Il jazz e il funk si fondono con il jazz, il rock e la world music nell’ultimo disco del bassista Fabio Di Tanno intitolato Journey ti Rhodos uscito il 24 per l’etichetta Wov Records. L’album è ricco di contaminazioni e descrive un viaggio che parte dalla nostra penisola e si rivolge a est verso l’isola di Rodi dove suoni e culture si fondono in un linguaggio fatto di commistioni. La formazione che ha preso parte alla realizzazione di questo disco è completata da Tommaso Iacoviello alla tromba e flicorno, Francesco Felici al sax tenore, Nicola Tontoli al piano & tastiere, Pietro Borsò alle percussioni e Angelo Carmignani alla batteria. È Fabio di Tanno a parlarci di questa nuova avventura.
Per cominciare l’intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?
Journey to Rhodos è un viaggio attraverso il Mediterraneo, verso est dove nasce il Sole. Rodi, famosa nell’antichità per il colosso, statua dedicata ad Elio, è solo la metafora di un punto di incontro e contaminazione di cultura tra occidente ed oriente. Questo per me a livello musicale rappresenta questo disco.
Questo disco inoltre rappresenta un viaggio verso l’Oriente. Quali sono i suoni che hai esplorato e che ti hanno condotto verso Rodi?
La potenza evocativa del suono è tutto, è importantissima, rispetto ai lavori precedenti ho infatti introdotto delle percussioni e dei suoni molto etnici grazie a Pietro Borsò, ma il vero viaggio a oriente per me è stata la scoperta e la rielaborazione di tempi dispari che non sono usuali nella nostra cultura musicale.
Quali sono state invece le tue principali fonti di ispirazione?
L’ascolto è sicuramente una fonte d’ispirazione grande, anche i viaggi lo sono e gli incontri. Quando arrivi in un posto senti l’aria, vedi la luce e magari per strada senti suonare cose tradizionali e ti fermi ad ascoltare. Una menzione speciale per i tempi dispari, diciamo, va al mio amico chitarrista Daniele Morelli (nel disco c’è anche un suo brano, Flor del Desierto)!
Ci vuoi parlare anche dei musicisti che hanno partecipato alla realizzazione del disco? Quali sono state le motivazioni di questa scelta?
Tommaso, Francesco, Nicola, Pietro ed Angelo, i musicisti che ho coinvolto in questo progetto sono persone con cui ormai collaboro da anni fanno parte della mia musica. Hanno contribuito in maniera fondamentale alle mie composizioni, dandogli corpo e anima e migliorandole grazie al loro punto di vista. Oltre ad essere degli eccellenti musicisti e grandi interpreti con loro c’è anche un legame più umano sulle cose in generale, diciamo, che ci ha fatto condividere la musica più profondamente. Oltre tutto sono anche dei bei stacanovisti, si sono sparati un bel numero di prove per far fruttare al meglio i brani del disco.
Raccontaci anche la storia di questo disco: come è nato, come si è evoluto nel tempo e soprattutto come è nato il concept del viaggio?
Dopo una parentesi di un bel po’ di anni, in cui sono stato soprattutto sideman (per esempio con l’Andrea Garibaldi trio e quartetto) ho sentito il richiamo alla mia musica. Avevo fatto un disco a mio nome nel 2007 (One Changes Bass) avevo poi portato avanti un gruppo che si chiamava John LaForges tra il 2012 e il 2016 (C. Stocchetti), R. Molesti, A. Criscino, M. D’Ignazi) dove ero il 50% della musica dal punto di vista di scrittura poi nulla. Dal 2023 ho ricominciato a scrivere diversi brani e nel Novembre del 2024 ho pubblicato per la WOW RECORDS il disco SQUARE THE CIRCLE e poi quest’anno sempre per la stessa etichetta JOURNEY TO RHODOS.
Se parliamo dei tuoi riferimenti musicali cosa ti viene in mente? Ci sono degli artisti noti o anche meno noti che per te sono stati davvero importanti?
Eh…veramente domandone. Musica classica e jazz, mi piacciono entrambe dalle sfumature tradizionali a quelle sperimentali ed avanguardistiche. Mi piace il rock, prog soprattutto, pop, funk, soul, acid jazz e raggae, musica sud americana e caraibica, musica da film. Butto un pò di nomi dal mucchio: Bach, Mozart, Beethoven, Mussosky, Davis, Coltrane, Bill Evans Trio, Wayne Shorter, Wilson Picket, Otis Redding, James Brown, Micheal Jackson, Wheater Report, Brand X, Genesis, Incognito, Jamiroquai, Alpha Blondie, A.C. Jobim, Caetano Veloso, Ennio Morricone, Franco Micalizzi.
Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?
Per il futuro penso che continuerò a scrivere. A dire il vero ho degli altri brani, ma molti sono allo stato embrionale e ci vorrà del tempo per sgrezzarli, continuerò a lavorarci e magari saranno pronti per il prossimo anno, non saprei, ora come ora non ho fretta di finirli. Invece penso che tornerò un po’ a lavorare come sideman, come bassista.
