Danilo Zanchi, giovane chitarrista di talento, irrompe sulla scena del jazz italiano con un esordio discografico in grande stile: “Looking Ahead” è il titolo del suo primo disco, firmato Danilo Zanchi trio, che vanta infatti due presenze molto forti: Ares Tavolazzi e John Arnold.
Danilo, come nasce questa sinergia?
“Nasce tutto dal tantissimo studio e dalla mia grande passione per il jazz, per questa musica che sento essere l’unica che mi permette di esprimere me stesso, i miei sentimenti in modo vero. E poi, si sa: non tutto ha una logica. Looking Ahead è arrivato un po’ sorprendendo anche me stesso. Ero pronto per il grande passo, ma non ne ero consapevole. Avevo composto tanta musica, e poi una serie di circostanze fortuite e non, ha permesso che accadesse davvero, e tutto si è realizzato prendendo una forma coerente.”
Un trio estremamente eterogeneo sia per il vissuto musicale che per il carisma di ognuno dei componenti. Come si è tradotta, per la tua musica, questa diversità?
“Si indubbiamente è un trio molto eterogeneo e proprio per questo penso che la mia musica abbia solo potuto giovarne. L’esperienza, il vissuto e l’identità artistica di un personaggio come Ares, componente degli Area – gruppo che ha segnato la storia della musica italiana – e John Arnold, il suo drumming di oltre oceano, la sua modernità, i suoi consigli e la sua umanità….beh, posso dirmi fortunato. Loro hanno amato subito le mie composizioni e il suonarle insieme ha permesso ai brani di prendere vita, di diventare qualcosa di speciale.”
Da quale spinta creativa nasce questo tuo primo disco?
“Difficile dirlo razionalmente. So per certo che è avvenuto tutto come una gravidanza e poi al momento giusto, una nascita. Ci giravo intorno da parecchio e componevo, e studiavo.ma ad un tratto i brani hanno preso forma e si sono anche in un certo senso collegati tra loro in modo coerente…mi sono accorto che avevo qualcosa da dire, e ho fatto di tutto per dirlo!”
Il titolo dell’album è “Looking Ahead”: quale è il panorama che hai “osservato” componendo la tua musica?
“Io sono nato in campagna, da una famiglia che coltiva ancora adesso la terra. Amo la natura, e ho composto tutta la mia musica stando in mezzo ai prati a guardare paesaggi aperti. Quando lo sguardo può andare lontano, ti senti anche più libero e più creativo. Questo ha poi corrisposto ad un guardare avanti anche in senso musicale, uno staccarsi dalla tradizione cercando linguaggi nuovi e più moderni.”
Essendo il tuo primo lavoro, questo disco rappresenta tutto il tuo vissuto musicale e personale, molti anni di crescita e trasformazioni. Ce li vuoi raccontare?
“Indubbiamente “Looking Ahead”, essendo il mio disco di esordio, esprime una sintesi grandissima tra tutta la musica che ascoltavo nella mia giovinezza, il rock, il blues, e poi la folgorazione ed il passaggio definitivo all’amore per il jazz, quando un amico mi fece ascoltare “Bright Size Life” di Pat Metheny. Ne riamasi sconvolto. Cominciai a studiare ore ed ore al giorno, scale, accordi, volevo improvvisare, volevo suonare jazz! Ho iniziato anche ad ascoltare, ascoltare tantissimo, i grandi della tradizione jazz, da Wes Mongomery a Charlie Parker, etc. etc., per poi fare una sintesi di pensiero musicale, mettendoci qualcosa di mio, di personale.”
In quale arco di tempo lo hai composto?
“Erano almeno 3-4 anni che componevo, fino agli ultimi brani arrivati che sono di un anno fa. Certamente quando si compone i brani non sono mai i definitivi: li correggi, li rivedi. E’ come una scultura: si toglie il superfluo fino ad arrivare alla sintesi… “arte per levare”
Quali radici musicali ritroviamo nei tuoi brani?
“La musica nasce da ciò che hai ascoltato e poi elaborato in un tuo pensiero personale. Provengo dalla tradizione, che si percepisce soprattutto nell’ultimo brano dell’album “Bop Dizy”, un omaggio al bop, ma se senti le altre mie composizioni, si aprono ad un jazz che sembra più di radici nord europee che afro americane. Le influenze sono tante, ci sono anche dei colori più esotici come in “Arabian Spring” dove puoi trovare delle sfumature di ispirazione arabeggiante.”
E’ questo un periodo molto particolare per l’industria discografica. Com’è il tuo rapporto con Alfa Music, l’etichetta con cui è uscito il disco?
“Il rapporto con Alfa è davvero ottimo. Hanno ascoltato il master da me prodotto, e sono rimasti subito entusiasti. Non pensavo davvero che il CD uscisse in tempi così veloci. Inoltre Fabrizio Salvatore, produttore Alfa Music, è una bravissima persona che cura le sue produzioni in prima persona. E questo è molto importante, non ti senti mai da solo, di questi tempi è molto raro!!”
Il tuo disco è presente in tutti i principali digital store. Ma qual è il tuo rapporto con il mercato digitale da fruitore/acquirente?
“Niente in contrario per il digital store, fa parte di una evoluzione dei tempi ed è anche ottimo per la diffusione del prodotto in rete. Ma per essere sincero, come fruitore preferisco sempre comprare il vecchio caro cd dove puoi, oltre che avere una migliore qualità audio rispetto ai suoni in mp3 – che davvero a volte riducono la qualità del prodotto in modo quasi sfregiante -, leggere il booklet che contiene, a mio avviso, la storia di quella musica. So quanto ho lavorato e quanto ho faticato per il booklet del mio disco…esprime e racconta qualcosa di tuo, di profondo, di personale…Per me il supporto tradizionale è davvero importante.”
La città in cui vivi, Roma, per il jazz è attualmente ricca di “alti e bassi”: come è la tua esperienza da musicista e da spettatore?
“Roma, città bellissima, ma ultimamente per la musica direi più “bassi” che “alti”. Socialmente è molto difficile incontrare altri musicisti, non ci sono quasi più jam session, per non parlare della qualità dei concerti. Fino a qualche anno fa si potevano ancora ascoltare “concertoni indimenticabili”, di quelli che ti porti dentro e che cambiano il tuo modo di studiare, che ti arricchiscono. Ultimamente è tutto molto calato. E devi un po’ combattere per non farti contagiare da questa pesantezza che c’è in giro.”
Stai già pensando ad un nuovo album o comunque a progetti futuri?
”Looking Ahead” è uscito da poco e portarlo avanti nella promozione è molto impegnativo. Non ho concretamente già in mente un progetto nuovo, ma so che l’uscita di questo primo disco ha creato in me un grande subbuglio e movimento. Mi sento come una pentola in ebollizione.so che dentro di me si sta formando qualcosa, e come ti dicevo, spero al momento giusto esca fuori in una nuova idea, in una nuova ispirazione. Indubbiamente questa esperienza in trio mi è piaciuta molto, è molto affine al mio modo di esprimermi, e chissà, forse vorrò approfondirla. Ma ora è presto per dirlo, lo saprò al momento giusto.
F.G.