Pubblicato dall’etichetta Alfa Music, My sixties in jazz il nuovo disco di Nicola Mingo che attraverso un gioco di parole rappresenta un omaggio ai 60 anni dell’autore e anche agli anni ‘60 che hanno prodotto fenomeni musicali come l’hard bop, Art Blakey and Jazz Messengers e tutte le derivazioni chitarristiche come Grant Green, Wes Montgomery, Kenny Burrell, Barney Kessel, Tal Farlow, Joe Pass, Pat Martino, George Benson. Un contributo personale, moderno e innovativo al linguaggio del bebop e al suo fraseggio, nato con Charlie Parker e Dizzie Gillespie e ulteriormente sviluppatosi in una continua evoluzione fino ad approdare alla nostra contemporaneità. Completano la band Pietro Iodice alla batteria, Pietro Ciancaglini al contrabbasso ed il giovane e talentuoso Francesco Marziani al piano. Ecco il racconto di Nicola Mingo a Jazz Agenda.

Per cominciare l’intervista parliamo subito del disco: ti va di descriverlo brevemente ai lettori di Jazz Agenda?

“My Sixties in Jazz, il mio nuovo lavoro discografico uscito a Novembre 2023 per Alfa Music, rappresenta in pieno lo stato attuale della mia musica e, in particolare, come si evince dal titolo, i miei 60 anni di Jazz e il mio intero percorso musicale, iniziato molto presto, a soli 6 anni; la musica, infatti, è cresciuta insieme a me e, allo stato attuale, con 54 anni di musica sulle spalle, mi dà una forza incredibile, soprattutto perché l’ispirazione mi nasce in modo spontaneo e questa è la cosa più bella che possa accadere ad un musicista che pratica da tanti anni.

In sintesi il jazz è proprio il leit motif della mia scelta musicale e il gioco di parole “Sixties in Jazz” rappresenta in parallelo i miei sessant’anni e gli anni ‘60 del jazz, i fasti dell’hard bop di Art Blakey and Jazz Messengers, Clifford Brown, Lee Morgan, Freddie Hubbard e, chitarristicamente parlando, Wes Montgomery, Joe Pass, Barney Kessell, Tal Farlow, Kenny Burrell, Grant Green, Pat Martino, George Benson.

In questo disco ho messo un po’ tutta la mia esperienza, filtrata attraverso il mio modo di vedere il jazz, un modo personale, che, nel corso degli anni, mi ha consentito di sviluppare  una mia ‘cifra Stilistica’, seppur ispirandomi ai grandi solisti del passato con tanti riferimenti non solo chitarristici ma che prendono spunto da solisti di tromba, sassofono, pianoforte, contrabbasso, batteria e tutto quello che riguarda il linguaggio del bebop, dell’hard bop e del jazz.”

Raccontaci adesso la tua storia: come è nato questo progetto e come si è evoluto nel tempo?

La mia storia musicale parte da quando avevo solo 6 anni e prosegue ancor oggi con grande entusiasmo e determinazione. Ho iniziato molto presto a suonare nel 1970 e, dopo gli studi classici con maestri storici del conservatorio di San Pietro a Maiella (De Sanctis, Combattente, Di Sandro), è cominciata la mia carriera jazzistica; dal 1985 fino a oggi quasi 40 anni di concerti in giro per i migliori festival e jazz club d’Italia e internazionali come Umbria Jazz, Jazz e Image, Blue Note Milano, Auditorium parco della Musica, Casa del Jazz e tanti altri. Ho pubblicato 9 dischi da leader con importanti case discografiche come Beat Records, Red Records, Philology, Rai Trade, Universal Music Emarcy Jazz e Alfa Music, la mia attuale casa discografica, e 10 da sideman, più svariate compilation e un Dvd didattico sullo stile di Wes Montgomery pubblicato da Carish e dedicato allo stile chitarristico del mio più grande ispiratore musicale.

Questo progetto nasce con la volontà di fare un po’ il punto della situazione sulla mia ispirazione musicale maturata e ulteriormente sviluppatasi nei tre anni di pandemia, in cui  ho composto otto brani originali: BOPPING (Boppando in 32 Bars forma tipica dell’Hard Bop); FLYING che nella struttura prende spunto da Woody’n you di Dizzy Gillespie e Oblivion di Bud Powell ma ha una forte connotazione melodica soprattutto nel Bridge ed è una struttura più complessa con AABA di (12 12 16 12 ); BACHIAN BLUES un omaggio al Sommo John Sebastian Bach in blues perché ritengo ci sia un fortissimo legame tra il fraseggio di Bach (quello del Clavicembalo ben temperato per intenderci) e quello  di Charlie Parker soprattutto nei Minor Blues; D MODERN BLUES, un omaggio a Wes Montgomery parafrasando il suo D NATURAL BLUES su The Incredible Jazz Guitar; DOG SONG dedicato al mio cane in chiaro stile bebop con un tema che in concerto eseguo in guitar- scat vocal; L’ALBA DALLA NOTTE è un brano molto melodico che ho scritto nel ‘91 ma perfettamente coerente con tutto il progetto; NEAPOLITAN BLUES rappresenta il connubio tra la melodia napoletana ed il ritmo del blues (come già aveva fatto il mitico Pino Daniele) in una  forma, però, molto hard bop e dal sound tipicamente Blue Note; MY GUITAR SOLO un brano polifonico dove si intrecciano le tre voci di canto, basso e armonia nello stile chitarristico di Joe Pass, producendo un effetto di tipo orchestrale. Accanto a i miei brani originali ho inserito quattro standard che sono degli omaggi a grandi solisti del bop e dell’hard bop. Tra questi ci sono Two of a Kind di Terence Blanchard con un tema fantastico, vero e proprio manifesto di Art Blakey e dei Jazz Messengers nelle ultime performance di Art Blakey; One by One, capolavoro di Wayne Shorter in un arrangiamento più personale e chitarristico; Confirmation, uno dei brani più rappresentativi dell’opera di Charlie Parker in una rivisitazione moderna; This Masquerade, scritto da George Russell e portato al successo da George Benson, riarrangiato in una versione più personale.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

“Devo dire che sono fiero di aver realizzato questo progetto con tre grandissimi musicisti e amici come Pietro Ciancaglini al contrabbasso (a mio parere uno dei migliori contrabbassisti al mondo), Francesco Marziani (un gran talento, non solo per il Jazz ma per tutta la musica) al piano e Pietro Iodice (una macchina del ritmo di una precisione svizzera, un metronomo vivente) alla batteria. Sono anche fiero di aver magnificamente registrato tutto il lavoro discografico in soli due giorni negli studi di AlfaMusic di Alessandro Guardia e Fabrizio Salvatore, rispettivamente ingegnere del suono e produttore dell’Alfa Music, la mia casa discografica, una delle più attente al Jazz Italiano; devo ringraziare l’Alfa Music per la perfetta riuscita del disco curato minuziosamente in ogni particolare con copertina e booklet realizzati dalla grafica Nerina Fernandez con foto di Riccardo Romagnoli e cd masterizzato da Alessandro Guardia, e Anita Pusceddu e Monika Pietruszewska per la promozione ed Eugenio Rubei dell’Alexanderplatz per la realizzazione di teaser e foto e soprattutto il musicologo Maurizio Franco per le sue preziose liner notes. Partendo da questi presupposti così forti e solidi, abbiamo già ricevuto grandi consensi di critica e pubblico durante i concerti di presentazione del progetto avvenuti alla Casa del Jazz di Roma, alla Mondadori di Napoli e alla Ztl di Napoli ed a radio Vaticana nella trasmissione L’arpeggio di Luigi Picardi. Sicuramente questo rappresenta un punto di partenza per portare in giro, soprattutto nei clubs e nei jazz festivals, il progetto “My Sixties in Jazz.”

Se parliamo dei tuoi riferimenti musicali cosa ti viene in mente? Ci sono degli artisti, noti o anche meno noti, che per te sono stati davvero importanti?

“Tantissimi artisti. Se partiamo dal concetto che per suonare Jazz ed in particolare Bebop devi metabolizzare un linguaggio e un fraseggio per poi rielaborarlo e creare il tuo stile, allora mi vengono sicuramente in mente i nomi di Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Clifford Brown, Horace Silver, Lee Morgan, Freddie Hubbard, Cannonbal Adderly, Art Blakey, Oscar Peterson. Questi sono solo alcuni nomi ma la lista di quelli che ascolto ancor oggi e da cui traggo ispirazione per il mio fraseggio è infinita; essendo chitarrista però ti posso dire che molto devo a Wes Montgomery, George Benson, Pat Martini e Joe Pass.”

Come vedi il tuo progetto nel futuro? In sintesi quali potrebbero essere le evoluzioni legate alla tua musica?

“Stiamo procedendo in modo concreto nella promozione di “My Sixties in Jazz” ed abbiamo già avuto recensioni entusiastiche da riviste ufficiali come Guitar Club, Jazzit e web magazine, come Doppio Jazz eccetera, e cerchiamo di fare una promozione che abbia un certo valore dal punto di vista qualitativo (Casa Del Jazz Roma, Ztl Napoli) suonando nei contesti dove ci sono gli addetti ai lavori, gli appassionati e dove ci sia un feedback di quello che facciamo e di cui restano testimonianze sui social, dove sono molto presente, come youtube, facebook, instagram e quant’altro. My Sixties in Jazz è uscito a novembre 2023 e quindi è un prodotto nuovo e freschissimo col quale mi auguro di fare tanti concerti e  presentarlo nei migliori festival Jazz Italiani e internazionali con questa super band: Nicola Mingo 4et (Mingo-Ciancaglini- Marziani- Iodice).”

Chiudiamo con un ulteriore sguardo al futuro: hai qualche concerto in cantiere o qualche nuova registrazione da portare avanti?

“Sì, quello che mi auguro è di far ascoltare il nostro progetto, non solo agli addetti ai lavori, già di per sé ferrati nel jazz, ma soprattutto al pubblico, perché credo sia importante arrivare alla gente per comunicare  e far sentire il proprio messaggio musicale attraverso l’opera che rappresenta in pieno l’artista ed è ciò che resterà nel tempo. Ringrazio Carlo Cammarella e Jazz Agenda per questa intervista e vi aspetto tutti ai prossimi Live con “My Sixties in Jazz” e come sempre All the Best!!!”

 

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