminario di tre appuntamenti sul cinema espressionista tedesco, realizzando tre colonne sonore per il FaustMetropolis ed il Gabinetto del dott. Caligari. Fonda insieme a Leonardo Cesari Max Ottaviani l’Organic Trio, con il quale suona subito al Circolo del Ministero degli esteri. Nasce da qui il progetto Tenco 2005 con Raffaela Siniscalchi cantante di Nicola Piovani. 

Trampolino di lancio per il Trio di Daniele Pozzovio (Daniele Pozzovio al piano, Giorgio Rosciglione al contrabbasso e Andrea Nunzi alla batteria) è, come dicevamo, l’importante “vetrina” della Casa del Jazz, che porta a battesimo questa nuova formazione, come lo stesso Daniele ci racconta: “Con Giorgio suoniamo insieme da una decina di anni. Tra le diverse esperienze fatte assieme c’è anche la creazione di un festival. È un rapporto più duraturo e continuo. Anche Andrea lo conosco da 10 anni, ma sono state minori le opportunità per suonare con lui. Era tanto che volevo farlo però, quindi questa è stata l’occasione… Ed eccoci qua! In pratica il trio nasce stasera. Questo concerto è inoltre il preambolo al disco che pubblicherà la Casa del Jazz e che registreremo a luglio durante l’evento di Villa Celimontana”. Il repertorio esplora un po’ tutte le sfaccettature del jazz classico: “Più vado avanti più mi lego alla tradizione. Sto facendo un back molto forte verso il materiale degli anni ’40-’50”; purtroppo con l’assenza, per questioni tecniche, dei brani originali: “L’esigenza di portare avanti brani originali è forte. Oltre che dal mio background classico, traggo ispirazione molto dai i musicisti con cui lavoro, che mi consigliano anche”. La sua (giusta) “arroganza musicale” contrasta con un’estrema timidezza, che lo porta a sedere di spalle al piano quasi a voler sfuggire agli sguardi e alle lodi del pubblico. Eppure lo si riscopre scenografico e fiero nell’esibizione finale al piano solo, in cui dà un’alta dimostrazione della sua bravura. Rosciglione, come sempre maestrale, fa un po’ da guida e un po’ da tramite tra il pubblico e Pozzovio. Il concerto risulta fitto e incalzante, nel susseguirsi dei brani come nei gesti dei musicisti stessi, tenendo tutti col “fiato sospeso” fino alla fine. Decisamente meritevole la formazione e l’intera serata, immeritata la sala semivuota!

Serena Marincolo

foto di Valentino Lulli

Leggi tutto...

Domenico Sanna Trio – Too Marvelous Words – una recensione

Uno dei più talentuosi pianisti jazz emerso negli ultimi tempi è il giovane Domenico Sanna. Il suo primo disco è “Too marvelous for words”, pubblicato dalla nuova casa discografica Tosky Records. Si tratta  del disco con cui questa etichetta ha esordito sul mercato, e non avrebbe potuto fare scelta migliore: la Tosky Records, infatti, si propone di valorizzare i talenti musicali attraverso quattro diverse linee editoriali (jazz, pop-rock, musica per cinema e tv, context). Pianista giovane, dicevamo, ma già di solida esperienza, Domenico Sanna a soli 20 anni si esibisce nel locale Blue Note di Milano in qualità di ospite del Fabio Mariani Group. Studia pianoforte con musicisti di fama, sia italiani che stranieri: Greg Burke, Pino Iodice, Andrea Beneventano, Kenny Barron, Gorge Cables, Salvatore Bonafede e molti altri e nel 2007 si diploma a pieni voti presso l’Università della Musica.Vince, quindi, vari premi, tra i quali il Luca Flores 2009 e collabora con noti jazzisti: Stefano Di Battista, Giorgio Rosciglione, Flavio Boltro, Roberto Gatto, solo per citare alcuni nomi. Finalmente lo scorso anno approda all’incisione del primo disco a suo nome, appunto “Too marvelous for words”. Si tratta di un album estremamente elegante, raffinato, che vede la collaborazione fondamentale di due maestri dei rispettivi strumenti: Giorgio Rosciglione al contrabbasso e Marco Valeri alla batteria.

Proprio la scelta di avvalersi di musicisti appartenenti a generazioni tanto diverse  (Rosciglione un punto di riferimento per il jazz italiano sin dagli anni ‘60; Valeri ormai una certezza della nuova generazione di batteristi e con un curriculum già ricco di prestigiose collaborazioni) fornisce la cifra stilistica dell’album, per il quale non è fuori luogo il termine “vintage”. In esso, infatti, si respirano atmosfere musicali retrò coniugate alla moderna sensibilità di Sanna, che pur ispirandosi evidentemente a pianisti noti come Ahmad Jamal e George Shearing, se ne distacca attraverso il suo talento, la sua personale esperienza e sensibilità. Nel disco si alternano riletture di noti standards (vale la pena ricordare almeno “Promenade” di Gershwin ) ed interessanti brani originali: in entrambi i casi ciò che risalta è un notevole affiatamento tra i musicisti, che si esprime nell’equilibrio delle melodie, nelle sonorità morbide, avvolgenti e negli arrangiamenti estremamente curati. D’altronde non è un caso che un pianista di fama e di consolidata esperienza come Dado Moroni sia rimasto profondamente colpito dall’ascolto di “Too marvelous for words”, al punto da esserne commosso: “La musica che stava uscendo dai miei speakers (…) raccontava storie antiche, ma usando un linguaggio nuovo e l’unico modo in cui potevo descriverla stava nell’immagine che un grande pianista americano, sul finire degli anni ’50, quindi nel pieno boom della fantascienza, avesse trovato il modo di viaggiare nel futuro (…) e poi fosse tornato nel passato e avesse inciso un lavoro che raccontasse le sue avventure impossibili (…)”. Insomma, un disco forse inusuale nell’attuale panorama jazz, ma che conquista per la sua elegante e riuscitissima miscela di sapori antichi ed umori moderni.

Marianna Giordano

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS