Il jazz e il cantautorato si fondono si fondono nell’ultimo disco della cantante Lucia Dall’Olio intitolato Soste di Venere e recentemente pubblicato dall’etichetta Emme Record Labal. Un album che racconta frammenti di vita e storie che spaziano tra astrologia e romanticismo che approfondiscono temi come l’amore e la sensualità. Filo conduttore è la voce incantatrice di una artista che trova nell’ukulele il suo strumento ideale per creare suggestioni. A parlarci di questo albume è Lucia Dall’Olio in persona.

Per cominciare l’intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

Soste di Venere è un disco spontaneo, nato dalla necessità di raccontare ciò che mi accadeva e per superare una storia d’amore finita male. Parole e musica sono uscite quasi senza che me ne accorgessi. In questo disco i temi principali sono l’amore e l’astrologia, una materia che accompagna da sempre la mia lettura delle relazioni. 

Soste di Venere è il titolo del disco, cosa rappresenta per te? Ha un significato particolare?

Soste di Venere è un gioco di parole che ho scelto per esprimere il concetto dell’album. In gergo astrologico si dice che un pianeta sosta nel momento in cui smette di girare in maniera lineare intorno allo zodiaco; da qui ho voluto usare questa immagine per indicare le mie soste d’amore, fermarmi ad osservarle e raccontarle.

Ci sono dei brani a cui sei affezionata particolarmente? Ce ne vuoi descrivere qualcuno in particolare?

Elena è una canzone che mi fa sognare ogni volta. Questa sosta di Venere è stata estremamente romantica e vitale per capire alcune cose. Non so se fosse deformazione professionale (lei lavora nel cinema) ma ogni appuntamento con questa ragazza è stato magico, ogni volta che ci vedevamo sembrava di essere in un film e infatti scrivere il testo è stato molto semplice, a volte basta rimanere sui fatti.

Perché la scelta dell’ukulele? È uno strumento che sentivi era giusto per la tua musica?

L’ukulele si è trovato nel posto giusto (sul il mio divano in cucina) e al momento giusto (nelle sere in cui riflettevo sulle mie vicende personali), doveva essere lui con la sua intimità e dolcezza ad accompagnare queste mie confessioni intime. Le cose del cuore hanno bisogno di delicatezza e lui sa esserlo.

I testi sono ironici e raccontano storie vere. Ci vuoi raccontare di cosa parlano le tue canzoni e quali sono state le tue fonti di ispirazione principali?

Da sempre studio molta musica brasiliana e credo si senta, negli ultimi anni ho iniziato ad avvicinarmi al cantautorato passando per Battisti, Dalla, Bersani ma anche Marco Castello, del quale mi sono innamorata al primo ascolto.

Ci vuoi parlare anche dei musicisti che hanno partecipato alla realizzazione del disco? Quali sono state le motivazioni di questa scelta?

Conosco questi musicisti da anni e ho già collaborato con loro in altri progetti, con Gianluca Lione ho pubblicato un primo disco di musica originale con il gruppo Noctua e con Margherita Parenti ho suonato in concerto in diverse occasioni. Per il modo di suonare e l’attenzione che ho visto già dalle prime prove ho capito che erano le persone giuste da coinvolgere.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

I brani contenuti nell’EP sono 6 ma in totale nell’ultimo anno ne ho scritti più o meno 16. Prossimamente conto di pubblicare un secondo album con qualcuna delle canzoni inedite che ho composto sempre con l’ukulele, attualmente sto riflettendo sugli arrangiamenti e la sonorità da dare a questa nuova raccolta.

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