A circa otto mesi dall’uscita dell’ultimo disco Floating, Annalisa de Feo è impegnata a promuovere il suo Dos Duo Onirico Sonoro in giro per l’Italia. Un progetto trasversale, che soprattutto in questo ultimo album sfugge ad ogni tipo di classificazione, contaminato da tanti linguaggi ed elementi espressivi diversi. Dall’inizio di questa avventura, di cui abbiamo parlato a più riprese, le evoluzioni e le trasformazioni sono state tante e hanno sempre seguito una linea ben precisa che ha portato a una maturità artistica ormai ben delineata. Ne parliamo con Annalisa De Feo che ci racconta anche le sue date del tour.  

Per cominciare, visto che siamo in piena estate parliamo dei concerti. Vuoi raccontarci quali saranno i prossimi appuntamenti e soprattutto come si svolge un tuo spettacolo?

Si volentieri: io e Livia De Romanis saremo il prossimo 19 luglio al Kilowatt Festival di S. Sepolcro, il 31 agosto al Miniere Sonore Festival di Oristano, il 14 settembre per InSania Festival a Cori, il 21 settembre a Milano alla Corte dei Miracoli e poi da Ottobre inizieranno le date autunnali  menzionando con largo anticipo il 26 novembre alla Casa del Jazz di Roma.

Solitamente come prepari un concerto? Gli spettacoli sono gli uni diversi dagli altri oppure c’è un minimo comun denominatore?

Ho strutturato il live, in sintonia con il concept del disco, appunto Floating, come se fosse un unico flusso sonoro in continuo  mutamento. È un flusso che entra in punta di piedi per poi scorrere e scivolare prorompente verso un terreno che si fa sempre più impervio e imprevedibile in un’alternanza di acustico ed elettronico, vocale e strumentale. Si giunge al suo punto di arrivo con l’ultimo brano in scaletta “A bird in flight” uno dei miei brani preferiti, quasi a voler intendere una non fine, una sospensione, un’apertura, proprio come un uccello che spicca il volo.

Ora che sto presentando Floating il live mantiene quasi sempre la stessa forma, proprio per coerenza nei confronti del disco. Ad ogni modo ci possono essere delle variazioni dettate dalle contingenze per cui, se in corso d’opera si sente che la situazione lo permette, capita di lasciarsi andare di più ai momenti improvvisativi.

Floating il tuo ultimo disco ed è uscito a novembre del 2023. Come si sta evolvendo il progetto Dos e soprattutto cosa è cambiato dai precedenti lavori?

Sì, Floating ha circa otto mesi e sono molto felice del feedback che ha ricevuto e continua a ricevere sia da parte della critica che del  pubblico, ma è incredibile e per certi versi destabilizzante: quando si porta a termine un lavoro si ha già altro in testa. Al momento Dos si sta aprendo a nuove collaborazioni (di cui parleremo più in là) e rispetto ai dischi precedenti, questo ultimo lavoro presenta un cambiamento sostanziale nell’organico e nella scrittura. Sul piano concettuale, se da una parte mantiene l’idea del sogno, dall’altra accentua l’elemento della duplicità a più livelli: nel gioco acustico – elettronico,  classico – sperimentale, forma – non forma, conscio – inconscio, luce – ombra.

Sono tanti i linguaggi che potremmo trovare in Floating. Ci interessa sapere anche il tuo legame con il jazz e cosa ti affascina di questa musica…

Con il Jazz ho più un legame affettivo – emotivo direi, che non strutturale: è da quando sono adolescente che  ho sempre unito agli ascolti più classici (e non) anche quelli jazz. Era qualcosa di cui avevo bisogno! In casa giravano parecchi dischi jazz. Tra i miei preferiti pianisti e trombettisti; solo per citarne qualcuno tra i più signifiativi per me: Chet Baker, Art Tatum, Bill Evans, Miles Davis, Egberto Gismonti, Chick Corea, Luca Flores.

Un disco per una band o per un artista può sintetizzare diverse cose: una fotografia del momento, un punto di arrivo o di partenza: per te cosa rappresenta?

Con Floating  sento di essermi spinta ancora più in là, sia nell’idea che ha dato origine al tutto, sia nella sua realizzazione; è stato come realizzare un piccolo grande sogno, per questo rappresenta senza dubbio un traguardo per me.

Ci vuoi raccontare il tuo percorso musicale tenendo presente soprattutto gli ultimi anni? Che tipo di studio musicale hai condotto?

Dunque, per citare esclusivamente il percorso di studi, mi sono diplomata in pianoforte all’età di 22 anni al Conservatorio O. Respighi di Latina, qualche anno dopo in Musica da Camera presso la prestigiosa Accademia Pianistica di Imola e quasi contemporaneamente  ho conseguito la laurea in D.a.m.s. con una tesi in Estetica e Filosofia della Musica sul compositore postavanguardista Paolo Castaldi.

Dos è un progetto sempre in evoluzione che nel corso del tempo si è evoluto mantenendo comunque una sua identità. Stai già pensando a un nuovo progetto discografico?

Come fai a saperlo? (ride)

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