Si intitola Ego Timng l’album d’esordio di Davide Intini realizzato insieme a Diego Albini al pianoforte, Enrico Palmieri al contrabbasso e Alfonso Donadio alla batteria. Un debutto discografico che mette in luce l’eterogeneità di esperienze del leader, offrendo all’ascoltatore un album composto da brani originali che vivono organicamente insieme, anche se ognuno di loro è in possesso di propri colori e propria personalità. Davide Intini racconta a Jazz Agenda questa nuova avventura.

Per cominciare l’intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

“Ego Taming è la presentazione del mio percorso musicale, un viaggio iniziato quando da giovane mi innamorai del timbro del sassofono. Questa fortissima passione ha funzionato da guida nella mia formazione sia come artista,che come persona; il mio costante desiderio di migliorare musicalmente mi ha portato a vivere esperienze uniche e a scoprire il mondoL’esigenza di musica e di scoprire il linguaggio del Jazz mi hanno accompagnato dall’Italia alla Spagna fino a New York, portandomi ad essere da appassionato studente a consapevole professionista, facendo la compiuta scelta di dedicare la mia vita alla musica Jazz.”

Raccontaci adesso la tua storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

Da sempre sono appassionato di composizione e arrangiamento, e dire che le circostanze della vita mi hanno naturalmente portato a formare questo gruppo. Infatti, nei due anni precedenti alla pandemia, ho lavorato come direttore musicale su navi da crociera in giro per il mondo; quando è arrivato il Covid, la mia personale maniera di affrontare le problematiche ad esso connesse e le varie quarantene è stata di sedermi al pianoforte e scrivere nuove composizioni, fra cui quelle che fanno parte del disco “Ego Taming”. Una volta allentate le restrizioni, con la possibilità di vedersi di nuovo con altre persone per suonare insieme, ho scelto quei musicisti che potessero a mio avviso rendere realtà quella che era la mia visione artistica. Sono convinto che la scelta si sia rivelata corretta, infatti la spiccata sensibilità musicale dei giovani talenti che mi affiancano, rende molto facile esprimere la personalità delle mie composizioni e le emozioni che cerco di esprimere attraverso di esse.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

Questo è senza dubbio un punto di partenza, sia per il quartetto come gruppo, che per me come musicista.A livello di band, stiamo già provando nuovi brani e cercando ulteriori sonorità che ci possano contraddistinguere sempre di più nel panorama jazzistico Italiano. Personalmente, il processo di registrazione del mio primo disco è stata un’esperienza meravigliosa ed altamente formativa, che mi ha stimolato tantissimo; nei prossimi mesi ho l’intenzione di produrre altri lavori discografici con altri ensemble e formazioni. Il mio sogno è quello di registrare i miei arrangiamenti per Big Band. Per la mia tesi di diploma presso il Conservatorio di Milano misi in piedi una orchestra intera, e registrare un disco con la stessa sarebbe un’ottima scusa per rivivere l’emozione di sentire suonati i miei arrangiamenti da una formazione così estesa.

Se parliamo dei tuoi riferimenti musicali cosa ti viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

La lista di riferimenti musicali sarebbe lunghissima, ma non posso non citare John Coltrane e Sonny Rollins, i miei due fari ed idoli musicali.E poi Llibert Fortuny, che è stato mio insegnante a Barcellona, dove ho vissuto per tre anni, e che mi ha trasmesso la passione per il migliorarsi ed il valore della disciplina nello studio.A livello compositivo l’esempio che cerco idealmente di seguire è quello di Wayne Shorter, ma le mie influenze personali spaziano anche al di fuori del mondo del jazz. Sono grande amante da sempre dei Beatles, della musica Funk e della musica popolare, in particolare quella Ungherese, terra di origine di mia madre. Mi auguro che questa eterogeneità di influenze sia riconoscibile nella mia proposta musicale.

Come vedi il tuo progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla tua musica?

Le evoluzioni musicali saranno sicuramente strettamente legate con il lavoro di composizione e con il continuo affinarsi del nostro interplay.Sono già motivato a preparare il nostro secondo lavoro discografico, nel quale mi piacerebbe poter ospitare qualche artista affermato.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Stiamo organizzando il tour di presentazione del disco, sia in Italia che nel resto d’Europa; abbiamo infatti già in programma dei concerti in Germania per l’anno prossimo. Una volta che il tour sarà definito, potrete trovare tutte le date sul mio sito personale www.davideintini.com

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