Synthetics Trio è il nuovo progetto guidato dal chitarrista e compositore Edoardo Liberati, musicista eclettico animato da una ricerca continua con ispirazioni che partono dal jazz tradizionale sino ad arrivare a quelle vie sonore più contemporanee. Il disco dal titolo Fading Corners, di imminente uscita, verrà presentato in anteprima a Rimessa Fab il 23 maggio con una formazione composta da Andrea Colella al contrabbasso e Riccardo Marchese alla batteria. L’obiettivo principale della band è suonare esclusivamente materiale originale scritto dal leader, con una costante ricerca di momenti di improvvisazione attraverso le strutture dei brani. Ecco il racconto di Edoardo Liberati.
Ciao Edoardo e bentornato su Jazz Agenda, a breve esce il tuo nuovo album, ci vuoi riassumere in breve questo nuovo lavoro?
Ciao e grazie dell’invito! Il 29 uscirà il mio nuovo disco, Fading Corners, in formazione trio (chitarra, contrabbasso, batteria). È un disco a cui tengo moltissimo, frutto di un mio lavoro e sviluppo dal punto di vista compositivo e chitarristico, ma anche collettivo, in quanto risultato di una conoscenza e di un affiatamento reciproco tra noi musicisti del progetto. È un disco con una scaletta a mio parere eterogenea, che punta alla variazione e alla sorpresa, pur mantenendo una linea comune, un ‘fil rouge’ stilistico. Il disco racchiude sette composizioni originali e un arrangiamento, materiale su cui ho lavorato dal 2025 fino a inizio 2026, momento dell’incisione. Ho utilizzato varie chitarre, includendo alcuni brani con la chitarra classica (nylon string), per conferire maggiore varietà al tutto.
Per quanto riguarda il live come sarà organizzato il tuo spettacolo?
Il mio concerto è in genere una presentazione e rivisitazione dei brani che ho scritto nel corso del tempo, attingendo ai precedenti dischi, ma dando ovviamente risalto al lavoro più recente. Tendo a proporre due, tre brani di Turning Point (2024), per lasciare spazio a quasi la totalità del nuovo disco, Fading Corners. Cerco sempre di offrire un concerto energico, che possa divertire e appagare il pubblico, stilando una scaletta sempre nuova, talvolta con decisioni prese sul palco in caso si senta particolare necessità e voglia di suonare un particolare brano piuttosto che un altro.
Rispetto al precedente disco cosa è cambiato in Fading Corners? Qual è stata la tua evoluzione in quest’ultimo periodo?
Fading Corners è un disco che considero sicuramente più maturo rispetto al precedente, con una maggiore attenzione rivolta al jazz, nelle sue forme; questa non è stata una decisione conscia, bensì un naturale sviluppo e conseguenza del lavoro di scrittura. La matrice Rock è meno presente, a mio avviso, o comunque è presente in forma meno evidente. Reputo questo lavoro il miglior disco che ho fatto finora, dal punto di vista di performance singola e collettiva.
Ci sono dei brani a cui sei particolarmente legato che ci vuoi descrivere?
Difficile sceglierne uno, i brani che mi hanno maggiormente colpito sono forse quelli con la chitarra classica (Fading Corners e Sombras Do Fogo), ma anche Future Memories mi ha colpito davvero molto per come è risultata. Ogni brano del disco mi evoca un preciso ricordo, alcuni di questi hanno un significato e un’ispirazione di scrittura ben precisa (Lonely Whale Song, Lost Baggage)
Parliamo della tua musica in generale. Come si è evoluta nel corso degli ultimi anni?
Un tempo tendevo a scrivere in maniera troppo precisa, a prendere troppe decisioni a priori, cosa che inevitabilmente toglieva molto spazio al carattere improvvisativo e alla bellezza di prendere decisioni musicali e interagire in tempo reale, prendendo dei rischi sempre stimolanti in fase di performance. Ora, invece, mi baso su strutture ‘a canovaccio’, dove l’improvvisazione ha quasi sempre grande spazio, sia nell’esposizione dei temi, che ovviamente nella fase solistica. Mi piace sempre, comunque, cercare l’arrangiamento ricercato, ma è una cosa che ricerco sempre meno nell’atto della composizione o nella finalizzazione di un determinato brano.
Riccardo Gola al contrabbasso e Riccardo Marchese alla batteria compongono questo nuovo trio. Cosa ti ha spinto a scegliere loro in questa avventura?
Sono due musicisti che conosco bene, ci siamo infatti conosciuti nel contesto del biennio a Siena Jazz. Riccardo Gola era un musicista la cui attitudine musicale è sempre stata oggetto di interesse, così come Riccardo Marchese. Sono due musicisti con grande sensibilità e con grandi doti espressive, che suonano sempre al servizio della musica, piuttosto che per ricercare muscolarità e virtuosismo. Mi trovo davvero bene con loro, spero che la nostra idea di trio continuerà a lungo, con molti altri dischi ed esperienze da condividere.
