Pubblicato dall’etichetta Filibusta Records, Love è l’album d’esordio degli Orange Mun. Un album onirico dove jazz ed elettronica si fondono con un sound moderno che sfugge da ogni tipo di classificazione. La band è nata in Sicilia ed è formata da Martina Gurrieri ed Emilio Longombardo. Sono proprio loro a raccontarci questo progetto.

Visto che parliamo del vostro disco d’esordio volevamo cominciare l’intervista dal nome della band. Orange Mun, ha un significato particolare per voi?

L’arancione è un colore che ci piace molto, è caldo, moderno ed è il colore delle copertine di alcuni dischi che amiamo: Channel Orange di Frank Ocean, Live At The Half Note di Coltrane. Inoltre, quando è vicina all’orizzonte, la luna sembra più grande e a volte si tinge di arancio; è una cosa che ci ha sempre colpiti. Abbiamo passato delle notti indimenticabili in spiaggia a vedere tramontare una grande luna arancione…

Raccontateci adesso la vostra storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

È nato tutto circa cinque anni fa, con un progetto nato dopo una jam session, più orientato sul soul con un po’ di jazz e un po’ di elettronica in mezzo. Negli anni (soprattutto negli ultimi due) è diventato più “scuro”, più deep.

Siete nati a cresciuti in Sicilia, quanto ha influito la vostra ‘terra’ nelle composizioni e soprattutto nella scrittura dei testi?

Ha influito parecchio. Spesso nei testi si parla di aerei che tornano e partono, di albe e tramonti, ovviamente visti da qui. La canzone intitolata “S” è stata chiamata così proprio in onore della nostra terra, che amiamo e odiamo. In origine si intitolava “Land Of Fire”. E il “fuoco” del titolo aveva molteplici significati.

Se parliamo della scena musicale siciliana cosa ci raccontate? E soprattutto uno stile musicale come il vostro trova modo di esprimersi in questi luoghi?

Ci sono palchi e festival molto belli, anche se la scena musicale è polarizzata soprattutto in alcune grandi città (ma c’è roba interessante anche nei centri più piccoli). C’è un bel po’ di jazz. L’elettronica è ancora più presente, ma se ne conoscono meno i meccanismi: ad esempio noi spesso veniamo scambiati per dj.

Viste le contaminazioni presenti in questo disco che spazia tra diversi linguaggi, quali sono i vostri riferimenti musicali?

Tra quelli più immediati diremmo Thom Yorke, Jeff Mills, l’house più deep. Tuttavia il nostro modo di registrare è molto jazz, i pezzi sono in larghissima parte improvvisati, siamo entrati in studio di mattina e la sera stessa ne siamo usciti con il disco. Abbiamo aggiunto giusto un paio di bassi e qualche voce di contorno in post produzione, dato che siamo solo in due. Per il resto è tutto suonato come se fosse un concerto live.

Come vedete il vostro progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla vostra musica e soprattutto cosa vi aspettate?

Siamo in continua ricerca, vogliamo uscire dalla nostra “zona di comfort”. L’elettronica bilancia il jazz che suoniamo in giro con altre formazioni e in altri album di imminente uscita. Facciamo elettronica, ma le nostre non sono “tracce”, sono vere e proprie canzoni. C’è la cassa in quattro, ma c’è anche il beat molto più astratto (vedi Future, All Over You e Innocent). C’è una canzone nella quale il testo è composto da una sola parola (One More Sunrise), C’è anche una canzone nella quale vi è un canto che non fa nemmeno uso di parole (Healing). Continueremo ad andare avanti e a sperimentare, vogliamo sorprenderci, ci annoiamo spesso, vediamo cosa succede.

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: avete qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

Tra le altre cose abbiamo in programma un concerto nella bellissima isola di Lipari, non vediamo l’ora. Stiamo pensando di rientrare in studio a ottobre o a novembre, quando avremo messo a fuoco e sviluppato un paio di cosette interessanti.

Categories:

Tags: