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Un progetto che forse ha come obiettivo quello di indagare sulle nostre origini attraverso la musica, attraverso l’antropologia, attraverso la ricerca del suono. In questo modo potremmo sintetizzare l’essenza di “The Cave: dialogues between echoes of stone”, disco che porta la firma di Marilena Paradisied Ivan Macera. Un live, dunque, registrato presso il Teatro Il Cantiere di Roma e pubblicato grazie al supporto dell’etichetta Silta Records che ha creduto in un progetto visionario e allo stesso tempo indagatore. E sono stati proprio Ivan e Marilena a raccontarci questa nuova avventura che, a quanto pare, sembra averli portati ad un coinvolgimento emotivo molto forte.
Marilena e Ivan, una domanda di rito per cominciare l’intervista: alla base di questo lavoro sembra che ci sia una grossa ricerca che riguarda il suono, gli strumenti e anche la voce. Come avete cominciato, allora, a lavorarci su? Quale è stato il vostro punto di partenza?
Marilena e Ivan: “Si alla base di tutto il progetto c’è una ricerca sul suono, ricerca di un suono puro che noi abbiamo immaginato potesse essere nelle caverne all’epoca del paleolitico. Suono carico di un significato enorme, quasi la vita stessa delle persone, e anche forse una valenza espressiva come di una primordiale esigenza sonora che poi diverrà la prima musica e le prime pitture rupestri. Abbiamo immaginato, filtrato attraverso la nostra fantasia come un “magma sonoro” che poteva esserci allora e che poteva aver ispirato questi primi artisti. Siamo partiti dall’eco, dalle risonanze, studiando l’essenzialità dei rimandi di suono anche in suoni minimali e che sembravano insignificanti, fino alla ricerca di suoni più caratteristici, suoni della pietra, dei rombi rotanti delle conchiglie e dei raschiatori, costruendoli noi stessi e cercando di suonarli cercando di dimenticare qualsiasi conoscenza precostituita sulla musica e sul suono. Anche l’uso della voce in questo contesto non poteva essere contaminata da alcuna conoscenza precostituita. Non volevamo fare un documentario storico sull’era paleolitica, volevamo fare un concerto che riuscisse ad evocare le atmosfere i colori e la magia di una era che rimane ancora oggi molto misteriosa, e che rappresenta la nascita dell’arte per l’arte, caratteristica fondamentale dell’essere umano e che ci distingue dagli animali. Il punto di partenza quindi molto semplicemente è stata questa ispirazione e passione travolgente che poi ci ha guidato nella ricerca.”
E allora perché avete deciso di fare questo viaggio mentale e sonoro che probabilmente vi ha trascinato agli inizi del genere umano?
Marilena e Ivan: “In parte ti abbiamo già risposto. L’unico motivo per cui un artista decide di portare avanti un progetto è l’ispirazione e la passione. Forse volevamo dire qualcosa, tra le righe, non immediatamente tangibile. Forse la dedica era a questa arte pura dei primi artisti, che probabilmente erano donne, che si esprimevano solo per il senso della bellezza, solo per una esigenza di espressione e di creatività. Tutto questo ci aveva affascinato. Il nesso tra pitture rupestri e risonanze, l’importanza degli echi, indubbiamente c’era una ricerca sul suono così antica, così ancestrale. Abbiamo tentato di svilupparla.”

Parliamo forse di un viaggio a ritroso verso la nascita della musica?… E forse verso la nascita del genere umano stesso?
Marilena e Ivan: “Sicuramente si, abbiamo provato a fare questo viaggio nel tempo. Sembra che l’arte rupestre i cui primi ritrovamenti risalgono a 77000 anni fa con i proto disegni di Blombos e la cui esplosione e’ intorno ai 40000 anni fa prima con i Cro Magnon e poi il Sapiens Sapiens, sia esplosa in contemporanea con le prime forme di canto di musica e danza. Sembra che la voce cantata sia venuta molto prima del linguaggio verbale. Si, la nascita del genere umano, hai detto benissimo, questa esplosione di creatività e questa urgenza espressiva e’ stato sicuramente un balzo in avanti nell’evoluzione dell’uomo. Essere umano con la fantasia e con un senso estetico e artistico che appunto diviene una caratteristica esclusivamente umana.”
E visto che la vostra ricerca è cominciata, a quanto pare, dagli studi di Iegor Reznicoff: volevo chiedervi se in questo progetto c’è stato da parte vostra un approccio antropologico anche sulla ricerca musicale…
Marilena e Ivan: “Si gli studi di Reznicoff ci avevano affascinato. Questi aveva misurato la qualità acustica delle grotte dipinte, scoprendo che a maggior risonanza acustica corrispondeva una maggiore concentrazione di pitture. Questo nesso tra suono e immagine ci era sembrato straordinario, appunto come se, senza il suono non ci potesse essere una produzione artistica di immagini. Quindi si certamente da qui e’ partita una ricerca sul “significato del suono” in senso universale, e da qui se vuoi certamente antropologica sul perché poi l’uomo ha avuto l’esigenza di costruire i primi strumenti musicali complessi, come il flautino di ossa di animale. Ma allora l’esigenza espressiva dei primi pittori è anche esigenza di suono dei primi musicisti?? Chi lo sa difficile rispondere…. Ma questa ricerca pervade un po’ tutto l’album, è il filo conduttore di tutta la registrazione.”
Cosa vi ha lasciato questo lavoro? Quali sono le sensazioni che vi portate dietro dopo esservi cimentati con un lavoro particolare come questo?
Marilena e Ivan: “Indubbiamente ci sentiamo arricchiti da una esperienza come questa. Il dimenticare tutto ciò che avevamo “imparato” sulla musica, e andare a cercare qualcosa di profondo dentro di noi ci ha costretti a metterci in discussione e anche a migliorare sia come musicisti ma anche come persone. Ed essendo musica completamente improvvisata abbiamo dovuto raffinare il nostro ascolto fino all’inverosimile cercando di percepire suoni e sfumature a cui normalmente non si da’ importanza. Devo dire è migliorato moltissimo anche il nostro orecchio e la capacità di interagire nell’improvvisazione.”
E visto il successo di critica che ha riscosso questo progetto, ci potrebbe essere in futuro un’evoluzione in un altro disco oppure in un altro spettacolo?
Marilena e Ivan: “Be’ diciamo che THE CAVE e’ in continua evoluzione, ci siamo accorti che la ricerca sta evolvendo, che lo stiamo suonando ogni volta in maniera diversa più completa, più ricca, quindi, chissà! Forse è esso stesso sempre diverso!!!”
E allora vi faccio un in bocca al lupo per il futuro e spero di venire a vedere presto un vostro spettacolo….
Marilena e Ivan: “Ti ringraziamo tantissimo per le bellissime domande ricche di spunti e ti invitiamo alla presentazione ufficiale del progetto a Roma, Auditorium Parco della Musica il 18 gennaio 2014!!! grazie e a presto!!”
Carlo Cammarella